lunedì 26 maggio 2014

Quando stiamo andando (aka Angelica analizza il voto)

Potevo farvi mancare la mia analisi del voto? Ovvio che no.
Cercherò di essere il più obiettiva possibile, anche se sono abbastanza delusa perché ho votato M5S e Matteo Renzi mi sta parecchio antipatico. Comunque (vado per punti alla Scalfari):

  1. Il PD ha vinto, il M5S ha perso, Forza Italia ha limitato i danni. E su questo non ci piove.
  2. Sulla sconfitta del M5S ha pesato, a mio parere, un fondamentale errore di impostazione della campagna elettorale. Scagliarsi contro l'inettitudine e l'avidità di chi governa poteva andare bene finché si stava fuori dal Palazzo, e difatti ha portato al successo delle Politiche. Ora però il M5S sta a Palazzo da parecchio tempo, e non è riuscito a concretizzare (o a comunicare) dei risultati della sua opposizione. La gente, in pratica, ha cominciato a chiedersi: che vi abbiamo eletti a fare? E non ha avuto una risposta plausibile (io, ad esempio, ho votato M5S ma con molta meno convinzione che alle Politiche; allora volevo votare M5S, ieri non volevo votare PD).
  3. Ciò non vuole necessariamente dire che la strategia da "duri e puri", del "non ci alleiamo con nessuno", fosse a prescindere fallimentare, ma che è sembrata fine a se stessa, non si è tramutata in vantaggi per gli italiani (anche la restituzione dei rimborsi elettorali non ha avuto effetti percepibili).
  4. Ha pesato anche l'inesperienza che però, dopo vari mesi di lavoro, non può più funzionare come giustificazione. Lo stesso fatto di non rilasciare immediatamente, già nella notte, un comunicato di presa d'atto della sconfitta elettorale è un grave errore tattico. Quando le truppe sono allo sbando occorre che i comandanti ne riprendano subito il controllo, altrimenti lo sbando continua fino alla dissoluzione dell'esercito.
  5. Altro errore: sottovalutare l'importanza della TV in un Paese dove l'opinione pubblica si forma soprattutto tramite la TV. Anche qui, la strategia dei "duri e puri" non ha premiato e le varie eccezioni (in primis Grillo da Vespa) hanno solo confuso militanti e attivisti.
  6. Sempre non come giustificazione, ma come dato di fatto, va riconosciuto che TV e giornali hanno sparato contro Grillo e il M5S a palle incatenate, mentre hanno esaltato ogni starnuto di Renzi. Ma la cosa era prevedibile e, da parte del M5S, andava prevista progettando opportune contromosse.
  7. Renzi ha vinto con un messaggio che, dicevano secondo me giustamente su Twitter, ricorda quello del Berlusca dei tempi d'oro: rassicurazioni, diminuzione delle tasse, 80 euro e via andando. In pratica ha detto agli italiani quello che volevano sentirsi dire, e gli italiani per l'ennesima volta se la sono voluta bere. Se volessi fare una battuta cinica, direi che l'ampio consenso dato al PD mi conferma nella mia idea che non si dovesse votare PD.
  8. Altra battuta letta su Twitter che sintetizza bene ciò che penso: "per vincere, la sinistra doveva smettere di comportarsi da sinistra. Missione compiuta". Sui temi dei diritti civili, ad esempio, il PD vergognosamente tace. (A chi sostiene che i diritti civili in questo momento di crisi non sono un tema importante, vorrei ricordare che saremmo un Paese democratico e per la democrazia i diritti civili sono IL tema più importante, punto.)
  9. La mia più grande preoccupazione è che adesso Renzi è stato legittimato da un voto popolare, e c'è poco da fare: è uscito dalle Europee grandemente rafforzato sul piano nazionale. Adesso aspettiamoci sfracelli: vedrete che torneranno da subito a bomba con l'Italicum, e con chissà quale altra castroneria a seguire. Purtroppo, la certezza che tra pochi mesi potrò uscirmene con un sonoro "io ve l'avevo detto" non mi consola per niente.
  10. Va notato che l'Italia è in netta controtendenza rispetto agli altri Paesi che hanno sonoramente mazzolato i partiti di governo, dando fiducia ai nazionalisti anti-europeisti. Potrei aprire una simpatica riflessione sul fatto che gli italiani si lamentano dell'euro e poi votano in massa l'unico partito pro-euro, ma preferisco chiudere con una domanda-trabocchetto: siamo proprio sicuri che il voto italiano sia in controtendenza?

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