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venerdì 2 settembre 2016

Ella vive!

Questa mattina mi sono ritrovata ad arrovellarmi sul concetto di "mezzi pubblici". Il fatto è che per andare al lavoro prendo il treno, su una linea gestita da una società privata. In questo caso si può parlare di "mezzo pubblico"? "Pubblico", cioè, si riferisce all'utenza (chiunque può usare quel mezzo) o alla gestione (ente pubblico vs. privato)?

La questione mi ha tenuta (inutilmente) impegnata per parecchi minuti. Questo giusto per darvi un esempio di come "funziona" il mio cervello.

[Sì, sono ancora in circolazione. No, non ho ancora "ufficialmente" abbandonato il blog, anche se trovo ancora meno argomenti del solito su cui scrivere. Ma non mi va di chiuderlo, sia perché ci sono affezionata sia perché ci sono cose che preferisco tenere qui, e non perdere nel mare magnum di Facebook e Twitter.]

mercoledì 1 luglio 2015

La "bufala" è servita

No, non parliamo di appetitose e variamente taroccate mozzarelle, bensì delle notizie false che si diffondono in modo virale sul web, con un meccanismo perverso che ho avuto modo di toccare, per così dire, con mano.

mercoledì 17 giugno 2015

I social network sono il Male?

Mi rendo conto che la cosa può sembrare alquanto ipocrita da parte mia, visto che all'inizio non ho fatto che scagliarmi contro Facebook.
E lo so che Facebook ha tanti difetti, non garantisce la privacy, ti inonda di pubblicità, vende i tuoi dati alle grandi aziende brutte sporche cattive e capitaliste.
Però.

Però questa moda di buttare la croce su Facebook e social network consimili, accusandoli di dare parola agli imbecilli (anzi direttamente di rendere tutti imbecilli), ha anche rotto.

Io ho fatto le scuole quando Facebook era ancora solo nella mente di Dio, anzi quando Internet era ancora solo nella mente di Tim Berners Lee, e anche in quel tempo remoto c'era gente che sapeva copiare intelligentemente, selezionando le fonti e cambiando le parole santocielo, e gente che copiava dagli articoli di Cioè, errori grammaticali compresi. Quindi dire che i social network hanno disabituato i ggiovani a riflettere e sintetizzare è una gran vaccata. Diciamo piuttosto che la scuola, con dei programmi sempre più confusi e tesi al nozionismo più che alla comprensione dei fatti, con degli insegnanti sempre più demotivati, con dei supporti (biblioteche in primis) sempre più inesistenti, ha disabituato i giovani a riflettere e sintetizzare. E parlo di un processo lungo, perché ai miei tempi ancora si parlava di "metodo di studio", ma era una locuzione usata dai nostri genitori per lamentare il fatto che la scuola non insegnasse più un metodo di studio.
Sintetizzando, così facciamo contenti i soloni, non potete lamentarvi dell'incapacità dei giovani a cui poi volete a tutti i costi somministrare le prove Invalsi.
(Della scuola americana, che vanta laboratori teatrali gruppi di dibattito e squadre sportive, sono stati capaci di andare a prendere solo la cosa più contestata di tutte, le prove strutturate.)

Gli imbecilli hanno sempre parlato e purtroppo spesso tenuto banco e guadagnato largo seguito ben prima dell'avvento del web, se no mi dovete spiegare come mai ci siamo sciroppati vent'anni di fascismo quando Benito, lui, non twittava.
Certo, il web è una cassa di risonanza molto più ampia ma permette a tutti di interagire con tutti, per cui se vedo una castroneria posso replicare, posso interagire direttamente con i presunti VIP, e cosa più importante posso contattare altre persone che la pensano come me, o hanno i miei stessi interessi. Per un adolescente timido, magari un po' nerd, magari che vive in un paesello disperso nel nulla e parecchio retrogrado, scoprire che c'è altra gente come te e quindi non sei un anormale è una gran cosa. Credetemi, parlo per esperienza personale dato che è stata una gran cosa anche per me che adolescente non lo sono più.

Se poi vi dà fastidio che Facebook usi i vostri dati personali, non usate Facebook. O non pubblicate dati personali. O prendetevi 2 minuti tra un like a Gigi d'Alessio e una condivisione di gatti per settare le impostazioni della privacy. Se avete capito come si mandano inviti per Candy Crush, maledetti, potete anche capire come funzionano le impostazioni della privacy. Fermo restando che postare foto personali, soprattutto se ci sono bambini per lo mezzo, non è assolutamente una buona idea, e se non ci arrivate da soli decisamente non è colpa di Facebook, è questione di quoziente intellettivo sotto Forrest Gump.

Alla fine, un social network è una scatola: il buono o il cattivo ce lo mettiamo dentro noi. I post che invitano all'odio, le trappole dei pedofili, i falsi inviti che nascondono virus, le catene di S. Antonio, le bufale non nascono spontaneamente e non sono create da bot, ma da esseri umani che magari si nascondono sotto nickname come anni fa si nascondevano dietro lettere anonime. Inutile cadere dal pero. Anche la televisione ha iniziato trasmettendo la prosa e programmi che hanno alfabetizzato milioni di italiani, e adesso ci ritroviamo Maria De Filippi e giornalisti del TG che non azzeccano i congiuntivi. Dubito che la colpa sia dell'elettrodomestico in quanto tale. 

