Colte al volo

- E tu, sei fidanzata?
- Io sono sempre single d'estate, ricordati!

Avrei voluto dirlo io!

Ai clandestini colpevoli di essere uomini e donne in cerca di dignità e agli Italiani e Italiane che hanno ancora il senso del diritto, diciamo due cose: noi speriamo che muoiano presto coloro che li perseguitano e da parte nostra combatteremo questa ignominia di cui proviamo vergogna e che disprezziamo come disprezziamo coloro che l’hanno votata.
don Paolo Farinella, Genova
(la versione integrale è qui)

Airport 2009

Ammetto che, se si è soprappensiero e di fretta, ci si possa sbagliare, per una volta, e prendere al volo l'autobus sbagliato. O anche il treno sbagliato. Tu arrivi in stazione, vedi il treno che si mette in moto, lo rincorri e ci sali, e ti rendi conto solo dopo che non era il tuo in orario, ma quello prima in straritardo.

L'aereo, ecco, quello mi sembrava impossibile da mancare. In primo luogo si suppone che uno arrivi con largo anticipo in aeroporto, tra check in e controlli di sicurezza etc. Quindi dovrebbe avere il tempo per controllare la carta d'imbarco, verificare sul tabellone dei voli che il gate non sia nel frattempo cambiato (a me una volta è successo e sono stata io ad avvisare la signorina al gate!), andare al gate giusto e verificare ancora sul monitor del gate.

Monitor che è siffatto (almeno a Fiumicino): in alto, in grande, c'è la destinazione dell'aereo che sta per partire: c'è l'orario dell'imbarco; e quando l'imbarco comincia, accanto alla destinazione compare anche una simpatica vignetta di omini che salgono a bordo.
Difficile confondersi con la destinazione successiva che compare, con relativo orario, negletta e piccola in basso nel monitor.
Almeno così credevo.

Eppure ieri una signorina (straniera, ma che Bari non sia Ancona mi pare evidente in qualsiasi lingua) si è sbagliata, all'imbarco la cosa è sfuggita e l'hostess è dovuta venire a tirar giù la malcapitata dalla navetta.

Come eravamo

In trasferta di lavoro a Roma.

E come sempre lungo il tragitto da Fiumicino mi ritrovo a chiedermi come fossero, all'epoca degli antichi Romani, i luoghi che attraverso. C'erano piccole casuzze di campagna o ville aristocratiche? Erano campi coltivati o pascoli, o zone totalmente abbandonate e incolte? Il piccolo avvallamento tra due alture, a un certo punto della strada, poteva essere un tempo il letto di un fiumiciattolo?

Le stesse cose che mi domando, del resto, quando sono a casa mia: in un quartiere che ancora 50, 60 anni fa era "come si dice" tutto campagna. A voi non piacerebbe poter viaggiare nel tempo per vedere come si presentavano i paraggi di casa vostra secoli fa? E' un'idea che mi ha sempre affascinato (non per niente, dopo tutto, ho studiato archeologia).

Se il paragone calza

La mia vita procede secondo routine, mentre nel mondo succede di tutto (stavo per scrivere che la mia vita procede "sui consueti binari", ma mi sa che oggi non è il caso).


Ho la sgradevole tentazione di trovarmi nell'occhio del ciclone...

Marco on air / 54

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Solidarietà alla resistenza iraniana