lunedì 26 settembre 2011

Lo so, lo so, sono ridicola

Ma il blog è mio, e se non posso usarlo per uno sfogo futile, allora che lo tengo a fare? (- Beh, per esempio potresti scrivere un diario, tenerlo chiuso a chiave sotto il cuscino, e non pubblicarlo su Internet per annoiare la gente Urbi et orbi. - Ehi, nessuno ti obbliga a leggere alcunché, OK? - Infatti non ti legge nessuno. - E che parli a fare, allora?)

Per cui, lo sfogo. Personalmente credo che una delle cose più divertenti nel seguire fedelmente (sc. nell'essere ossessionati da) una serie televisiva sia la capacità di cogliere gli elementi di continuity che gli sceneggiatori (se sono bravi e ci tengono a gratificare i fan) inseriscono nel corso delle puntate. Cose come giochi di parole e gag ricorrenti, o personaggi che tornano in scena dopo tanto tempo, o storyline che rimangono sospese e poi riprendono. Mia cugina, che cita le battute di Friends a memoria, sicuramente concorderà con me. Io mi ricordo epici momenti di continuity in E.R., roba che i neofiti rimanevano a bocca aperta mentre noi, saccenti spettatori della prim'ora, annuivamo con aria di consapevole superiorità (o superiore consapevolezza, che dir si voglia).

Per cui mi irrita non poco il fatto che la continuity di una storia sia mandata a farsi benedire dai produttori per una mera questione di calcolo economico (sc. "abbiamo inserito un personaggio che ha avuto un successo enorme quanto imprevisto, quindi lo dobbiamo tenere in ballo a tutti i costi, anche se all'inizio avevamo immaginato di salutarlo graziosamente dopo tre puntate"). Per voi sarà solo una questione di soldi, cari produttori dei miei stivali; ma noi, noi alle storie e ai personaggi ci siamo affezionati, accidenti!

(Sì, la crisi economica, e la Gelmini nel tunnel, e quello non si dimetterà manco da morto, e non ho ancora trovato la cucina per la casa nuova; i problemi sono ben altri, e sono ridicola. Lo so, lo so.)

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