Il punto è che non tutto quel che si trova in Rete è oro colato, proprio come non tutto quel che passa in TV è vero, non tutto quel che si legge sui giornali è vero, etc.
Allora, come mai tanto livore? Forse, anche perché Eco non ha detto che i social network danno la parola agli imbecilli, sono i giornalisti dei media "tradizionali" che l'hanno riportata così. E a questo punto uno dovrebbe chiedersi: non è che gli imbecilli la parola se la sono presa da un pezzo, ben prima dell'avvento dei social network?

lunedì 24 marzo 2014

Serata dentro

(in realtà è una mattina dentro, ma mi prendo una licenza poetica per mantenere il pendant con il post precedente)

Nel weekend abbiamo organizzato un pranzo a casetta con gli amici. Eravamo una ciurma di gente, ma come dicevo a un'amica via Facebook "fino a 12 persone siamo omologati". Ormai la nostra organizzazione è collaudatissima.

Infatti il pranzo è filato liscio, se non si considerano piccoli problemi logistici (tipo sbagliare a calcolare i tempi di riscaldamento della lasagna e servirla fredda, *ahem*) e gag degne di Benny Hill più che dei Monty Python (tipo andare sul terrazzo per cuocere la carne alla brace e farsi accidentalmente chiudere fuori).

Ma abbiamo di buono che impariamo dai nostri errori, e quindi difficilmente qualcosa del genere ricapiterà in futuro. Io, ad esempio, stavolta ho vigilato come un falco per evitare che qualche posata (placcata d'argento!) finisse buttata per errore nella spazzatura.

venerdì 21 marzo 2014

Serata fuori

- Allora, birretta con gli amici stasera?
- Volentieri! Non facciamo troppo tardi però, domani si lavora...
- Tranquilla, ci vediamo alle 21, al massimo entro le 23 siamo a casa!
E così fu che ci ritrovammo a #birreria con gli amici. E mal ce ne incolse.

Siccome sono abitudinaria e timida, mi piace frequentare sempre gli stessi posti. La familiarità mi rassicura. Sogno di trovare, ad esempio, la "mia" boutique con commesse che mi conoscono per nome e sono pronte a consigliarmi e propormi abiti, scarpe e accessori di mio gusto.
La "mia" libreria sarebbe il paradiso.

#birreria aveva tutto il potenziale per diventare il "mio" locale; in primo luogo serve la mia birra preferita, poi è un ambiente caldo e informale, pavimenti di pietra e tavoli e sedie di legno, salette non enormi ma nemmeno minuscole.

Ieri siamo entrati, come da programma, alle 21.15 circa e abbiamo ordinato. Birra, ovviamente, un paio di piadine, un paio di bruschette e qualche panzerotto, specialità della casa. Dopo una decina di minuti sono arrivate le birre che abbiamo iniziato prudentemente a centellinare, essendo a stomaco vuoto, in attesa delle vivande.

La conversazione era tranquilla e allegra come di norma tra amici che si conoscono bene, e ci ha tenuti piacevolmente impegnati per un'oretta. Ma a quel punto è stato impossibile ignorare il brontolio dei nostri stomaci e ci siamo dovuti rendere conto che delle nostre ordinazioni non si vedeva traccia.

Ancora più preoccupante, nessuno dei tavoli intorno a noi aveva ricevuto alcunché.
Rimarchevole eccezione, un paio di gruppi capeggiati da presunti "VIP" del paesello.
Uhm.

Già di norma ho poca comprensione per l'inefficienza altrui, la disparità di trattamento poi ha aggiunto benzina al fuoco e ho cominciato a guardarmi in giro per cercare di attirare l'attenzione di qualche cameriere. Macché: camerieri dispersi in guerra pure loro. E sì che il locale era affollato, ma non certo pienissimo!
Amico_M, volonterosamente, si è diretto al bar per chiedere notizie del nostro cibo: gli hanno detto "un paio di minuti e vi facciamo sapere quando sarà pronto".
Eh?

Essendo per miracolo ricomparsa la nostra cameriera (non sono fisionomista, ma mi pareva proprio quella che un'ora e mezza prima era venuta a prendere le ordinazioni), l'amore mio - che in certi casi è addirittura meno tollerante di me - le ha signorilmente detto: "Senti, non vogliamo fare alcuna polemica: portaci il conto."
Avevamo sul tavolo i nostri bicchieri, ancora pieni a metà di birra ormai calda e insipida.

Abbiamo pagato - perché sì, hanno avuto il coraggio di farci pagare il conto: questi sì che sono imprenditori! - e ci siamo diretti verso altri e più promettenti lidi. Ormai si erano fatte le 22.40.
E come eloquentemente ha commentato amico_D su Facebook, poi dice che c'è la crisi.

mercoledì 19 marzo 2014

Serial

Siccome so che non vivevate più in attesa della prossima puntata, vi racconto come sta continuando la saga dei nostri problemi domestici di navigazione in Internet.

Dunque, eravamo rimasti al tentativo di reset del modem che non aveva sortito effetti, se non che il mattino dopo senza cause apparenti la connessione era bel bella tornata.
L'idillio è durato due giorni; dopo di che l'amore mio, rientrato a casa per la meritata e agognata pausa pranzo, ha scoperto che Internet era di nuovo kaputt. Allora, come nelle migliori tradizioni informatiche, ha provato a spegnere e riaccendere il modem. Solo che il modem non si è riacceso.

