mercoledì 4 marzo 2015

Il ministro Giannini e la sua idea di libertà

Uno Stato veramente democratico, uno Stato sano dovrebbe considerare la pubblica istruzione una priorità. Anzi, LA priorità.

Perché una pubblica istruzione aggiornata ed efficiente significa che i cittadini più intelligenti, dotati di talento e motivati possono andare avanti, indipendentemente dalle possibilità economiche della loro famiglia, fino a raggiungere i posti di più elevata responsabilità, e quindi la governance del Paese, che non potrà che giovarsene.
E significa che tutti i cittadini possono farsi una cultura tale da renderli comunque individui produttivi e consapevoli, in grado di leggere un giornale o guardare un programma di approfondimento e farsi un'opinione, e andare a votare per i propri rappresentanti con cognizione di causa, e contribuire a realizzare una società davvero civile e progredita.

Quindi uno Stato davvero democratico dovrebbe impegnarsi per creare una scuola pubblica d'elite, dotata tra l'altro di strumenti d'avanguardia, connessione wi-fi a banda ultralarga, computer per tutti gli studenti, laboratori linguistici con insegnanti madrelingua, docenti in aggiornamento continuo (e periodicamente esaminati per valutarne le competenze), con orari decenti e stipendi adeguati, edifici costruiti ad hoc, a norma e che non rischino di crollare sulle teste degli studenti.

A questo punto, chi volesse mandare i figli comunque a una scuola privata - che garantisca, che so, l'insegnamento del bridge o della scherma o della lingua cinese o della religione cattolica - potrebbe farlo, ovviamente a spese sue ché lo Stato già finanzia - grazie alle tasse di tutti - un'ottima scuola pubblica (e laica, non dovrebbe essere necessario precisarlo).

Viceversa, uno Stato fintamente democratico, il cui interesse non è formare cittadini consapevoli bensì avere a che fare con una massa di caproni addormentati incapaci di leggere un libro e pronti a bersi qualunque sciocchezza, che venga da un illustre sconosciuto seminudo su un'isola tropicale o dal politico di turno che non sa nemmeno usare il congiuntivo, ecco: uno Stato siffatto lascerà andare a rotoli la scuola pubblica, anzi si adopererà attivamente per distruggerla con riforme una più rovinosa dell'altra, nel contempo finanziando - grazie alle tasse di tutti - le scuole paritarie, nella maggioranza dei casi di stampo fondamentalista cattolico, dove cioè gli studenti vengono educati alla cieca obbedienza, al conservatorismo, al consociativismo e giacché ci sono a coltivare i pregiudizi più retrivi.

Il tutto avendo la faccia tosta di sostenere che finanziare le scuole paritarie, abbassandone così le rette e dando modo anche ai meno abbienti di frequentarle, è "libertà di scelta".

La prossima volta che devo andare da qualche parte, invece di prendere l'autobus prenderò il taxi, anzi prenderò un'auto a noleggio, di quelle lucide con gli interni in pelle e l'autista in abito scuro, e poi chiederò il rimborso al Governo visto che nell'usare il più costoso servizio privato invece del più economico servizio pubblico non ho fatto che esercitare la mia libertà di scelta.

(Scusate, ma sono incazzatissima - e anche preoccupatissima, visto che non una voce si è levata a protestare contro questo ennesimo scempio.)

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