giovedì 17 ottobre 2013

Il mattino ha l'oro in bocca

Nel libro che sto leggendo in treno, l'autore a un certo punto dice che le storie da raccontare non gli mancano mai, che riesce a tirar fuori spunti praticamente da ogni cosa. Io devo essere lo Yin al suo Yang (o viceversa), perché non riesco a tirar fuori spunti praticamente da niente. 

I corsi di scrittura creativa prescrivono, non a caso, un rigoroso allenamento; bisogna imporsi di scrivere qualcosa ogni giorno, per prendere l'abitudine. Immagino, però, che ciò che si intende davvero sia "scrivere qualcosa di decente ogni giorno". Io cancello il 90% di quello che scrivo, quando lo rileggo. Ma forse sono ipercritica: se fossi Moccia, per esempio, non avrei ancora pubblicato manco un libro.

Una cosa che mi sta frullando in capo da un po', in effetti, è scrivere un romanzo collettivo. Non intendo propriamente "a quattro mani"; intendo qualcosa simile a un gioco che forse qualcuno di voi avrà fatto. Si riunisce un gruppo di persone, una di loro comincia a raccontare una storia (può essere anche una semplice frase, tipo "C'era una volta un re") e ciascuno degli altri, a turno, deve proseguire come più gli aggrada. Non so in realtà se è questa la struttura con cui lavorano i Wu Ming, o dei vari concorsi di romanzo collettivo che sulla loro scia stanno proliferando in giro (del resto, io non sono un tipo originale: se lo fossi, i libri potrei scrivermeli da sola). Però a me interesserebbe fare così, uno comincia e gli altri proseguono.

Mi frulla l'idea perché io non sono brava a inventare storie (tendo anche a ripetermi, non so se l'avete notato) ma credo di essere brava a integrarle. Per dire, quando leggo un libro o guardo un film che mi appassiona, mi capita di infilare nella trama un altro personaggio, totalmente da me inventato e solitamente basato su come vorrei essere, e proseguire la storia per fatti miei.

(Solo di recente ho scoperto con sollievo che questa cosa si chiama fanfiction, è un vero e proprio genere letterario praticato da milioni di persone, e dunque non sono una pazza solitaria, sono soltanto pazza.)
(Peraltro, le 50 sfumature di eccheppalle nascono come fanfiction, l'autrice si è ispirata - pare - alla saga di Twilight. Il che dimostra che le fanfiction sono un vero e proprio genere letterario che, in quanto tale, contiene in sé eccelsi capolavori e boiate pazzesche.)

Quando partecipavo alla community tolkeniana, anni e anni prima che Jackson cominciasse a preparare L'Hobbit, un gruppo di iscritti - tra cui la qui presente - scrisse una sceneggiatura tratta dal libro. Iniziammo col decidere quali episodi cassare dalla trama (troppo lunga per un film, e infatti Jackson ci ha dato ragione) e quali includere (anche spuri: io ho insistito fino allo sfinimento per un cameo di Legolas, e infatti Jackson mi ha dato ragione), quindi siamo partiti a descrivere le varie scene, a definire i dialoghi, a modificare, perfezionare, limare. Ognuno contribuiva alla discussione, finché non si arrivava a una versione condivisa e approvata. E' stato divertente: inoltre, se uno di noi tendeva a scivolare nell'horror o nel romanzo rosa, gli altri erano pronti a raddrizzare la nave.

Insomma, se qualcuno volesse cominciare una storia, così senza un perché ma con la curiosità di sapere come e dove andrà a finire, ne possiamo parlare. 

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