giovedì 3 settembre 2015

Chi gioca in porta nella #specificaformazionesociale?

Bene, come promesso (perché non sono un politico e quindi mantengo) eccomi a voi con il primo pippone post-estivo. Che poi, a rileggere un po' i post precedenti (stanno proliferando le P ma vi giuro che non lo faccio apposta), i pipponi non si erano mai veramente fermati. Pazienza, problemi vostri che leggete (continuo ad allitterare con le P ma davvero, mi vengon fuori loro).

Dunque pippone su uno dei miei argomenti favoriti, ovvero l'inverecondo blocco della legge sulle unioni civili che adesso si sono inventati di chiamare "specifiche formazioni sociali". Così nessuno capisce che si parla di matrimonio, e i preti sono contenti.

Io, credetemi perché non sono neanche lontanamente sarcastica, davvero non capisco che problema ci sia a parlare di matrimonio per l'ufficializzazione dell'unione di una coppia gay. E non lo capisco perché a mia volta mi sono sposata da poco.

Con l'amore mio convivevamo già da qualche anno, e quando lui mi ha proposto di ufficializzare (ché di questo si trattava) all'inizio ho tentennato. Un po' perché non tanto mi andava di sposarmi in chiesa (lui però ci teneva), un po' perché lo ritenevo inutile dato che, tra me e lui, già ci eravamo promessi di amarci rispettarci e sostenerci nella buona e nella cattiva sorte, in salute e malattia, fin che morte etc.
Mi sono convinta, più che altro, perché ufficializzare ci avrebbe garantito vari diritti che la semplice convivenza non altrimenti formalizzata non garantisce.

Dunque ci siamo sposati.
Ed è uno dei ricordi più belli della mia vita, perché è stato il momento in cui, circondati da tutti coloro che ci vogliono bene (singolarmente e come coppia), abbiamo festeggiato la fortuna di esserci trovati e innamorati e di aver deciso di condividere tutto da allora in poi.
Senza contare la gioia di poter dire agli altri "ti presento mio marito" perché non c'è niente da fare, è diverso dal dire "ti presento il mio compagno". Almeno, a me suona diverso ed ho potuto scegliere liberamente se fare questo passo o meno.
E allora mi domando, a quale titolo e per quale forma di crudeltà mentale io dovrei negare ad altre persone, adulte consenzienti innamorate e cittadine italiane esattamente come me, di provare la stessa gioia? Perché il mio può essere definito matrimonio senza che nessuno batta ciglio e quello di due uomini, o di due donne, no? Visto che sono la stessa cosa, perché non si possono chiamare allo stesso modo ma nel secondo caso bisogna inventare un giro di parole arzigogolato e il più possibile asettico?

Il PD sostiene che 'sta faccenda della "specifica formazione sociale" vuole essere un richiamo all'art. 2 della Costituzione e che pure il matrimonio è una specifica formazione sociale. Resta il fatto che il matrimonio continua ad esser chiamato matrimonio e prima di ieri, se qualcuno avesse parlato di formazione sociale, tutt'al più sarebbe venuta in mente la foto della Nazionale di calcio che si fa prima dei mondiali. Io richiamerei piuttosto l'art. 3 della Costituzione, quello per cui la Repubblica deve tutelare i diritti dei cittadini senza alcuna distinzione di credo, di razza, di stato sociale etc. Tutelare, non concedere, perché i diritti non si concedono; casomai si riconoscono, come sarebbe ora di fare, e si negano, come da troppo tempo stiamo facendo.

(scusate l'hashtag nel titolo, sto facendo una prova tecnica)

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