venerdì 22 maggio 2015

La grande americanata

Ieri, complice il passaggio televisivo, riflettevo su La grande bellezza che (forse l'avevo già scritto) a me non piace per niente. Lo trovo un film privo di senso, con una sceneggiatura banalissima. Credo che sia piaciuto tanto all'estero, fino a vincere vari premioni (Oscar, Golden Globe etc.), perché promuove una rappresentazione dell'Italia come un paese pieno di luoghi e monumenti meravigliosi, ma popolato di cialtroni. Cioè esattamente come ci vedono all'estero.

(Non che la rappresentazione sia del tutto falsa, eh. Ma decisamente semplifica la realtà, non per nulla gli americani ci sono andati a nozze)

L'ulteriore riflessione che ho fatto leggendo la sinossi su Wikipedia (ché a vedere il film fino alla fine non ce l'ho fatta nemmeno stavolta, la sovraesposizione di Servillo mi dà sui nervi) è che in questo film gli unici personaggi degni di redenzione sono gli uomini: Servillo, appunto, e Verdone. Le donne, vedasi la semplificazione di cui sopra, o sono zoccole o sono sante: per assumere una connotazione positiva devono morire o farsi suore. Tertium non datur.

Tanto basta, secondo me, per bocciare il film inderogabilmente.

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