No, non parliamo di appetitose e variamente taroccate mozzarelle, bensì delle notizie false che si diffondono in modo virale sul web, con un meccanismo perverso che ho avuto modo di toccare, per così dire, con mano.
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mercoledì 1 luglio 2015
mercoledì 17 giugno 2015
I social network sono il Male?
Mi rendo conto che la cosa può sembrare alquanto ipocrita da parte mia, visto che all'inizio non ho fatto che scagliarmi contro Facebook.
E lo so che Facebook ha tanti difetti, non garantisce la privacy, ti inonda di pubblicità, vende i tuoi dati alle grandi aziende brutte sporche cattive e capitaliste.
Però.
Però questa moda di buttare la croce su Facebook e social network consimili, accusandoli di dare parola agli imbecilli (anzi direttamente di rendere tutti imbecilli), ha anche rotto.
Io ho fatto le scuole quando Facebook era ancora solo nella mente di Dio, anzi quando Internet era ancora solo nella mente di Tim Berners Lee, e anche in quel tempo remoto c'era gente che sapeva copiare intelligentemente, selezionando le fonti e cambiando le parole santocielo, e gente che copiava dagli articoli di Cioè, errori grammaticali compresi. Quindi dire che i social network hanno disabituato i ggiovani a riflettere e sintetizzare è una gran vaccata. Diciamo piuttosto che la scuola, con dei programmi sempre più confusi e tesi al nozionismo più che alla comprensione dei fatti, con degli insegnanti sempre più demotivati, con dei supporti (biblioteche in primis) sempre più inesistenti, ha disabituato i giovani a riflettere e sintetizzare. E parlo di un processo lungo, perché ai miei tempi ancora si parlava di "metodo di studio", ma era una locuzione usata dai nostri genitori per lamentare il fatto che la scuola non insegnasse più un metodo di studio.
Sintetizzando, così facciamo contenti i soloni, non potete lamentarvi dell'incapacità dei giovani a cui poi volete a tutti i costi somministrare le prove Invalsi.
(Della scuola americana, che vanta laboratori teatrali gruppi di dibattito e squadre sportive, sono stati capaci di andare a prendere solo la cosa più contestata di tutte, le prove strutturate.)
Gli imbecilli hanno sempre parlato e purtroppo spesso tenuto banco e guadagnato largo seguito ben prima dell'avvento del web, se no mi dovete spiegare come mai ci siamo sciroppati vent'anni di fascismo quando Benito, lui, non twittava.
Certo, il web è una cassa di risonanza molto più ampia ma permette a tutti di interagire con tutti, per cui se vedo una castroneria posso replicare, posso interagire direttamente con i presunti VIP, e cosa più importante posso contattare altre persone che la pensano come me, o hanno i miei stessi interessi. Per un adolescente timido, magari un po' nerd, magari che vive in un paesello disperso nel nulla e parecchio retrogrado, scoprire che c'è altra gente come te e quindi non sei un anormale è una gran cosa. Credetemi, parlo per esperienza personale dato che è stata una gran cosa anche per me che adolescente non lo sono più.
Se poi vi dà fastidio che Facebook usi i vostri dati personali, non usate Facebook. O non pubblicate dati personali. O prendetevi 2 minuti tra un like a Gigi d'Alessio e una condivisione di gatti per settare le impostazioni della privacy. Se avete capito come si mandano inviti per Candy Crush, maledetti, potete anche capire come funzionano le impostazioni della privacy. Fermo restando che postare foto personali, soprattutto se ci sono bambini per lo mezzo, non è assolutamente una buona idea, e se non ci arrivate da soli decisamente non è colpa di Facebook, è questione di quoziente intellettivo sotto Forrest Gump.
Alla fine, un social network è una scatola: il buono o il cattivo ce lo mettiamo dentro noi. I post che invitano all'odio, le trappole dei pedofili, i falsi inviti che nascondono virus, le catene di S. Antonio, le bufale non nascono spontaneamente e non sono create da bot, ma da esseri umani che magari si nascondono sotto nickname come anni fa si nascondevano dietro lettere anonime. Inutile cadere dal pero. Anche la televisione ha iniziato trasmettendo la prosa e programmi che hanno alfabetizzato milioni di italiani, e adesso ci ritroviamo Maria De Filippi e giornalisti del TG che non azzeccano i congiuntivi. Dubito che la colpa sia dell'elettrodomestico in quanto tale.
Il punto è che non tutto quel che si trova in Rete è oro colato, proprio come non tutto quel che passa in TV è vero, non tutto quel che si legge sui giornali è vero, etc.
Allora, come mai tanto livore? Forse, anche perché Eco non ha detto che i social network danno la parola agli imbecilli, sono i giornalisti dei media "tradizionali" che l'hanno riportata così. E a questo punto uno dovrebbe chiedersi: non è che gli imbecilli la parola se la sono presa da un pezzo, ben prima dell'avvento dei social network?
venerdì 20 luglio 2012
Noioso post di prova
Ricorderete tutti (uh, come no) che ho penato non poco per migrare questo blog su Tumblr (poi sto continuando a scrivere qui e non su Tumblr, ma questa è un'altra storia *).
