mercoledì 27 novembre 2013

Troppo presto, troppo tardi

Stiamo cantando vittoria troppo presto. Troppo presto perché sono gli interessi - neanche di partito; quelli personali - a farla da padrone, e l'appartenenza a questo o quello schieramento non garantisce nulla, voto palese o segreto che sia. C'è sempre chi pagherebbe per vendersi. C'è sempre chi si crede più furbo  degli altri ed è pronto a intessere complicate e occulte strategie che alla fine peggiorano le cose per tutti - anche per lo stratega.

Troppo presto perché lo stato pietoso in cui ci troviamo (lo stato pietoso dello Stato in cui ci troviamo) non è certo conseguenza del comportamento di una sola persona; e quindi abbattere quella persona, o illudersi di averla abbattuta, non risolve proprio niente. Curare il sintomo non significa curare la malattia. Gli italiani amano essere sotto padrone perché i servi non hanno responsabilità, e nel momento in cui rinnegano il padrone gli possono attribuire tutte le colpe, assolvendosi da tutte le colpe. 

Purtroppo non è così che funziona. E vada come vada tra mezz'ora, qui se non ci diamo tutti una mossa non cambierà proprio niente.

1 commento:

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