martedì 20 settembre 2011

Crescere è un lavoro da duri

Di una cosa sono sempre stata e sempre sarò convinta: che diventare adulti non è scontato. Gli anni passano e noi invecchiamo, triste ma vero; "diventare grandi", però, è un'altra cosa. Di sicuro, tutti conosciamo un sacco di persone che, anagraficamente, dovrebbero essere adulte (e sagge) e invece si comportano peggio dei bambini (di sicuro, gran parte di queste persone sono uomini - o presunti tali. Non per niente Peter Pan è un bambino. Maschio).

Notate bene che non sto parlando di comportamenti infantili tipo guardare i cartoni animati, imparare le coreografie delle boy band, saltellare su e giù eccitati quando succede qualcosa di piacevolmente inaspettato (ogni riferimento a fatti e persone che scrivono su questo blog è puramente casuale, *cough cough*) perché sì, questi comportamenti sono infantili (sarebbe infantile da parte mia il tentare di negarlo). Ma secondo me quelle che contraddistinguono l'adulto dal bambino sono, sostanzialmente, due condizioni:
1) l'adulto non pensa che il mondo ruoti intorno a lui;
2) l'adulto sa che il nostro non è un mondo in bianco e nero, ma che ci sono molte scale di grigi.

Chiarisco il primo punto con un aneddoto che ho ripetuto fino alla noia più o meno a tutti quelli che mi conoscono (quindi, vi tocca). Quando ero piccola e l'estate traslocavamo nella casa al mare, mia sorella - più piccola di me - non si convinceva che fossimo arrivati a destinazione finché non ci fermavamo letteralmente sotto casa. Entrare in paese non le bastava, perché per lei il paese era solo casa sua.
Il giorno in cui, affacciata al balcone, ho visto una donna sconosciuta aprire la finestra di fronte e mi sono resa conto, all'improvviso, che il mondo era pieno di donne sconosciute che aprivano le finestre di casa loro, indipendentemente dal fatto che io sapessi o meno della loro esistenza, e anzi totalmente e felicemente ignare della mia esistenza, quello è stato per me il giorno in cui ho iniziato a diventare adulta.

Sul secondo punto sto ancora lavorando. Perché so, a livello teorico, che difficilmente le persone sono del tutto buone o del tutto cattive, che spesso qualcuno ci appare "buono" solo perché fa qualcosa che va a nostro vantaggio e, al contrario, appare "cattivo" quando in qualche modo (volontario o involontario, spesso non per reale malizia ma solo per noncuranza o stupidità) ci crea problemi. So quindi, a livello teorico, che è inutile ed inefficace etichettare le persone come "amici" o "nemici". Ma nella pratica, spesso e volentieri non riesco a impedirmi di essere molto più tollerante, disponibile e paziente con chi ritengo sia "dalla mia parte" e di essere acida, sbrigativa e addirittura scortese con chi invece identifico come un avversario.
L'ho detto, ci sto ancora lavorando.

(Sappiate che state leggendo il millecentesimo post di questo blog. Siate fieri di voi per essere arrivati fin qui. Io lo sono.)

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