Mesto e desolato, mi ha telefonato per comunicarmi il decesso ed entrambi ci siamo rassegnati ad almeno un paio di giorni isolati dal mondo, visto che entrambi lavoriamo e quindi non avremmo avuto il tempo per prendere informazioni, esaminare eventuali offerte e quindi andare a comprare il modem dei nostri sogni prima del weekend.

(Per inciso: la richiesta d'aiuto da me prontamente lanciata via Twitter e Facebook non ha avuto uno straccio di risposta. Vergognatevi tutti indistintamente, almeno un "ti siamo vicini nella sventura" potevate lanciarlo, e vabbé che senza Internet non avrei potuto leggerlo.)

A dire il vero, io mi sono velocemente rassegnata all'evenienza e non nascondo che tanto autocontrollo mi ha stupito perché di solito la mia reazione è molto meno razionale. Semplicemente, mi dà fastidio che le cose si rompano o - peggio - che non funzionino come è previsto che facciano. Ma in questo periodo, sarà l'incipiente primavera, non sono al massimo della forma e quindi non mi dispiaceva del tutto l'idea di passare un paio di giorni a leggere un libro, o a guardare Real Time TV (quel canale è la mia droga; in un'altra vita dovevo essere un architetto d'interni) o a fare l'uncinetto.

Difatti, quando quella sera è rientrato a casa, l'amore mio mi ha ritrovato sul divano a fare l'uncinetto. Mi ha lanciato uno sguardo, ha girato sui tacchi e ha reinfilato la porta, annunciando "Vado a comprare il modem nuovo".

Ora, probabilmente un'altra moglie si sarebbe offesa per il fatto che il marito evidentemente non è in grado di tollerare la prospettiva di una serata con lei invece che con Candy Crush; non io, perché io sono una moglie comprensiva tollerante e praticamente perfetta. E appena il modem è arrivato ed è stato configurato mi sono attaccata a Internet pure io. 

(La sera ognuno di noi si dedica al suo computer. Ogni tanto però ci lanciamo dei richiami, come le oche selvatiche, per assicurarci reciprocamente che siamo ancora lì. Poi, quando uno non risponde, l'altro lo sveglia e ce ne andiamo a letto. E' un matrimonio perfettamente funzionale!)

mercoledì 5 marzo 2014

Senza critica

Frank Abagnale Jr., il truffatore interpretato da Leonardo di Caprio in Prova a prendermi, dice di averla potuta sfangare grazie alla naivetè della gente che, negli anni '50 e '60, era propensa a credere senz'altro a quanto veniva raccontato loro. Dice anche che, al giorno d'oggi, non potrebbe più ripetere la sua "carriera", perché la gente ha imparato ad essere diffidente.

Io non so quanto questo sia vero. Basti pensare a quanti ancora sono pronti a fornire le loro credenziali d'accesso all'home banking in risposta alla prima mail (pure sgrammaticata) che gli arriva. L'altra sera, alla cerimonia degli Oscar, Ellen de Generes ha scattato un "selfie" che è subito diventato il più ritwittato di sempre. Credevate davvero che fosse un gesto spontaneo? Pare che la Samsung, produttrice del telefonino usato da Ellen (la quale peraltro nel backstage usava un iPhone), abbia pagato 20 milioni di euro per quello scatto. Evidentemente c'è chi è pronto almeno a considerare l'acquisto di un Samsung solo perché l'ha visto in TV alla cerimonia degli Oscar.

Sempre agli Oscar, Ellen ha fatto arrivare qualche pizza in platea per sfamare i poveri divi. Di nuovo, gesto non spontaneo ma premeditato visto che le pizze erano state ordinate il giorno prima (in effetti mi ero chiesta: come avranno fatto a ordinare e farsi arrivare nel giro di mezz'ora 20 pizze a Los Angeles nella notte degli Oscar, visto che io non riesco a ordinare una pizza di sabato sera qui al paesello?)

Quante volte, sulla vostra bacheca di Facebook, sono comparsi messaggi allarmistici o appelli per qualche malato terminale che si sono diffusi in modo virale senza che nessuno si preoccupasse di verificarli? Ecco, a me pare che dai tempi di Frank Abagnale nulla sia davvero cambiato, e che la gente sia sempre pronta a credere acriticamente a quanto viene messo loro sotto gli occhi.

(Più o meno off topic: ieri ho discusso un po' con i miei giovani cugini, via Facebook, sul diritto all'aborto. Io sono favorevole, cugino A - maschio, sarà un caso? - è ferocemente contrario, cugina B sostiene il diritto dei medici all'obiezione di coscienza. Forse è vero che, come dice cugina B, la complessità dell'argomento non può essere adeguatamente sviscerata in una chat. In ogni caso, a prescindere dalle rispettive posizioni - e dal fatto che ho ragione io - è impressionante come le nostre madri abbiano combattuto per dei diritti che, solo un paio di generazioni dopo, non vengono più non dico sostenuti, ma nemmeno compresi. Anche questa è una conseguenza, e il prezzo da pagare, dell'incultura in cui siamo sprofondati da un paio di decenni a questa parte.)

mercoledì 19 febbraio 2014

Aridatece Pippo

Oh, dunque, nonostante tutti i miei proclami ammetto di aver visto Sanremo, ieri. I dieci minuti iniziali, con l'irruzione degli operai arrampicati sul terzo livello a implorare Fabio Fazio di leggere la loro lettera di protesta.