Alla fine il problema si è più o meno risolto quando ho trovato un servizio che, tramite RSS, trasferisce i post di Blogger su Tumblr. Così mi sono iscritta, ed è tutto andato liscio fino ad oggi, quando questo servizio RSS mi ha comunicato che non riusciva più a raggiungere Tumblr.
Quando ho controllato, ho scoperto due cose: la prima, che il mio account su Tumblr era stato "sospeso"; la seconda, che Gmail non riusciva più ad accedere all'email con cui mi ero iscritta a Tumblr.
(Sono pigra: non mi va di aprire due schede di browser per controllare la posta, quindi ho importato in Gmail tutti i miei indirizzi, compreso quello che uso per registrazioni sparse.)
Sulle prime ho pensato che le due cose fossero collegate, ma poi ho scartato l'ipotesi dato che l'email bloccata era raggiungibile tramite il relativo provider. A quel punto ho contattato gli helpdesk di entrambe le piattaforme, Tumblr e email.
In attesa di risposta, mi sono messa in caccia su Google appurando con gioia altre due cose: la prima, che quando Tumblr ti sospende l'account (di solito per motivi imperscrutabili) è difficile che te lo riattivi; la seconda, che il provider email aveva deciso di impedire l'accesso al suo server POP3 da parte di Gmail.
(Se non sapete cosa sia un server POP3 siete in ottima compagnia: io ne ho un'idea molto vaga, che però di solito mi basta a risolvere eventuali casini, per cui non mi impegno più di tanto ad approfondire.)
Sempre in attesa di risposta dagli helpdesk, mi sono ri-messa in caccia su Google. Avevo infatti da risolvere due problemi: il primo, trovare un modo per risincronizzare l'indirizzo email bloccato con Gmail; il secondo, trovare un modo per sincronizzare Blogger con Twitter, in attesa dell'auspicato ripristino di Tumblr (sono complicata: i miei post vanno da Blogger a Tumblr, di qui a Twitter, di lì a Facebook. Si trattava quindi di bypassare Tumblr).
Alla fine, la soluzione al primo problema si è rivelata la banale impostazione di un filtro che inoltrasse in automatico tutti i messaggi dalla email bloccata a Gmail. Il secondo problema si è invece risolto con l'iscrizione all'ennesimo servizio di sincronizzazione fra social network. Questo funziona con Blogger, Twitter, Facebook e LinkedIn, per cui teoricamente potrei usarlo per collegare questo blog con Twitter e Facebook, e mantenere l'altro servizio RSS solo per sincronizzarmi con Tumblr (che nel frattempo mi hanno ripristinato, giustificando il disguido con un "probabile glitch del server". Vabbeh, allora ditelo che non volete spiegarmi cos'è successo).
Questa soluzione mi pare meno macchinosa della precedente, ma ha il difetto di poggiarsi su due diversi servizi feed. E poi adesso non mi va di smanettare e configurare, quindi, come Rossella, ci penserò domani.
Intanto ho disabilitato il nuovo RSS, controllato che il vecchio abbia ripreso a funzionare, e sto scrivendo questo inutile quanto lungo post per verificare che tutto vada come deve andare. Se sì, potete consolarvi con il pensiero che anche i miei followers/amici di Twitter/Facebook saranno infelicitati dalla comparsa di questo fiume di parole.
* L'altra storia è questa: ci sono delle features su Blogger che mi dispiace perdere, ad esempio il blogroll (e i miei fedeli lettori, ça va sans dire). Per il momento, quindi, resto qui ma continuo a tenere sincronizzato in automatico il blog su Tumblr. Così, se una delle piattaforme fa i capricci, ho l'altra come paracadute. Almeno in teoria.
venerdì 17 febbraio 2012
Autostima (o stupidità, non so, non ho ancora deciso)
Non so se siete già stati abilitati al "Diario" su Facebook, se avete deciso di infischiarvene, se manco avete una pagina Facebook. Io, che sono curiosa come una scimmia, mi ci sono buttata a pesce (uhm, che frase zoologica).
Per il momento, a parte la grafica carina, 'sta nuova cosa del "Diario" mi pare abbastanza una stupidaggine (come del resto è tutto Facebook, a ben pensarci, ma - encore - la bontà di uno strumento sta nel modo in cui lo si utilizza, etc. etc.); però c'è la faccenda della "copertina", che è in pratica un banner, o testata della pagina, personalizzabile come si vuole. E poiché subito sotto compare l'immagine del profilo, parecchi utenti di Facebook si sono sbizzarriti:
La cosa, è ovvio, non mi poteva lasciare indifferente e così, da quando ieri sono stata abilitata al "Diario", mi sono impegnata nella ricerca dell'immagine perfetta per la mia copertina fashion. E trovata l'immagine, con due colpi di Photoshop sono riuscita nell'intento.
L'orgoglio per le mie avanzatissime competenze di computer grafica è durato circa mezz'ora, quando ho trovato i link a non so più quanti servizi per la creazione automatica di copertine.
venerdì 17 aprile 2009
Facebook, non avrai il mio scalpo!
