sabato 6 giugno 2015

Viaggi estemporanei, grandinate estemporanee, post meno estemporanei

Giorni fa, profittando di una festività nazionale il cui senso un po' mi sfugge visto che
- un casino di esercizi commerciali sono comunque rimasti aperti e
- non capisco perché si celebri con una parata militare la ricorrenza di una pacifica votazione referendaria,
io e l'amore mio siamo andati a passare un paio di giorni a Villetta Barrea (AQ).

Il giorno prima della partenza l'amore mio è finito al Pronto soccorso, ma poi siamo partiti lo stesso perché siamo due incoscienti.

Io a Villetta Barrea non ero mai stata, mentre l'amore mio vi aveva campeggiato anni fa, e appena arrivati - prima ancora di passare dall'albergo - mi ha portato a visitare il campeggio, in un dolce quanto evitabile momento amarcord.
Se con ciò sperava di convincermi a campeggiare, in un prossimo futuro, ha commesso un gravissimo errore di calcolo. Sono una persona molto trasparente, quindi credo che fossero evidenti sul mio volto le mie opinioni in materia, sintetizzabili in fondo in due parole: "col cazzo".

L'albergo, quando alfine ci siamo arrivati e se si esclude una presenza francamente eccessiva di marmocchi urlanti, era carino e pulito. Ottimo il ristorante, come abbiamo potuto appurare il giorno dopo.
Al nostro arrivo, infatti, il ristorante era impegnato per una festa di comunione che, come da prassi, andava avanti fin dal mattino. Ne eravamo stati avvertiti, ma ci eravamo detti che, trovandoci in zona turistica, non sarebbe stato un problema trovare un altro posto in cui cenare.

Difatti nel raggio di 25 km abbiamo trovato solo due ristoranti aperti: uno era strapieno per un banchetto e i camerieri sembravano sull'orlo del suicidio collettivo, l'altro benché con molti tavoli liberi era a quanto pare "tutto prenotato, e poi noi proponiamo un menu degustazione e facciamo un solo servizio quindi no, anche se tornate più tardi non vi possiamo accogliere".
La conseguente filippica dell'amore mio sull'incapacità del Sud di sfruttare il suo potenziale turistico è stata interrotta dall'avvistamento di una pizzeria, per fortuna aperta, per fortuna con un tavolo disponibile, per fortuna con un'ottima pizza.

Da questo momento in poi è filato tutto liscio. Ora non vi sto a tediare, anche perché è la quinta volta che riscrivo questo post cercando di tagliare corto, ma ci tengo a menzionare alcune cose:
- il fatto che ha grandinato tre volte nello spazio di 18 ore, la prima delle quali mentre eravamo in viaggio e grandinava così forte che non abbiamo assolutamente capito dove fossimo;
- il fatto che, oltre un numero abnorme di cavalli e mucche, abbiamo avvistato uno scoiattolo un topolino di campagna e un daino (o forse era una cerbiatta), quest'ultimo fermo a 5 cm scarsi dal mio finestrino; peraltro era notte e il fatto che io abbia visto uno scoiattolo e un topolino di notte ha dell'incredibile e fa onore al mio oculista e al mio ottico;
- il fatto che abbiamo comprato quantità indegne di formaggio e miele, e quantità appena più degne di vino e rosoli locali;
- il fatto che dopo aver mangiato per due giorni come se non ci fosse un domani abbiamo ritenuto necessario deviare nel viaggio di ritorno di circa 40 km per andare a pranzare in una trattoria di nostra conoscenza;
- ma, soprattutto, il fatto che quando siamo andati a fare una romantica passeggiata a Barrea by night siamo stati seguiti per tutto il borgo da un cagnetto randagio che non ha fatto che scodinzolare e guardarci con occhi imploranti, e ovviamente ho dovuto fare io la parte della cattiva, visto che l'amore mio l'avrebbe preso caricato in macchina e adottato senza pensarci due volte.
(Mi ha salvato in extremis la considerazione che, data la festa nazionale di cui sopra, sarebbe stato impossibile far visitare, spulciare e vaccinare il cane. Il piano strategico per contrabbandarlo in hotel e fargli il bagno l'avevo già elaborato.)

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