In quei dieci minuti io e l'amore mio ci siamo fatti tante domande (peraltro le stesse che stavano circolando contemporaneamente su Twitter e Facebook):
1) non potevano pagare un po' meno Fazio e la Littizzetto e con i soldi risparmiati prendere un servizio di sicurezza decente?
2) com'è che a Sanremo riescono sempre a entrare cani e porci a protestare (con tutto il rispetto per i legittimi motivi di protesta)?
3) come mai, se l'interruzione era imprevista, Fazio è stato in grado di riassumere i contenuti della lettera senza manco leggerla?
Insomma, secondo noi la cosa era stata lungamente studiata in allenamento. Il successivo insostenibile pistolotto di Fazio ci ha rafforzato nella decisione di cambiare canale (siamo stati premiati; su Rete4, dico Rete4, davano Apocalipse Now Redux, mentre da qualche altra parte trasmettevano incautamente Il distinto gentiluomo, film quanto mai attuale).

Incidentalmente: mi accorgo di aver perso qualunque fiducia nei confronti di ciò che viene detto o fatto via media mainstream. Se vedo qualcosa in TV, mi convinco istantaneamente che è vero il contrario.

(Faccio outing: a me il Fazio dei primi tempi, quando conduceva Quelli che il calcio con Marino Bartoletti e non si era ancora autoconvinto di essere la quintessenza del Presentatore intelligente, preparato, buono bravo e bipartisan, stava financo simpatico. Ora è peggio di Bonolis)

domenica 16 febbraio 2014

Strani incidenti informatici

Le disavventure forgiano il carattere e soprattutto possono servire d'insegnamento a noi ed agli altri; in questo spirito di servizio (ma anche sperando che qualcuno mi possa aiutare) vi racconto l'ennesima débacle tecnologica vissuta dalla sottoscritta, e ovviamente avvenuta nel weekend.

Cerco di farla breve. Qualche giorno fa, mentre navigavo in Internet, Facebook è diventato improvvisamente irraggiungibile. Poi è toccato a Tumblr. Ricaricando la pagina, tutto tornava più o meno normale.
Ho pensato a problemi momentanei della mia connessione, ma non mi sono preoccupata più di tanto visto che, a parte quei siti, per il resto riuscivo a navigare.
Ma col passare dei giorni i siti irraggiungibili sono aumentati di numero.

Venerdì sera mi sono accorta che, mentre da pc Facebook risultava di nuovo down, da smartphone riuscivo a entrarci senza problemi. La cosa stranissima è che lo smartphone era connesso al wifi di casa, esattamente come il pc; il che mi faceva pensare che il problema non fosse la connessione, ma il computer.

In ogni caso ho provato a cambiare le impostazioni dei DNS, poi a ripristinare il pc alla settimana precedente (quando funzionava tutto), ma il problema non si risolveva. Allora mi sono convinta di essermi beccata un virus e ho provato a fare una scansione del sistema. E il pc si è completamente bloccato.

A malincuore (e ormai a notte fonda) mi sono decisa a riformattare.

Il pc riformattato, però, aveva ancora più problemi; riconosceva la connessione wifi, ma dava ancora molti siti come irraggiungibili, mi impediva di scaricare dei file (tipo gli installer di Chrome e Java), rifiutava di installarne degli altri per non meglio comprensibili (per me) problemi di configurazione.

Dopo un po' di tentativi, riavvi e una seconda riformattazione mi sono arresa e rassegnata ad aspettare il lunedì e l'intervento di un tecnico. Per mia fortuna, l'amore mio è più pervicace di me e tanto ha smanettato che alla fine è riuscito ad aggiustare il pc.

Non ho capito bene come ha fatto: mi ha spiegato di aver disattivato il firewall di Windows, e che ha quel punto è riuscito a installare nuovi programmi, ma la navigazione web si è normalizzata solo dopo un paio di riavvii. Per tutta la serata ho navigato in tutti i siti senza problemi e ho reinstallato i miei documenti (tranne quelli che genialmente mi ero dimenticata di backuppare: per fortuna non erano cose importanti).

Questa mattina, però, il problema è tornato tal quale. Impossibile trovare Tumblr, impossibile trovare Google (!), Facebook a singhiozzo (non si carica, si carica in modalità HTML semplice, si carica ma non fa vedere le immagini). Un riavvio non ha sortito effetto alcuno.

La cosa assurda è che l'amore mio sta seduto accanto a me al suo pc, collegato ovviamente al mio stesso wifi; usa Chrome come me e non ha alcun problema.
Mah.

lunedì 27 gennaio 2014

Fashion victim

Tutto è cominciato da un innocente post su Facebook di mia cugina, che risiede giù al Nord (cit.) e a proposito del freddo biscio di quelle parti cantava le lodi degli stivali che le tenevano i piedi caldi.

