giovedì 30 gennaio 2014

Cima Coppi

Per mesi ho tediato l'amore mio ribadendogli la necessità di fare del moto, e alla fine - per farmi tacere riconoscendo l'intrinseca validità delle mie argomentazioni - ha accettato di venire con me a scuola di ballo.
E' durata un mese. Francamente, credevo meno.

Smesso il ballo, ho ricominciato a sottolineare la necessità di fare del moto, sicché ci siamo procurati due biciclette.
Dovete infatti sapere che nel corso di una delle nostre ultime gite in montagna ci è saltato l'uzzolo di noleggiare un paio di bici e, complici una meravigliosa giornata di sole e un'ancor più splendida pista ciclabile a fondovalle, completa di adiacente ruscello boschetti panchine fontanelle e passerotti cinguettanti, abbiamo percorso più di 20 chilometri senza batter ciglio, anzi vicendevolmente complimentandoci per la nostra ottima forma fisica.

Poi il giorno dopo non riuscivamo a muoverci, ma questa è un'altra storia.

Sicché, dicevo, ci siamo procurati due biciclette e giorni fa, approfittando dell'ennesima splendida giornata di sole, le abbiamo inforcate per farci una bella passeggiata.
Dieci minuti dopo, non ne potevo più.

In primo luogo, la giornata era sì assolata ma faceva un freddo cane. Io avevo astutamente indossato una sciarpa, ma meno astutamente non avevo pensato a portare con me un paio di guanti, e quindi mi sono ritrovata con le mani congelate.

In secondo luogo, la strada era un dannatissimo falsopiano e, beh, diciamo che ho avuto qualche difficoltà a maneggiare il cambio della bici. O, come ho detto all'amore mio con quel poco di respiro che mi rimaneva, "la bici non si muove".

L'amore mio, che sa come sostenermi e confortarmi e darmi coraggio nei momenti di crisi, ha replicato "Però, non credevo che fossi così a corto di fiato!"
L'ho guardato con odio.
L'odio è aumentato di qualche tacca quando mi ha rivelato che aveva progettato di arrivare in bici fino a #Paesino_sulla_costa, a circa 15 chilometri da noi, "così ci prendiamo un bel caffè in riva al mare e poi torniamo indietro!"

A quel punto ho fatto ciò che, non ne dubito, ogni persona sana di mente avrebbe fatto al posto mio; senza rivolgergli parola ho girato la maledettissima bici e mi sono diretta - con grande fatica - verso casa. Dove siamo arrivati, mi preme specificarlo, circa un'ora dopo essere partiti il che mi sembra, nonostante i sarcasmi del coniuge, un risultato perfettamente accettabile considerando che era la mia prima uscita in bici dopo più di un anno.

Sul momento ho dichiarato che non sarei mai, mai più andata in bici. Poi una doccia bollente ha rimesso le cose in prospettiva e adesso voglio riprovarci - magari in una giornata meno siberiana, ecco. Ovviamente dovremo prima revisionare la mia bici per capire come mai non si muove.

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