venerdì 21 marzo 2014

Serata fuori

- Allora, birretta con gli amici stasera?
- Volentieri! Non facciamo troppo tardi però, domani si lavora...
- Tranquilla, ci vediamo alle 21, al massimo entro le 23 siamo a casa!
E così fu che ci ritrovammo a #birreria con gli amici. E mal ce ne incolse.

Siccome sono abitudinaria e timida, mi piace frequentare sempre gli stessi posti. La familiarità mi rassicura. Sogno di trovare, ad esempio, la "mia" boutique con commesse che mi conoscono per nome e sono pronte a consigliarmi e propormi abiti, scarpe e accessori di mio gusto.
La "mia" libreria sarebbe il paradiso.

#birreria aveva tutto il potenziale per diventare il "mio" locale; in primo luogo serve la mia birra preferita, poi è un ambiente caldo e informale, pavimenti di pietra e tavoli e sedie di legno, salette non enormi ma nemmeno minuscole.

Ieri siamo entrati, come da programma, alle 21.15 circa e abbiamo ordinato. Birra, ovviamente, un paio di piadine, un paio di bruschette e qualche panzerotto, specialità della casa. Dopo una decina di minuti sono arrivate le birre che abbiamo iniziato prudentemente a centellinare, essendo a stomaco vuoto, in attesa delle vivande.

La conversazione era tranquilla e allegra come di norma tra amici che si conoscono bene, e ci ha tenuti piacevolmente impegnati per un'oretta. Ma a quel punto è stato impossibile ignorare il brontolio dei nostri stomaci e ci siamo dovuti rendere conto che delle nostre ordinazioni non si vedeva traccia.

Ancora più preoccupante, nessuno dei tavoli intorno a noi aveva ricevuto alcunché.
Rimarchevole eccezione, un paio di gruppi capeggiati da presunti "VIP" del paesello.
Uhm.

Già di norma ho poca comprensione per l'inefficienza altrui, la disparità di trattamento poi ha aggiunto benzina al fuoco e ho cominciato a guardarmi in giro per cercare di attirare l'attenzione di qualche cameriere. Macché: camerieri dispersi in guerra pure loro. E sì che il locale era affollato, ma non certo pienissimo!
Amico_M, volonterosamente, si è diretto al bar per chiedere notizie del nostro cibo: gli hanno detto "un paio di minuti e vi facciamo sapere quando sarà pronto".
Eh?

Essendo per miracolo ricomparsa la nostra cameriera (non sono fisionomista, ma mi pareva proprio quella che un'ora e mezza prima era venuta a prendere le ordinazioni), l'amore mio - che in certi casi è addirittura meno tollerante di me - le ha signorilmente detto: "Senti, non vogliamo fare alcuna polemica: portaci il conto."
Avevamo sul tavolo i nostri bicchieri, ancora pieni a metà di birra ormai calda e insipida.

Abbiamo pagato - perché sì, hanno avuto il coraggio di farci pagare il conto: questi sì che sono imprenditori! - e ci siamo diretti verso altri e più promettenti lidi. Ormai si erano fatte le 22.40.
E come eloquentemente ha commentato amico_D su Facebook, poi dice che c'è la crisi.

2 commenti:

  1. Spero quantomeno che non abbiate pagato il cibo che NON avevate consumato...
    Dopo un'ora, già la risposta "Due minuti e vi porto tutto" avrebbe avuto il retrogusto della presa per il culo ma almeno si sarebbero dati da fare; la risposta che avete ottenuto voi ha dell'incredibile "Due minuti e vi faccio sapere quando sono pronte"?? Dopo un'ora e passa?
    Stavano andando a macellare il maiale per mettervi il prosciutto nelle piadine?
    Perchè solo quella sarebbe potuta essere l'unica ipotesi accettabile.

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    1. Col cavolo gli avrei pagato quello che non era arrivato! Già così mi hanno tenuto a stento dal fare una piazzata.
      Non solo non ci rivedranno mai più, ma ci stiamo facendo un dovere nel spiattellare la storia a destra e a manca.

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