Siccome io risiedo su al Sud, ma ho lo stesso i piedi freddi, mi sono incuriosita e così ho scoperto gli UGG: stivali di pelle, ideati in Australia ma ormai diffusi in tutto il mondo, e di gran moda.
Fattami un'idea del prodotto via Internet, anche perché nella mia moderna y tentacolare città gli UGG non erano ancora arrivati (caput mundi, davvero), ho deciso che non li avrei acquistati perché:
1) li trovavo informi, tipo le Crocs;
2) li trovavo costosi (non costosissimi, ma non avevo la benché minima intenzione di spendere più di 50 cocuzze per stivali originariamente usati dai mandriani australiani. NB: se avete letto la voce di Wikipedia sopra linkata, sapete - come adesso so anche io - che gli UGG non erano affatto originariamente usati dai mandriani australiani. Non ho la benché minima idea di come mi sia giunta l'errata nozione. Avevo anche il dubbio che fossero fatti di pelle di canguro, comunque, quindi ero abbastanza confusa in merito. E in ogni caso, non li avrei mai pagati più di 50 cocuzze);
3) anyway dalle mie parti nessuno li vendeva.

(Notate, vi prego, il processo mentale tipicamente femminile.)

Poi sono andata in #Paese_freddo. E lì TUTTI avevano gli UGG.
Davvero, la gente - indigena o meno che fosse - al 90-95% indossava gli UGG. Il che peraltro aveva un senso, visto il freddo.
Io pure, visto il freddo e conoscendo i miei piedi, mi ero adeguatamente attrezzata e indossavo simil-UGG, che al prezzo udite udite di 20 euro mi tenevano i piedi più che caldi ed erano, a mio giudizio, del tutto indistinguibili dagli UGG originali (= informi).
Ero molto fiera dell'acquisto.

Però, nel vedere 'sta gente tutta con 'sti UGG ai piedi, hanno iniziato a frullarmi per la mente due pensieri:
1) non è che qui in #Paese_freddo, come succede con gli iPhone, gli UGG costano meno che in Italia?
2) LI VOGLIO PURE IO

Sicché, negli ultimi giorni di permanenza in #Paese_freddo, ho trascinato l'incolpevole amore mio nella caccia agli UGG.
Li abbiamo in effetti trovati: con i bottoni, senza bottoni, con i risvolti di maglia, in forma di pantofola (e questi mi facevano gola), rosa (bleah), blu, neri, verdi, leopardati.
Però non li ho comprati, perché costavano effettivamente un po' meno che in Italia, ma sempre più di quanto il mio portafoglio suggeriva fosse opportuno per delle calzature da mandriani (vedi sopra).

Quindi, sempre privi di UGG, abbiamo lasciato #Paese_freddo.
E siamo arrivati in #Paese_tiepido.
Dove TUTTI avevano gli UGG.
Che qui costavano esattamente il doppio che in Italia.

La fashion victim che è in me ha iniziato a darmi cordialmente dell'idiota.

sabato 11 gennaio 2014

Del mio animo social

Avevo scritto tutto un post sui social network, ma l'ho cancellato perché rileggendolo mi sono resa conto che era lunghissimo e noiosissimo. O sono troppo stringata, o sono verbosa; non conosco giusto mezzo. Uffa.

Quello che volevo dire, comunque, più in breve (spero), è che sono iscritta a un sacco di social network ma alla fine in pratica uso soltanto Facebook, sia perché tre quarti dei miei amici e parenti "del mondo reale" sono anche lì e quindi mi è comodo per contattarli, sia perché è più intuitivo da usare rispetto ad altre cose. O forse così mi pare perché sono ormai abituata ad usarlo.

Avendo sostenuto per anni che "Twitter va usato con lo smartphone, da PC non ha senso", non appena sono entrata in possesso di uno smartphone mi sono scaricata la relativa app. Il problema è che Twitter continua a non avere senso, per me: ho letto un po' di guide, ma la logica di retweet e following e liste continua a sfuggirmi. Idem per Tumblr, che sembra più di ogni altro un social network scritto e gestito in autonomia dagli utenti (i quali, addirittura, realizzano plug in per rimuovere gli aggiornamenti pianificati dagli sviluppatori) e che assolutamente non ho capito come andrebbe usato.

Il punto è che ci sono, evidentemente, regole non ufficiali e non scritte che si apprendono soltanto con l'uso estensivo; ma io non ho tempo per un uso estensivo di tutto, già faccio fatica a stare dietro a Facebook e, credetemi, non ho una pagina movimentata (anche perché fin dall'inizio ho selezionato accuratamente i miei contatti, ho impostato la privacy al massimo e blocco all'istante qualunque portatore di spam).

Quindi il 90% dei miei account giace abbandonato e negletto, e ciò mi spiace perché istintivamente sento che esplorare a pieno il potenziale di cose tipo aNobii e Pinterest potrebbe essere molto interessante. Ma è chiaro che usare con proprietà più di due social è un impegno a tempo pieno, non a caso c'è chi lo fa di mestiere e ha tutto il mio rispetto.

A pensarci, se cambiassi lavoro e mi mettessi a fare l'amministratore di account social riuscirei senz'altro a soddisfare la mia curiosità. Ma non avrei risolto niente comunque, perché non avrei più tempo, a quel punto, per gestire i miei account personali.

(Non credo che il post mi sia riuscito meno noioso dell'altro, ma almeno è più corto)

mercoledì 6 novembre 2013

Sui diritti umani, in primis quello a una corretta informazione

Oggi, tramite Facebook, mi è arrivato il link a questo post (purtroppo non ho modo di farvi bypassare il video pubblicitario che si apre in automatico) secondo cui l'UE vorrebbe introdurre corsi obbligatori di masturbazione per bambini in età prescolare.

