venerdì 23 gennaio 2015

Addio PEC

Un mezzo di comunicazione fondamentale per qualunque amministrazione pubblica, perché coniuga la semplicità d’uso della posta elettronica con le garanzie fondamentali che devono caratterizzare la comunicazione istituzionale.
Chi parlava con tanto trasporto della PEC, meno di cinque anni fa? Ma sì, era proprio lui, l'allora ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che trionfalmente declamava
50 milioni di italiani, ovvero tutti i maggiorenni dotati di codice fiscale, se lo vorranno avranno diritto ad attivare gratuitamente la loro Posta elettronica certificata.
(Costo dell'appalto per l'attivazione e la gestione delle caselle: 25 milioni di euro, più altrettanti per il rinnovo del servizio.)

Ecco, qualcosa da allora deve essere andato storto perché, a quanto pare, finora sono stati attivati circa 2 milioni di indirizzi (che, a dire il vero, a me non sembrano pochissimi) e solo il 20% di questi risulta aver effettivamente inviato una mail (beh, questo dato in effetti è abbastanza deprimente). L'Agenzia per l'Italia Digitale, organismo che non so bene a cosa serva se non a farci pagare qualcos'altro, ha quindi deciso di tagliare il ramo secco (che era già nato morto, chiosa Wired) e ha quindi graziosamente comunicato che
Dal 18 marzo al 17 luglio 2015 non sarà più possibile inviare nuovi messaggi ma sarà comunque ancora possibile ricevere nuovi messaggi (ad esempio risposte a messaggi inviati prima del 18 marzo). Dal 18 luglio al 17 settembre 2015 sarà possibile accedere alla propria casella solo per leggere (ed eventualmente salvare sul proprio PC) i messaggi già ricevuti. Dal 18 settembre 2015 non sarà più possibile accedere alla propria casella.
Dopo di che,
Tutti gli utenti CEC-PAC che ne faranno richiesta potranno usufruire gratuitamente, per un anno, di un indirizzo di PEC rilasciato da uno dei gestori PEC accreditati presso AgID. A partire dal secondo anno, per gli utenti che vorranno mantenere la PEC i costi da sostenere saranno quelli praticati sul mercato dai diversi gestori accreditati (attualmente i prezzi medi sono di circa 5 euro all’anno).
"A pesare sul mancato decollo del servizio - secondo alcune interpretazioni - la mancanza di obblighi vincolanti con relativa sanzione per le amministrazioni inadempienti, che ha poi fatto sì che gli enti abbiano preferito rimanere fedeli alla comunicazione via Internet se non addirittura a quella più tradizionale via raccomandata A/R.  Inoltre non è stato mai definito, da parte delle PA, un piano di attivazione dei servizi web, tra cui la Cec-Pac rientra. Con il risultato che al cittadino non è dato sapere a che cosa serva, nella pratica, lo strumento."

Aggiungerei il fatto che la procedura per attivarla, 'sta PEC, era decisamente farraginosa (ricordo quale odissea fu per me), tant'è vero che risultano circa 500mila indirizzi "prenotati" ma non attivati (immagino le scene da tregenda alle Poste).

Personalmente, faccio parte del 20% di utenti che hanno usato la PEC e devo dire che una buona decina di viaggi in qualche ufficio pubblico me li ha risparmiati. Tanto che meditavo di comprare un nuovo indirizzo, ma mi sorge il dubbio: se la PEC viene dismessa dallo Stato, ciò significa che non varrà più come strumento per dialogare con la PA? E' un punto da approfondire.

(La dismissione del servizio PEC farà risparmiare, a quanto leggo, circa 19 milioni di euro. Che però resteranno in dotazione dell'Agenzia per l'Italia Digitale, per portare avanti i programmi di Crescita Digitale - cosa sia, se vi va, lo scoprite qui; a me, vi dirò, pare fuffa - e in particolare il progetto Identità Digitale. Aiuto.)

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