Non faccio che dire che Facebook non mi piace, ma ora che ho trovato un gruppo di "amici" simpatici con cui interagire, sono sempre connessa.
Naturalmente uso Facebook a modo mio, ossia in buona sostanza per diffondere notizie e iniziative antigovernative, rifiutando le richieste di amicizia di gente sconosciuta e ignorando quasi tutti gli inviti, soprattutto quelli del tipo "fai il test..." o "rispondi a una domanda...".
Il rifiuto sistematico è oneroso: pare che la gente non faccia che tirarti addosso di tutto (roba da mangiare, fiori, regali etc.)
Ora però, sempre tramite Facebook (il che è meravigliosa giustizia poetica!) ho scoperto un add-on per Firefox che ti permette di ignorare automaticamente le notifiche delle applicazioni idiote. Lo testo per qualche giorno, e poi vi faccio sapere.
giovedì 29 settembre 2011
Amo avere ragione
Il più delle volte magari non sembra (da quanto tempo non mi faccio le unghie? Non ci pensiamo), ma sono una donna.
Pertanto, amo avere ragione.
(Pertanto, ho sempre ragione.)
Negli ultimi giorni mi sono imbattuta in vari post e messaggi e aggiornamenti di stato su Facebook che lamentavano l'invasività dei social network nella nostra vita. Opinione alla quale mi ribello, perché - cari i miei criticoni - se gli aggiornamenti di stato bimbominkia vi danno tanto fastidio, prima di fare i saccentelli e i culturalmente superiori potreste 1 - chiedervi come mai vi ritrovate degli amici bimbominkia e 2 - cancellare il vostro account Facebook.
(Per inciso: lamentarsi dei social network scrivendo una nota su Facebook mi sembra abbastanza schizofrenico. Et de hoc satis.)
("L'invasività dei social network". Dio, come scrivo bene.)
Peraltro, dato che i social network esistono e un sacco di gente li usa, fare i puristi e ritirarsi in romitaggio reminiscendo i bei tempi in cui il calamo scorreva sulla pergamena mi pare quanto meno controproducente.
(E comunque, sono un dio della scrittura raffinata. Sulla comprensibilità della stessa, discetterò un'altra volta.)
Ora, si dà il caso che tra i miei amici in Facebook io annoveri tre o quattro archeologi militanti (beati loro), i quali utilizzano il social network per passarsi informazioni su dati di scavo, bibliografie aggiornate, attribuzione/datazione di reperti, etc. In pratica hanno costituito una comunità scientifica on line con i controfiocchi.
A dimostrazione del fatto che un mezzo di comunicazione non è buono o cattivo in sé, ma vale quanto quelli che lo adoperano.
Tanto per cambiare, avevo ragione io.
domenica 16 febbraio 2014
Strani incidenti informatici
Le disavventure forgiano il carattere e soprattutto possono servire d'insegnamento a noi ed agli altri; in questo spirito di servizio (ma anche sperando che qualcuno mi possa aiutare) vi racconto l'ennesima débacle tecnologica vissuta dalla sottoscritta, e ovviamente avvenuta nel weekend.
Cerco di farla breve. Qualche giorno fa, mentre navigavo in Internet, Facebook è diventato improvvisamente irraggiungibile. Poi è toccato a Tumblr. Ricaricando la pagina, tutto tornava più o meno normale.
Ho pensato a problemi momentanei della mia connessione, ma non mi sono preoccupata più di tanto visto che, a parte quei siti, per il resto riuscivo a navigare.
Ma col passare dei giorni i siti irraggiungibili sono aumentati di numero.
Venerdì sera mi sono accorta che, mentre da pc Facebook risultava di nuovo down, da smartphone riuscivo a entrarci senza problemi. La cosa stranissima è che lo smartphone era connesso al wifi di casa, esattamente come il pc; il che mi faceva pensare che il problema non fosse la connessione, ma il computer.
In ogni caso ho provato a cambiare le impostazioni dei DNS, poi a ripristinare il pc alla settimana precedente (quando funzionava tutto), ma il problema non si risolveva. Allora mi sono convinta di essermi beccata un virus e ho provato a fare una scansione del sistema. E il pc si è completamente bloccato.
A malincuore (e ormai a notte fonda) mi sono decisa a riformattare.
Il pc riformattato, però, aveva ancora più problemi; riconosceva la connessione wifi, ma dava ancora molti siti come irraggiungibili, mi impediva di scaricare dei file (tipo gli installer di Chrome e Java), rifiutava di installarne degli altri per non meglio comprensibili (per me) problemi di configurazione.
Dopo un po' di tentativi, riavvi e una seconda riformattazione mi sono arresa e rassegnata ad aspettare il lunedì e l'intervento di un tecnico. Per mia fortuna, l'amore mio è più pervicace di me e tanto ha smanettato che alla fine è riuscito ad aggiustare il pc.