Suona come una bufala, vero? Difatti lo è. L'OMS (Organizzazione mondiale per la sanità) ha diffuso in effetti un rapporto in cui afferma la necessità di dare una corretta educazione sessuale a bambini, ragazzi e adulti. In particolare, il rapporto sostiene che è importante abituare i bambini, fin da piccoli, a sentirsi a loro agio con il proprio corpo, a non provarne vergogna e a capire quando qualcuno cerca di approfittare di loro.

Difficile, a mio parere, non essere d'accordo con queste affermazioni. Ma sul web proliferano gli articoli come quello linkato sopra, che distorcono senza pudore i contenuti del rapporto. Troverete pezzi di questo stesso tenore anche su testate giornalistiche presunte autorevoli (e che come tali dovrebbero, in teoria, controllare le proprie fonti).

Ora, in molti di questi articoli viene citata anche la "Risoluzione Estrela", un documento tuttora al vaglio del Parlamento europeo, che appunto renderebbe obbligatori questi fantomatici corsi di masturbazione.

Non è ovviamente così; la Risoluzione Estrela ribadisce la necessità di una corretta educazione sessuale come descritta dal rapporto OMS, e si esprime inoltre a favore del diritto all'aborto e alla procreazione assistita (e contro l'obiezione di coscienza dei medici), nonché per l'eguaglianza dei diritti LGBT. Ragion per cui è ferocemente avversata dalle componenti "conservatrici" del Parlamento. 

Provate a cercare "Rapporto Estrela" o "Risoluzione Estrela" sul web. Troverete un mucchio di post allucinanti, nessuno dei quali riporta il testo effettivo del documento, o un link per raggiungerlo. Eppure non è difficile recuperarlo in Rete: io ci ho messo 5 secondi, e non sono una giornalista professionista con accesso privilegiato ai documenti ufficiali.

Viviamo, così ci dicono, nell'era della comunicazione diffusa. E ci dicono anche che proprio per questo il web è pericoloso, perché le notizie vengono diffuse senza criterio e senza le necessarie verifiche.

Ora, questo è vero. E' anche vero, però, che proprio via web ognuno di noi può fare le sue verifiche e capire se la notizia che ci viene messa sotto gli occhi ha fondamento o meno, e se è stata "costruita" ad arte per farci reagire in un certo modo. Non siamo obbligati a credere pedissequamente a tutto ciò che leggiamo e ascoltiamo, anzi non dovremmo farlo e men che meno dovremmo diffondere una notizia di cui  non conosciamo le fonti.
(Ricordo il mio shock quando per la prima volta mi sono resa conto che non tutto ciò che trovavo scritto nei libri era vangelo, e che per me era lecito - e auspicabile - mettere in questione quello che leggevo.)

Tra l'altro, spesso e volentieri le notizie false e tendenziose sono costruite e diffuse dalle testate giornalistiche, ossia da quegli stessi che pontificano sull'importanza di non dar retta ai blogger perché non sono "professionali". Quindi il fatto di leggere una notizia su Repubblica o sul Corriere non significa ipso facto che sia tutto vero (anzi).

Nella fattispecie, a me pare chiaro che la notizia dei "corsi di masturbazione" è stata costruita per rendere l'opinione pubblica avversa alla Risoluzione Estrela, ossia per affossare il tentativo di garantire diritti sacrosanti che dovrebbero essere pacifici in ogni Paese civile. 

La cosa mi fa alquanto incazzare.

(Strano a dirsi, uno degli articoli più equilibrati sull'argomento è questo de L'Avvenire. (Questo invece è Libero, che ancora una volta non delude.)

giovedì 10 ottobre 2013

La Valle della Morte

Il titolo allarmistico e tragico (sovrabbondanza di maiuscole compresa) sta solo a significare che, negli ultimi giorni, ho aperto quattro volte la pagina di draft di Blogger, ho scritto quattro post e per quattro volte li ho buttati nel cestino.
Sarebbe un classico caso di blocco dello scrittore, se io fossi uno scrittore (scrittrice, ma vabbeh).

Il punto è che la vita, in questo momento, scorre abbastanza tranquilla (il che di per sé, ne convengo, è una notizia) e quindi deficita di eventi/aneddoti interessanti da piazzare qua sul blog.

Poi avete avuto la malaugurata idea di farmi sapere che effettivamente mi leggete, e questo mi responsabilizza a scrivere qualcosa di degno. Non che io ritenga di aver scritto finora alcunché da tramandare ai posteri, ma vabbeh (2).

I quattro post abortiti, peraltro, erano altamente filosofici. Di quelli che a pensarli mi faccio pat pat sulla spalla da sola, 'anvedi che pensieri filosofici mi vengono alle volte, quanto sono ganza! Poi li rileggo e fanno veramente schifo, sembrano quegli aforismi wannabe-profondi che circolano su Facebook e che ogni volta mi provocano l'impulso di disamicare chi li condivide (sappiatelo).

Quindi, con spirito di autocritica degno di migliori comunisti, mi autocancello. Il fatto è che, oltre a non essere scrittrice, non sono manco filosofa e quindi certe cose mi vengono male. Iersera, per esempio, avevo buttato giù tutta una pippa su quanto mi sentivo adulta e matura e capace di affrontare me stessa e il mondo, ma non in senso combattivo quanto piuttosto in termini di serenità mentale e zen (mancava solo la motocicletta).

