mercoledì 8 luglio 2009

Non se ne può parlar di meno

Una collega, che di recente ha partorito, è passata oggi in ufficio con il pupo. Il quale per un po' ha dormito, poi ha frignato, poi si è riaddormentato. Insomma, ha fatto quello che ci si aspettava da lui.

Le altre colleghe - e anche qualche collega maschio - sono andati in visibilio. Io, come al solito (quasi tutte le donne ancora fertili in azienda hanno avuto la bella idea di restare incinte nell'arco di un anno e mezzo, e di portare poi la creatura in ufficio) ho finto doveroso interesse, ma dentro di me non ci ho trovato proprio niente di straordinario o di emozionante. La verità è che dei bambini appena nati mi dà fastidio anche l'odore. Guardavo la collega col bebè in braccio e pensavo: "Meno male che non sono io!"

Ora, io ho sempre sostenuto che non sarei mai stata la tipica fanciulla innamorata che affibbia nomignoli zuccherosi al suo "lui" e lo tempesta di messaggini... E adesso sono così melensa da farmi schifo.
Ma da questo a ricredermi sui bambini, ce ne corre.

martedì 7 luglio 2009

Scrittura creativa

E' un'idea ricorrente, che a intervalli più o meno regolari e più o meno ravvicinati mi rimbalza in testa: mi piacerebbe scrivere un libro.
E più vado in libreria, più vedo libri di Moccia (ma anche Corona ha scritto un libro, l'ho visto una volta in edicola - il libro, non Corona) e più mi dico che in effetti se l'ha fatto lui, perchè io no?

Ogni tanto comincio: mi frugo in testa alla ricerca di un'idea, almeno di uno spunto vagamente originale che non sia platealmente scopiazzato dai miei libri preferiti. Di solito non mi viene in mente NIENTE; allora comincio a scrivere pensieri sconnessi, dicendomi che l'essenziale è cominciare, superare il blocco della pagina bianca e vedere dove mi porta il flusso della scrittura stessa.

Flusso un corno: resisto per pochi paragrafi, due o tre al massimo, prima di rendermi conto che sono estremamente banale e per nulla interessante. La verità è che non sono brava a raccontare, le mie descrizioni sono scontate, i dialoghi forzati e gli anni dell'Università - quando era vitale "allungare il brodo" - hanno lasciato il segno; se non uso tre aggettivi alla volta (rafforzativi, verbosi e inutilmente ripetitivi) mi sembra che alla frase manchi un pezzo.
Forse il mio è un eccesso di autocritica, ma sic stantibus rebus mi sembra davvero improbabile che io arrivi a scrivere un libro.

Comunque ci tengo a rassicurarvi su un punto: non tenterò mai di pubblicare i post di questo blog.

venerdì 3 luglio 2009

Colte al volo

- E tu, sei fidanzata?
- Io sono sempre single d'estate, ricordati!

Avrei voluto dirlo io!

Ai clandestini colpevoli di essere uomini e donne in cerca di dignità e agli Italiani e Italiane che hanno ancora il senso del diritto, diciamo due cose: noi speriamo che muoiano presto coloro che li perseguitano e da parte nostra combatteremo questa ignominia di cui proviamo vergogna e che disprezziamo come disprezziamo coloro che l’hanno votata.
don Paolo Farinella, Genova
(la versione integrale è qui)

giovedì 2 luglio 2009

Airport 2009

Ammetto che, se si è soprappensiero e di fretta, ci si possa sbagliare, per una volta, e prendere al volo l'autobus sbagliato. O anche il treno sbagliato. Tu arrivi in stazione, vedi il treno che si mette in moto, lo rincorri e ci sali, e ti rendi conto solo dopo che non era il tuo in orario, ma quello prima in straritardo.

L'aereo, ecco, quello mi sembrava impossibile da mancare. In primo luogo si suppone che uno arrivi con largo anticipo in aeroporto, tra check in e controlli di sicurezza etc. Quindi dovrebbe avere il tempo per controllare la carta d'imbarco, verificare sul tabellone dei voli che il gate non sia nel frattempo cambiato (a me una volta è successo e sono stata io ad avvisare la signorina al gate!), andare al gate giusto e verificare ancora sul monitor del gate.

Monitor che è siffatto (almeno a Fiumicino): in alto, in grande, c'è la destinazione dell'aereo che sta per partire: c'è l'orario dell'imbarco; e quando l'imbarco comincia, accanto alla destinazione compare anche una simpatica vignetta di omini che salgono a bordo.
Difficile confondersi con la destinazione successiva che compare, con relativo orario, negletta e piccola in basso nel monitor.
Almeno così credevo.

Eppure ieri una signorina (straniera, ma che Bari non sia Ancona mi pare evidente in qualsiasi lingua) si è sbagliata, all'imbarco la cosa è sfuggita e l'hostess è dovuta venire a tirar giù la malcapitata dalla navetta.

mercoledì 1 luglio 2009

Come eravamo

In trasferta di lavoro a Roma.

E come sempre lungo il tragitto da Fiumicino mi ritrovo a chiedermi come fossero, all'epoca degli antichi Romani, i luoghi che attraverso. C'erano piccole casuzze di campagna o ville aristocratiche? Erano campi coltivati o pascoli, o zone totalmente abbandonate e incolte? Il piccolo avvallamento tra due alture, a un certo punto della strada, poteva essere un tempo il letto di un fiumiciattolo?

Le stesse cose che mi domando, del resto, quando sono a casa mia: in un quartiere che ancora 50, 60 anni fa era "come si dice" tutto campagna. A voi non piacerebbe poter viaggiare nel tempo per vedere come si presentavano i paraggi di casa vostra secoli fa? E' un'idea che mi ha sempre affascinato (non per niente, dopo tutto, ho studiato archeologia).