Non ho capito bene come ha fatto: mi ha spiegato di aver disattivato il firewall di Windows, e che ha quel punto è riuscito a installare nuovi programmi, ma la navigazione web si è normalizzata solo dopo un paio di riavvii. Per tutta la serata ho navigato in tutti i siti senza problemi e ho reinstallato i miei documenti (tranne quelli che genialmente mi ero dimenticata di backuppare: per fortuna non erano cose importanti).
Questa mattina, però, il problema è tornato tal quale. Impossibile trovare Tumblr, impossibile trovare Google (!), Facebook a singhiozzo (non si carica, si carica in modalità HTML semplice, si carica ma non fa vedere le immagini). Un riavvio non ha sortito effetto alcuno.
La cosa assurda è che l'amore mio sta seduto accanto a me al suo pc, collegato ovviamente al mio stesso wifi; usa Chrome come me e non ha alcun problema.
Mah.
Questa mattina, però, il problema è tornato tal quale. Impossibile trovare Tumblr, impossibile trovare Google (!), Facebook a singhiozzo (non si carica, si carica in modalità HTML semplice, si carica ma non fa vedere le immagini). Un riavvio non ha sortito effetto alcuno.
La cosa assurda è che l'amore mio sta seduto accanto a me al suo pc, collegato ovviamente al mio stesso wifi; usa Chrome come me e non ha alcun problema.
Mah.
venerdì 23 gennaio 2009
A volte ritornano e nessuno glielo ha chiesto

Lo temevo fin dal primo momento, e alla fine le mie peggiori paure si sono avverate: ieri una ex-compagna di liceo mi ha contattato via Facebook.
Che poi, direte voi, Facebook è nato proprio per questo: per rimettere in contatto ex-compagni di scuola e conoscenze che non si vedono da anni e annorum.
Ma dico io, se per 18 anni (diconsi DICIOTTO: metà della mia vita) non abbiamo scambiato nemmeno non dico una telefonata, ma un SMS a Natale, neanche uno dei più squallidi e preconfezionati, un motivo ci sarà.
E allora, che mi contatti a fare? Per aumentare la collezione di amici-figurine?
Odio Facebook.
sabato 19 luglio 2008
Facce virtuali
Me ne ero completamente dimenticata, ma qualche giorno fa avevo mandato un messaggio a Walter Veltroni tramite Facebook. Eggià, perchè Walter ha un profilo in Facebook. Commentare 'sta cosa sarebbe troppo facile, per cui mi astengo.
Il punto è che Walter ha risposto al mio messaggio (!), ovviamente con una mail circolare, in cui il suo ghost writer dice in pratica che:
- in questi mesi hanno fatto un sacco di cose, tra cui bloccare la norma salva Rete4 (?)
- stanno organizzando la mega-manifestazione del 25 ottobre (arrivarci, al 25 ottobre...)
- stanno organizzando una mega-raccolta di firme contro Berlusconi (immagino il terrore di Berlusconi...)
Ma la parte migliore è astutamente lasciata per la fine: la sua non è un'opposizione urlata (capìta la sottile allusione?), ma di lungo respiro.
Altro che lungo respiro: per la sua opposizione ci vorrebbe la respirazione bocca-a-bocca, e non è detto che basterebbe a rianimarla.
Su Facebook Walter mi ha anche fatto una richiesta di amicizia. Ho rifiutato.
Il punto è che Walter ha risposto al mio messaggio (!), ovviamente con una mail circolare, in cui il suo ghost writer dice in pratica che:
- in questi mesi hanno fatto un sacco di cose, tra cui bloccare la norma salva Rete4 (?)
- stanno organizzando la mega-manifestazione del 25 ottobre (arrivarci, al 25 ottobre...)
- stanno organizzando una mega-raccolta di firme contro Berlusconi (immagino il terrore di Berlusconi...)
Ma la parte migliore è astutamente lasciata per la fine: la sua non è un'opposizione urlata (capìta la sottile allusione?), ma di lungo respiro.
Altro che lungo respiro: per la sua opposizione ci vorrebbe la respirazione bocca-a-bocca, e non è detto che basterebbe a rianimarla.
Su Facebook Walter mi ha anche fatto una richiesta di amicizia. Ho rifiutato.
giovedì 29 marzo 2012
Non petita
Dato che ho collegato questo blog a quello su Tumblr, e Tumblr a Twitter, e Twitter a Facebook, sto provando a scrivere qualche post che sia fruibile, oltre che qui, anche su Tumblr e su Twitter (e su Facebook). Da cui un po' di hashtag di troppo, temo. Portate pazienza.
(Questo post, ad esempio, non è conforme)
(Gestire i social network è un impegno concreto, spero di non aver mai il tempo di farlo propriamente, capisc'ammè)
venerdì 28 gennaio 2011
Tornando a bomba su Facebook
All'inizio lo odiavo: mi ci ero iscritta solo per motivi di lavoro (Vero! Mi avevano commissionato un'indagine sul funzionamento dei social network), ma lo reputavo un'emerita idiozia e mi ero ripromessa di cancellarmi al più presto. Poi ho traccheggiato per un po', dato che l'accrocco mi era comunque utile per tenere i contatti con il cuginame sparso per il mondo.