Poi mi sono resa conto che era passata la mezzanotte e quindi tutta la serenità e adultità di cui sopra si dovevano al fatto che in pratica stavo dormendo in piedi.

sabato 29 dicembre 2012

"Credo proprio che il peggio sia passato", ovvero Angelica commenta "L'Hobbit"

Ecco qua, l'ho visto. E in attesa della seconda parte potrei passare un intero anno a parlarne, ma cercherò di contenermi.

Per prima cosa è doveroso ringraziare Amica_G che, come promesso circa 10 anni fa, è venuta con me al cinema e ha sopportato la mia ansia pre-spettacolo (con un numero imbarazzante di messaggi ossessivi via telefono e Facebook per confermare l'appuntamento) e la mia eccitazione durante (ma non ho ancora dato il meglio di me stessa: l'anno prossimo sarà un massacro).

Anche questa volta, poi, esattamente come 10 anni fa, ero una dei pochi ad aver letto il libro, evidentemente, dato che quando il film è finito e le luci si sono accese ho raccolto le mie cose e me ne sono andata tranquillamente, mentre quasi tutti gli altri restavano basiti a fissare lo schermo, cercando di capacitarsi del fatto che il film in effetti non era finito e per sapere cosa succede toccherà aspettare un anno. Poi dice che leggere non serve.

(Tra un anno, comunque, spero di non essere costretta a vedere il film in 3D. Bello, per carità, ma la mia miopia non gradisce molto.)

Gli altri commenti li scrivo qua sotto, così non spoilero troppo.

giovedì 23 agosto 2012

Prove di stalking

Saprete che, qualche settimana fa, sul web si è diffusa la notizia (con conseguente allarme e minaccia di rivolta degli utenti) che i maggiori social network avrebbero chiesto ai propri utenti una conferma di identità. Niente più pseudonimi, in altre parole.

Personalmente, ritengo che usare un nickname sia una delle cose più divertenti di Internet; scegliere un alter ego in base al proprio carattere, ai propri interessi, in fondo è sì un modo di nascondersi, ma anche di rivelare una parte di se stessi che si ha qualche ritegno a manifestare "in chiaro". D'altro canto, così vivo io il mio nickname ma capisco che ci sono altri utilizzi, molto meno "benevoli", di fronte ai quali misure più o meno restrittive della privacy appaiono ragionevoli, se non addirittura necessarie.

Queste considerazioni sull'uso dei nickname mi hanno condotto a riflettere su quanto, consapevolmente o meno, riveliamo di noi anche quando ci nascondiamo dietro un avatar.
Ad esempio, uno dei blogger che seguo dice spesso di avere un cognome insolito, senza però mai citarlo, e si è meravigliato quando più di uno tra i suoi lettori lo ha rintracciato in Rete. Forte delle mie letture "gialle", mi sono cimentata anche io nell'indagine e mi ci è voluta non più di mezz'ora per individuare curriculum vitae, foto e profilo Facebook del soggetto in questione.

Quali indizi ho seguito? Beh, innanzitutto l'anagramma di nome e cognome che il malcapitato aveva incautamente diffuso in un post. Non sono brava con gli anagrammi (ho troppa poca pazienza), ma certe lettere permettono ben pochi accostamenti; inoltre altri post mi avevano fornito importanti indicazioni sulla presenza o meno di consonanti raddoppiate. E' stata quindi solo questione di pochi tentativi, e ovviamente di Google.
Ma avrei potuto seguire anche altre strade, visto che del blogger conoscevo, ad esempio, professione ed area geografica di residenza; anzi, qualunque altra persona più ferrata di me in geografia (e non è difficile) avrebbe cominciato senz'altro di lì visto che il blogger è generoso in fatto di menzione (ancorché criptata) e descrizione di luoghi.

Ora sto resistendo alla tentazione di andarmi a rileggere i miei vecchi post, e verificare quanto sarebbe facile risalire alla mia identità solo basandosi su quello che ho scritto. Facilissimo, immagino, dato che non ho il proposito di nascondermi e ho scelto un nickname, per l'appunto, solo perché mi divertiva l'idea. Non per niente ho collegato il blog al mio profilo Facebook, in cui mi presento con nome e cognome "anagrafici".

Quello che potrei fare, invece, è rintracciare amici parenti e conoscenti del blogger di cui sopra. Anche su questi ho tante informazioni, non penso mi ci vorrebbe molto. E, ecco, questa è una cosa che mi preoccupa perché io ho scelto di "espormi" sul web, ma le persone di cui parlo non hanno fatto la stessa scelta, e l'idea di averli inconsapevolmente messi in piazza, loro malgrado, mi scatena tutta una serie di problemi etici.

venerdì 20 luglio 2012

Noioso post di prova

Ricorderete tutti (uh, come no) che ho penato non poco per migrare questo blog su Tumblr (poi sto continuando a scrivere qui e non su Tumblr, ma questa è un'altra storia *).
Alla fine il problema si è più o meno risolto quando ho trovato un servizio che, tramite RSS, trasferisce i post di Blogger su Tumblr. Così mi sono iscritta, ed è tutto andato liscio fino ad oggi, quando questo servizio RSS mi ha comunicato che non riusciva più a raggiungere Tumblr.

