venerdì 27 luglio 2012

Siamo qui per servirvi

Tempo addietro ho attivato, sostanzialmente per fare acquisti sul web, una carta PostePay. Poi ho smesso di utilizzarla, perché per ricaricarla negli Uffici Postali ci voleva del bello e del buono.

Oggi, per puro caso, ho scoperto che finalmente le Poste hanno attivato un servizio di ricarica via web. OK, fare una PostePay per evitare di esporre la carta di credito via web, e poi ricaricare la PostePay con la carta di credito via web non è la cosa più coerente dell'universo, ma apprezziamo lo sforzo. Inoltre, per curiosità sia personale che professionale, mi interessa vedere come sono costruite queste procedure informatiche. Proviamo quindi a fare 'sta ricarica.

Primo inciampo: occorre essere registrati al sito delle Poste. Ora, ci sarà sicuramente un motivo che mi sfugge dato che il sistema mi permette di mettere soldi sulla carta, non di toglierli, quindi se io per ipotesi fossi un multimilionario benefattore che vuole ricaricare anonimamente carte di credito random non potrei farlo. Peraltro per ricaricare una carta dovrei conoscerne, suppongo, perlomeno il codice e quello potrebbe già essere un utile sbarramento di sicurezza e identificazione. Ma, come dicevo, deve esserci qualche altro motivo che mi sfugge (quale? suggerite) e comunque non posso che apprezzare la ridondanza nei sistemi di sicurezza quando, per un verso o per l'altro, si tratta di soldi.

Quello che non proprio non capisco è perché il modulo di registrazione mi chieda di indicare, obbligatoriamente, sesso e professione. La data di nascita può servire per un controllo incrociato sul codice fiscale, ma sesso e professione? Comincio a innervosirmi, ma andiamo avanti.

Solo che non posso andare avanti, perché il sistema mi segnala che il mio codice fiscale risulta già registrato. In effetti, illo tempore mi registrai al sito delle Poste, sempre per poter accedere a qualche altro servizio, ma poi - annoiata dall'estrema complicatezza delle procedure (da fare in due tempi: dopo la registrazione on line bisognava attendere, se non ricordo male, addirittura un telegramma!) - abbandonai l'account, e con esso le credenziali d'accesso, al triste destino dell'oblio.

Dato che è basato sul codice fiscale, univoco, il sistema non mi permette di procedere a una nuova registrazione. Pertanto non mi resta che chiamare il call center: fortunatamente, e stranamente, è un numero di telefono gratuito. Qui espongo la situazione, ma l'operatrice (gentilissima) mi spiega che dalla loro anagrafica risultano mancanti alcuni dati, per cui non può mandarmi una password provvisoria (mi servirebbe anche l'username, comunque). A quanto pare, è indispensabile che io mi rechi presso un Ufficio Postale, chieda di parlare con il Direttore (!) e proceda quindi a un "riconoscimento forte". 

Urca. Cos'è, mi domando, un "riconoscimento forte"? Mi prendono l'impronta dell'indice destro, dell'iride e del DNA? No, mi spiega l'operatrice gentile, devo fornire un numero di telefono.

PERCHE'? Cosa c'entrano le Poste con il mio numero di telefono?

Ho spiegato alla gentile operatrice che la procedura indicatomi mi sembrava troppo (inutilmente) complessa, anche considerando le mie precedenti esperienze, e le ho quindi chiesto se non fosse possibile cancellare del tutto la mia registrazione, in modo da permettermi di farne una nuova. La mia interlocutrice, pur solidarizzando pienamente con me, mi ha ulteriormente spiegato che, per annullare la registrazione, dovrei inviare domanda scritta alle Poste (e, mi ha precisato con rammarico, "attendere i tempi di gestione").

Insomma, "una volta dei nostri, per sempre dei nostri". Come la CIA.

Sul serio, la cosa è talmente irritante che diventa divertente. La prossima settimana sarò (grazie al cielo) in ferie: quasi quasi vado in Posta, giusto per vedere che faccia fa il Direttore quando gli chiedo il "riconoscimento forte".

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