Quindi ho deciso di utilizzarlo a scopi propagandistici, postando link e commenti politici (="Berluska go home"). Adesso mi è utile non solo per fissare appuntamenti con gli amici, ma anche (direbbe Uòlter) come strumento informativo e - ebbene sì - a fini catartici: quando mi prende un attacco d'ansia, mi sfogo con criptici aggiornamenti di stato che nessun altro capisce (credo e spero!), ma che mi sollevano un po' (a volte sfogarsi è tutto).
Le nuove impostazioni della privacy, e qualche plug-in installato in maniera strategica, hanno fatto piazza pulita di quasi tutto il ciarpame; l'unica cosa che ancora non sono riuscita a esorcizzare è il tagging massivo. Ma tutto sommato, la cosa è tollerabile.
In conclusione, devo ricredermi: anche Facebook ha il suo perché. In fondo, la validità di una tecnologia dipende soprattutto dall'uso che se ne fa.
E adesso, parliamo della televisione italiana.
mercoledì 5 marzo 2014
Senza critica
Frank Abagnale Jr., il truffatore interpretato da Leonardo di Caprio in Prova a prendermi, dice di averla potuta sfangare grazie alla naivetè della gente che, negli anni '50 e '60, era propensa a credere senz'altro a quanto veniva raccontato loro. Dice anche che, al giorno d'oggi, non potrebbe più ripetere la sua "carriera", perché la gente ha imparato ad essere diffidente.
Io non so quanto questo sia vero. Basti pensare a quanti ancora sono pronti a fornire le loro credenziali d'accesso all'home banking in risposta alla prima mail (pure sgrammaticata) che gli arriva. L'altra sera, alla cerimonia degli Oscar, Ellen de Generes ha scattato un "selfie" che è subito diventato il più ritwittato di sempre. Credevate davvero che fosse un gesto spontaneo? Pare che la Samsung, produttrice del telefonino usato da Ellen (la quale peraltro nel backstage usava un iPhone), abbia pagato 20 milioni di euro per quello scatto. Evidentemente c'è chi è pronto almeno a considerare l'acquisto di un Samsung solo perché l'ha visto in TV alla cerimonia degli Oscar.
Sempre agli Oscar, Ellen ha fatto arrivare qualche pizza in platea per sfamare i poveri divi. Di nuovo, gesto non spontaneo ma premeditato visto che le pizze erano state ordinate il giorno prima (in effetti mi ero chiesta: come avranno fatto a ordinare e farsi arrivare nel giro di mezz'ora 20 pizze a Los Angeles nella notte degli Oscar, visto che io non riesco a ordinare una pizza di sabato sera qui al paesello?)
Quante volte, sulla vostra bacheca di Facebook, sono comparsi messaggi allarmistici o appelli per qualche malato terminale che si sono diffusi in modo virale senza che nessuno si preoccupasse di verificarli? Ecco, a me pare che dai tempi di Frank Abagnale nulla sia davvero cambiato, e che la gente sia sempre pronta a credere acriticamente a quanto viene messo loro sotto gli occhi.
(Più o meno off topic: ieri ho discusso un po' con i miei giovani cugini, via Facebook, sul diritto all'aborto. Io sono favorevole, cugino A - maschio, sarà un caso? - è ferocemente contrario, cugina B sostiene il diritto dei medici all'obiezione di coscienza. Forse è vero che, come dice cugina B, la complessità dell'argomento non può essere adeguatamente sviscerata in una chat. In ogni caso, a prescindere dalle rispettive posizioni - e dal fatto che ho ragione io - è impressionante come le nostre madri abbiano combattuto per dei diritti che, solo un paio di generazioni dopo, non vengono più non dico sostenuti, ma nemmeno compresi. Anche questa è una conseguenza, e il prezzo da pagare, dell'incultura in cui siamo sprofondati da un paio di decenni a questa parte.)
sabato 11 gennaio 2014
Del mio animo social
Avevo scritto tutto un post sui social network, ma l'ho cancellato perché rileggendolo mi sono resa conto che era lunghissimo e noiosissimo. O sono troppo stringata, o sono verbosa; non conosco giusto mezzo. Uffa.
Quello che volevo dire, comunque, più in breve (spero), è che sono iscritta a un sacco di social network ma alla fine in pratica uso soltanto Facebook, sia perché tre quarti dei miei amici e parenti "del mondo reale" sono anche lì e quindi mi è comodo per contattarli, sia perché è più intuitivo da usare rispetto ad altre cose. O forse così mi pare perché sono ormai abituata ad usarlo.
Avendo sostenuto per anni che "Twitter va usato con lo smartphone, da PC non ha senso", non appena sono entrata in possesso di uno smartphone mi sono scaricata la relativa app. Il problema è che Twitter continua a non avere senso, per me: ho letto un po' di guide, ma la logica di retweet e following e liste continua a sfuggirmi. Idem per Tumblr, che sembra più di ogni altro un social network scritto e gestito in autonomia dagli utenti (i quali, addirittura, realizzano plug in per rimuovere gli aggiornamenti pianificati dagli sviluppatori) e che assolutamente non ho capito come andrebbe usato.