Quando ho controllato, ho scoperto due cose: la prima, che il mio account su Tumblr era stato "sospeso"; la seconda, che Gmail non riusciva più ad accedere all'email con cui mi ero iscritta a Tumblr.
(Sono pigra: non mi va di aprire due schede di browser per controllare la posta, quindi ho importato in Gmail tutti i miei indirizzi, compreso quello che uso per registrazioni sparse.)

Sulle prime ho pensato che le due cose fossero collegate, ma poi ho scartato l'ipotesi dato che l'email bloccata era raggiungibile tramite il relativo provider. A quel punto ho contattato gli helpdesk di entrambe le piattaforme, Tumblr e email.

In attesa di risposta, mi sono messa in caccia su Google appurando con gioia altre due cose: la prima, che quando Tumblr ti sospende l'account (di solito per motivi imperscrutabili) è difficile che te lo riattivi; la seconda, che il provider email aveva deciso di impedire l'accesso al suo server POP3 da parte di Gmail.
(Se non sapete cosa sia un server POP3 siete in ottima compagnia: io ne ho un'idea molto vaga, che però di solito mi basta a risolvere eventuali casini, per cui non mi impegno più di tanto ad approfondire.)

Sempre in attesa di risposta dagli helpdesk, mi sono ri-messa in caccia su Google. Avevo infatti da risolvere due problemi: il primo, trovare un modo per risincronizzare l'indirizzo email bloccato con Gmail; il secondo, trovare un modo per sincronizzare Blogger con Twitter, in attesa dell'auspicato ripristino di Tumblr (sono complicata: i miei post vanno da Blogger a Tumblr, di qui a Twitter, di lì a Facebook. Si trattava quindi di bypassare Tumblr).

Alla fine, la soluzione al primo problema si è rivelata la banale impostazione di un filtro che inoltrasse in automatico tutti i messaggi dalla email bloccata a Gmail. Il secondo problema si è invece risolto con l'iscrizione all'ennesimo servizio di sincronizzazione fra social network. Questo funziona con Blogger, Twitter, Facebook e LinkedIn, per cui teoricamente potrei usarlo per collegare questo blog con Twitter e Facebook, e mantenere l'altro servizio RSS solo per sincronizzarmi con Tumblr (che nel frattempo mi hanno ripristinato, giustificando il disguido con un "probabile glitch del server". Vabbeh, allora ditelo che non volete spiegarmi cos'è successo).

Questa soluzione mi pare meno macchinosa della precedente, ma ha il difetto di poggiarsi su due diversi servizi feed. E poi adesso non mi va di smanettare e configurare, quindi, come Rossella, ci penserò domani.
Intanto ho disabilitato il nuovo RSS, controllato che il vecchio abbia ripreso a funzionare, e sto scrivendo questo inutile quanto lungo post per verificare che tutto vada come deve andare. Se sì, potete consolarvi con il pensiero che anche i miei followers/amici di Twitter/Facebook saranno infelicitati dalla comparsa di questo fiume di parole.


* L'altra storia è questa: ci sono delle features su Blogger che mi dispiace perdere, ad esempio il blogroll (e i miei fedeli lettori, ça va sans dire). Per il momento, quindi, resto qui ma continuo a tenere sincronizzato in automatico il blog su Tumblr. Così, se una delle piattaforme fa i capricci, ho l'altra come paracadute. Almeno in teoria.

mercoledì 4 luglio 2012

Grande Fratello

Ai "suggerimenti" che Facebook pianta sulla mia homepage, si sono aggiunte da qualche giorno a questa parte varie e reiterate pubblicità di diete dimagranti.

Brutti screanzati.

(Ve le raccomando, poi, queste diete. "Riesco a perdere 3 kili e mezzo ogni settimana! Sai come faccio?" Vado a intuito: non mangi. Si chiama anoressia, è un serio disturbo alimentare, dovresti curarti.)

mercoledì 6 giugno 2012

Algoritmi di advertising

Suppongo che i Poteri di Facebook decidano quali pubblicità piazzare sulla mia homepage in base alle informazioni che io stessa gratuitamente e inavvertitamente fornisco loro. Ebbene, ecco le pubblicità che fanno bella mostra di sé sulla mia pagina quest'oggi: nell'ordine
1 - promozione di negozio on line di attrezzi da cucina
2 - invito a consultare un dermatologo per abbronzarsi meglio
3 - promozione di History Channel
4 - promozione di outlet grandi marche on line
5 - promozione di T-shirt per il Gaypride
6 - promozione di negozio on line di scarpe
7 - promozione di vacanza in montagna

Da tutto ciò, derivo che i loro algoritmi di advertising necessitino di qualche aggiustamento, ma neanche poi troppo.
(Sempre meglio di quando mi tampinavano con offerte di abiti da sposa e consigli per l'allattamento, comunque)

mercoledì 4 aprile 2012

Presented without comments

Mia sorella mi ha appena pubblicamente (Facebook) rimproverato perché faccio troppi commenti a favore dei diritti dei gay.

giovedì 29 marzo 2012

Non petita

Dato che ho collegato questo blog a quello su Tumblr, e Tumblr a Twitter, e Twitter a Facebook, sto provando a scrivere qualche post che sia fruibile, oltre che qui, anche su Tumblr e su Twitter (e su Facebook). Da cui un po' di hashtag di troppo, temo. Portate pazienza.

(Questo post, ad esempio, non è conforme)

(Gestire i social network è un impegno concreto, spero di non aver mai il tempo di farlo propriamente, capisc'ammè)