venerdì 11 giugno 2010

...e forza Sudafrica

Sfinita dal caldo sahariano, tanto per restar nel continente mi sono schiantata sul divano a guardare i mondiali di Sudafrica. Ho acceso la TV giusto in tempo per il gol dei padroni di casa contro il Messico.

Poi magari alla fine della partita il Messico, favorito, vincerà e così questo post assumerà il sapore di una gufata pazzesca. Però vedere l'esultanza della panchina sudafricana, e l'incredulità dello stesso marcatore, è stato bellissimo. Per un momento mi hanno fatto credere di nuovo alla possibilità di uno sport pulito, all'orgoglio di rappresentare la propria nazione, alla palla rotonda che è rotonda e a tutte queste ingenuità che neanche in Holly e Benji. 

Forza Ghana

Ecchequa, la legge bavaglio è servita. Della serie: non vi bastano i soldi per una bella vacanza in Oriente? Vi portiamo la Birmania qui, e poi non dite che non vi pensiamo!
Eppure sembra che il mondo vada avanti lo stesso, il sole sorge e la vita continua. Azz se continua! Problemi e problemucci come se piovesse, la cosa sembra fatta apposta per distrarre dalle vicende politiche.

E la cosa più agghiacciante, secondo me, è che tanta gente manco se ne accorgerà del bavaglio: sono abituati al TiggiUno o al TiggiCinque, o addirittura al TiggiQuattro. Le notizie? E chi le ha mai viste e sentite?

Poi oggi iniziano i Mondiali di calcio. Ai tempi una vittoria di Bartali evitò la guerra civile, ora basta che Lippi&Co. arrivino ai quarti. E possono far passare di tutto.
Speriamo che li eliminino al primo turno, va'. Anche se la faccenda dei premi devoluti al Comitato 150° Unità d'Italia è pregevole.

lunedì 7 giugno 2010

Marco on air / 103

passaparola

Ritorno al passato

Dicono che l'olfatto (e il gusto) sia il senso della memoria. Venerdì scorso, in riva al mare, ho mangiato una focaccia che mi ha riportato alle estati della mia infanzia, quando andavamo a far la spesa con la nostra mamma e la imploravamo, ogni volta, di comprarci la pizza al metro dal "Rosso". Lei diceva implacabilmente di no (certo che ne doveva avere di pazienza per resistere ai capricci di tre bimbette coalizzate), ma in rari miracolosi casi cedeva. Quell'agognato quadrato di pizza che a stento riuscivamo a reggere nelle manine e a mangiare camminando (ce ne finiva più in faccia che in bocca) era la summa di ogni trasgressione.

E così mi sono rivista venerdì, ma con i miei occhi da adulta. Ogni tanto penso che mi piacerebbe tornare in quei posti dove sono stata da piccola, e ogni volta mi riprometto di non tornarci mai più.

domenica 6 giugno 2010

Quelli che in auto ascoltano Čajkovskij

Cinque segni dell'arrivo delle mie sorelle dall'estero

  1. La pattumiera è riempita in spregio ed aperta sfida a qualsivoglia legge fisica sull'incomprimibilità dei solidi;
  2. Il lavello ospita un'interessante replica della Torre di Pisa, composta esclusivamente da stoviglie sporche;
  3. Ci sono 3 persone in casa, e 7 bicchieri usati sul top della cucina;
  4. La mia auto a idrogeno è parcheggiata in modo creativo. Come dite? Non credete che io abbia un'auto a idrogeno? Le mie sorelle invece ne sono fermamente convinte: il serbatoio della benzina è vuoto;
  5. Sul desktop del mio PC compaiono strane icone: se non vedete miei post nei prossimi giorni, forse un virus si % &//£Jgy£?? h&0 /(&££DFFC%(

giovedì 3 giugno 2010

Prove tecniche di autocontrollo

Immaginate di avere una passione sfegatata per un personaggio pubblico.

Non un attore/modello/calciatore/tronista (vivaddio), ma una persona intelligente, colta, ironica, con quel pizzico di sarcasmo quando serve; uno che ha pronta la battuta giusta al momento giusto, dotato di grande integrità (almeno così appare, poi non è che io lo conosca, mannaggia).
Ah, e anche molto fascinoso, con due occhi azzurri... Azz.

No, non si tratta di Maurizio Gasparri (anche se la descrizione potrebbe indurre in inganno).

Ora, io sono innamoratissima dell'amore mio (capito amore mio?), quindi rimango a livello di pura e semplice ammirazione per le doti intellettuali del soggetto (che occhi, però).
L'ammirazione però è TANTA.

Bene, ora immaginate di venire in possesso, per lavoro, del suo indirizzo privato di email. Quello che usa lui, che legge lui proprio lui e a cui risponde lui, proprio lui e solo lui.

Che fareste al posto mio?