Il punto è che ci sono, evidentemente, regole non ufficiali e non scritte che si apprendono soltanto con l'uso estensivo; ma io non ho tempo per un uso estensivo di tutto, già faccio fatica a stare dietro a Facebook e, credetemi, non ho una pagina movimentata (anche perché fin dall'inizio ho selezionato accuratamente i miei contatti, ho impostato la privacy al massimo e blocco all'istante qualunque portatore di spam).
Quindi il 90% dei miei account giace abbandonato e negletto, e ciò mi spiace perché istintivamente sento che esplorare a pieno il potenziale di cose tipo aNobii e Pinterest potrebbe essere molto interessante. Ma è chiaro che usare con proprietà più di due social è un impegno a tempo pieno, non a caso c'è chi lo fa di mestiere e ha tutto il mio rispetto.
A pensarci, se cambiassi lavoro e mi mettessi a fare l'amministratore di account social riuscirei senz'altro a soddisfare la mia curiosità. Ma non avrei risolto niente comunque, perché non avrei più tempo, a quel punto, per gestire i miei account personali.
(Non credo che il post mi sia riuscito meno noioso dell'altro, ma almeno è più corto)
Quello che volevo dire, comunque, più in breve (spero), è che sono iscritta a un sacco di social network ma alla fine in pratica uso soltanto Facebook, sia perché tre quarti dei miei amici e parenti "del mondo reale" sono anche lì e quindi mi è comodo per contattarli, sia perché è più intuitivo da usare rispetto ad altre cose. O forse così mi pare perché sono ormai abituata ad usarlo.
Avendo sostenuto per anni che "Twitter va usato con lo smartphone, da PC non ha senso", non appena sono entrata in possesso di uno smartphone mi sono scaricata la relativa app. Il problema è che Twitter continua a non avere senso, per me: ho letto un po' di guide, ma la logica di retweet e following e liste continua a sfuggirmi. Idem per Tumblr, che sembra più di ogni altro un social network scritto e gestito in autonomia dagli utenti (i quali, addirittura, realizzano plug in per rimuovere gli aggiornamenti pianificati dagli sviluppatori) e che assolutamente non ho capito come andrebbe usato.
Il punto è che ci sono, evidentemente, regole non ufficiali e non scritte che si apprendono soltanto con l'uso estensivo; ma io non ho tempo per un uso estensivo di tutto, già faccio fatica a stare dietro a Facebook e, credetemi, non ho una pagina movimentata (anche perché fin dall'inizio ho selezionato accuratamente i miei contatti, ho impostato la privacy al massimo e blocco all'istante qualunque portatore di spam).
Quindi il 90% dei miei account giace abbandonato e negletto, e ciò mi spiace perché istintivamente sento che esplorare a pieno il potenziale di cose tipo aNobii e Pinterest potrebbe essere molto interessante. Ma è chiaro che usare con proprietà più di due social è un impegno a tempo pieno, non a caso c'è chi lo fa di mestiere e ha tutto il mio rispetto.
A pensarci, se cambiassi lavoro e mi mettessi a fare l'amministratore di account social riuscirei senz'altro a soddisfare la mia curiosità. Ma non avrei risolto niente comunque, perché non avrei più tempo, a quel punto, per gestire i miei account personali.
(Non credo che il post mi sia riuscito meno noioso dell'altro, ma almeno è più corto)
venerdì 30 gennaio 2009
Imbecilli
Vi ho già detto quanto odio Facebook? Si, eh? Beh, mi ripeto. Lo odio non solo perchè all'improvviso rispunta dal nulla gente mai più sentita da anni, che ti professa sempiterna amicizia; ma anche perchè la trappola infernale in questione sta diventando il ricettacolo dei più grandi idioti che abbiano popolato il nostro ridente pianeta.
Prima i fan di Totò Riina & C.; poi quelli degli stupri di gruppo (beh, se sono così amanti del genere possiamo sempre farglielo provare in prima persona...); adesso un altro genio ha creato una pagina dedicata a coloro che vogliano uccidere Vladimir Luxuria.
Se mi serviva giusto una spintarella per cancellarmi da Facebook, bene: adesso l'ho avuta. Ma prima penso che pubblicherò a mia volta una pagina, dedicata a coloro che vogliano picchiare con una roncola tutti questi spiritosoni.
E ovviamente, questa è la scusa perfetta per giustificare le prossime venture leggi di censura della Rete.
OK, facciamo DUE roncole.
OK, facciamo DUE roncole.
giovedì 23 agosto 2012
Prove di stalking
Saprete che, qualche settimana fa, sul web si è diffusa la notizia (con conseguente allarme e minaccia di rivolta degli utenti) che i maggiori social network avrebbero chiesto ai propri utenti una conferma di identità. Niente più pseudonimi, in altre parole.
Personalmente, ritengo che usare un nickname sia una delle cose più divertenti di Internet; scegliere un alter ego in base al proprio carattere, ai propri interessi, in fondo è sì un modo di nascondersi, ma anche di rivelare una parte di se stessi che si ha qualche ritegno a manifestare "in chiaro". D'altro canto, così vivo io il mio nickname ma capisco che ci sono altri utilizzi, molto meno "benevoli", di fronte ai quali misure più o meno restrittive della privacy appaiono ragionevoli, se non addirittura necessarie.
Queste considerazioni sull'uso dei nickname mi hanno condotto a riflettere su quanto, consapevolmente o meno, riveliamo di noi anche quando ci nascondiamo dietro un avatar.
Ad esempio, uno dei blogger che seguo dice spesso di avere un cognome insolito, senza però mai citarlo, e si è meravigliato quando più di uno tra i suoi lettori lo ha rintracciato in Rete. Forte delle mie letture "gialle", mi sono cimentata anche io nell'indagine e mi ci è voluta non più di mezz'ora per individuare curriculum vitae, foto e profilo Facebook del soggetto in questione.
Quali indizi ho seguito? Beh, innanzitutto l'anagramma di nome e cognome che il malcapitato aveva incautamente diffuso in un post. Non sono brava con gli anagrammi (ho troppa poca pazienza), ma certe lettere permettono ben pochi accostamenti; inoltre altri post mi avevano fornito importanti indicazioni sulla presenza o meno di consonanti raddoppiate. E' stata quindi solo questione di pochi tentativi, e ovviamente di Google.
Ma avrei potuto seguire anche altre strade, visto che del blogger conoscevo, ad esempio, professione ed area geografica di residenza; anzi, qualunque altra persona più ferrata di me in geografia (e non è difficile) avrebbe cominciato senz'altro di lì visto che il blogger è generoso in fatto di menzione (ancorché criptata) e descrizione di luoghi.
Ora sto resistendo alla tentazione di andarmi a rileggere i miei vecchi post, e verificare quanto sarebbe facile risalire alla mia identità solo basandosi su quello che ho scritto. Facilissimo, immagino, dato che non ho il proposito di nascondermi e ho scelto un nickname, per l'appunto, solo perché mi divertiva l'idea. Non per niente ho collegato il blog al mio profilo Facebook, in cui mi presento con nome e cognome "anagrafici".
Quello che potrei fare, invece, è rintracciare amici parenti e conoscenti del blogger di cui sopra. Anche su questi ho tante informazioni, non penso mi ci vorrebbe molto. E, ecco, questa è una cosa che mi preoccupa perché io ho scelto di "espormi" sul web, ma le persone di cui parlo non hanno fatto la stessa scelta, e l'idea di averli inconsapevolmente messi in piazza, loro malgrado, mi scatena tutta una serie di problemi etici.
domenica 25 luglio 2010
For dummies
Come responsabile - ancora per poco, per fortuna - del sito web aziendale, è mio compito far sì che per gli utenti sia facile navigare e acquistare (soprattutto acquistare!) dal sito. Quindi mi studio, con i tecnici, di scrivere pagine e procedure che siano di utilizzo semplice, evidente ed immediato.
A prova di scemo, insomma.
Lo scemo però mi batte sempre, a riprova del fatto che davanti allo schermo la persona normodotata non legge: compila campi a casaccio.
Un pezzo grosso dell'azienda mi ha chiesto aiuto per iscriversi a Facebook. Non per settare le impostazioni della privacy, cosa obiettivamente complicata (io ho cercato e seguito un tutorial), ma per iscriversi.
Ora, il form di iscrizione su Facebook è fatto così:
Vi sembra problematico?
(Che poi, con che faccia chiedi a una dipendente, in orario lavorativo, di aiutarti a iscriverti a un social network che userai ovviamente per farti i fatti tuoi? Sic, transeat.)
Naturalmente la storia non finisce qui, perché il tipo il giorno dopo è tornato: tentando di accedere al suo profilo, ne aveva "accidentalmente" creato un altro.
Cioè, invece di inserire email e password nei campi per il log in (come gli avevo spiegato), ha ricompilato daccapo il form di registrazione.
D'altro canto, come non sbagliarsi in presenza di una pagina così complicata e confusa?
lunedì 27 febbraio 2012
Persistenza (o cocciutaggine che sia)
Operazione trasloco, nuova puntata.
Dopo un paio di pomeriggi trascorsi a googlare come una disperata, e varie mail scritte, alla ricerca di aiuto (che arriva sempre: sarò fortunata, ma sul web incontro sempre gente fantastica), in un inglese che definire stentato è dire poco, la nostra eroina è riuscita a fare quanto segue:
1) trovare un sistema per trasferire tutti i suoi post da Blogger a Tumblr (a rate, perché Tumblr non permette di pubblicare più di 100 post alla volta, ergo per trasferire tutto tutto il blog mi ci vorrà una decina di giorni);
2) collegare Blogger a Tumblr: ora ogni volta che pubblico qui, il post dovrebbe trasferirsi automaticamente (tag e tutto, spero) su Tumblr. Faremo la prova ultima definitiva proprio con questo post;
3) collegare Tumblr a Twitter;
e infine 4) collegare Twitter a Facebook. Olè.
Quindi, in linea puramente teorica, una volta scritto un post qui, esso dovrebbe rimbalzare per fatti tuoi su (quasi) tutti i miei account social (lascio fuori Google+ e Diaspora, per i quali ho alzato bandiera bianca).
(Sì, sono iscritta a tutto, praticamente)
(E per fortuna non ho tempo di partecipare a community forum e quant'altro. Per il momento)
Potrei anche accontentarmi di questo risultato. Ma tutto l'ambaradàn è iniziato perché volevo trasferirmi armi e bagagli su Tumblr, salutando le simpatiche e arancioni pagine di gestione di Blogger e dandovi appuntamento alla nuova casetta.
So che su Tumblr non si possono lasciare commenti, ma d'altro canto non è che ne raccogliessi centinaia di migliaia. Tumblr offre altre funzionalità che al momento mi paiono più interessanti da sperimentare. Né intendo abbandonare del tutto Blogger, altrimenti non avrebbe senso darsi tanta pena per trovare il modo di collegare tutto.
Fatto sta che, ad oggi, non ho ancora trovato il modo di far scorrere il traffico in senso contrario (da Tumblr a Blogger).
Oddìo, il modo ci sarebbe se Tumblr permettesse di lavorare con i feed RSS.
Chissà se da Twitter o da Facebook riesco a passare su Blogger. Uhm. Ora indago.
domenica 22 novembre 2009
Lo stato delle cose
Non faccio più propaganda politica sul blog come prima. Non mi sto autocensurando, anzi: ho aperto un account Tumblr (trovate il link in alto nella pagina, se vi interessa) e tra quello e il mio profilo Facebook vi assicuro che sono monotematica e scatenatissima.
Solo che mi annoia ripetere le stesse cose su Tumblr, su Facebook e sul blog.
E poi, che cosa potrei scrivere qui che non abbia già scritto per commentare le ultime nefandezze dei nostri beneamati politici? Cito in ordine sparso: il "processo breve" (aka "prescrizione celere"), la privatizzazione dell'acqua, la morte di Stefano Cucchi, le mancate dimissioni di Cosentino, le inutili manfrine di Fini, lo stato pietoso dell'informazione su TV e giornali.
Possiedo un vocabolario piuttosto nutrito, ma anche i sinonimi di "disgusto" finiscono, prima o poi.
giovedì 4 marzo 2010
I sondaggi della libertà
Avevo cominciato per gioco, ma adesso la vicenda si fa appassionante. Ve la riassumo:
1) questa mattina alle 8.30 circa, seguendo un link da Facebook, ho votato in un sondaggio del Club della Libertà: Esclusione PDL dalle liste regionali: è giusto?
Al momento in cui ho votato, il SI' era al 98,8% e la data di chiusura del sondaggio era il 7 marzo prossimo (in Rete ci sono screenshot che possono dimostrarlo)
2) intorno alle 13.30 torno a controllare il sondaggio, e lo trovo chiuso... il 3 marzo, ossia ieri. E tutti i voti di oggi, allora? Comunque il SI' vince con il 98,7% (purtroppo non ho fatto screenshot)
3) dopo qualche minuto (non più di un quarto d'ora) ricontrollo: ora il sondaggio è riaperto, chiuderà alla mezzanotte di oggi 4 marzo. Le percentuali sono sempre quelle, 97,8% per il SI' e 2,2 per il NO.
4) a questo punto intensifico i controlli e alle 14.15 scopro che il NO è passato al 10,5%, mentre il SI' è sceso all'89,5%. Una variazione di otto punti in mezz'ora? I berluscones devono aver serrato i ranghi! Sono proprio bravi, soprattutto perché riescono a votare senza il pulsante che permette di farlo!
Non è neppure possibile lasciare commenti (stamattina invece sì, l'ho fatto). Se questa è la loro idea di "sondaggio", non meraviglia che non rispettino le scadenze.
E alle 14.54, dopo aver diffuso un po' la notizia su Facebook, ecco cosa trovo:
E alle 14.54, dopo aver diffuso un po' la notizia su Facebook, ecco cosa trovo:

Che commenti vuoi fare, in effetti?
lunedì 24 marzo 2014
Serata dentro
(in realtà è una mattina dentro, ma mi prendo una licenza poetica per mantenere il pendant con il post precedente)
Nel weekend abbiamo organizzato un pranzo a casetta con gli amici. Eravamo una ciurma di gente, ma come dicevo a un'amica via Facebook "fino a 12 persone siamo omologati". Ormai la nostra organizzazione è collaudatissima.
Infatti il pranzo è filato liscio, se non si considerano piccoli problemi logistici (tipo sbagliare a calcolare i tempi di riscaldamento della lasagna e servirla fredda, *ahem*) e gag degne di Benny Hill più che dei Monty Python (tipo andare sul terrazzo per cuocere la carne alla brace e farsi accidentalmente chiudere fuori).
Ma abbiamo di buono che impariamo dai nostri errori, e quindi difficilmente qualcosa del genere ricapiterà in futuro. Io, ad esempio, stavolta ho vigilato come un falco per evitare che qualche posata (placcata d'argento!) finisse buttata per errore nella spazzatura.
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