giovedì 6 novembre 2014

La caduta (tanto per fare una citazione cinefila)

Grazie al combinato disposto di stivali fashion dalla suola liscia e marciapiede bagnato, oggi venendo in ufficio sono scivolata e caduta per la strada come un sacco di patate. Niente, un momento stavo camminando pensando ai fatti miei, e subito dopo mi sono ritrovata seduta per terra con la mano sinistra dolorosamente piegata al mio fianco.
Proprio oggi che mi ero messa la gonna. Ah, Murphy.

Per fortuna un gentile passante mi ha aiutato a rialzarmi, perché da sola non ce l'avrei fatta. Non che - meno male - io abbia riportato chissà quali danni; credo di essermi contusa il polso (non slogato, riesco a muoverlo anche se a fatica) e la chiappa sinistra a quest'ora è probabilmente diventata blu (essendo più che imbottita mi ha preservato, però, da guai maggiori), ma incredibile dictu non mi sono nemmeno sfilata le calze. Congiunture favorevoli della sfiga.

Quello che mi preoccupa, perché lo interpreto come ennesimo segno dell'età ormai avanzata, è lo stato di assoluta confusione in cui il mio cervello è sprofondato a seguito della caduta, e che -  senza l'intervento del gentile passante di cui sopra - mi stava addirittura impedendo di rialzarmi da terra. Perché non è che non sia mai scivolata prima, anzi dato il mio connaturato senso dell'equilibrio l'eventualità più rara è che io rimanga in piedi (come questo si sposi con il mio amore per le passeggiate in montagna ve lo lascio immaginare), ma di solito - viste, appunto, l'abitudine e la lunga pratica - mi rialzo senza quasi batter ciglio.

Stavolta, invece, sono rimasta in stato confusionale per parecchi minuti - niente di grave, eh, intendiamoci: sono riuscita comunque con relativo agio a riprendere il cammino, arrivare in stazione e salire sul treno - e quando la scarica di adrenalina si è esaurita ho cominciato a sudare copiosamente. Adesso, polso dolente e probabile lividaccio sul treno inferiore a parte, è passato tutto; ma non posso fare a meno di chiedermi se, d'ora in poi, non farei meglio a portarmi al seguito un bastone (di rinunciare agli stivali fashion dalla suola liscia, ovviamente, non se ne potrebbe parlar di meno).

mercoledì 29 ottobre 2014

Reazione indotta

Da un po' di tempo in ufficio giace, e non chiedetemi come ci sia arrivata, una rivista dal titolo "Il dalmata libero".

E ogni volta che la vedo, l'unica cosa a cui mi riesce di pensare è:

lunedì 27 ottobre 2014

Zombie

La dipartita di Splinder mi ha privato di molti dei miei blog preferiti. Uno, in particolare, che era in verità già stato abbandonato dalla sua autrice, ma io continuavo a leggere e rileggere gli stessi post (che vi devo dire, mi piacevano e mi facevano ridere) sperando nel suo ritorno.
Poi, per l'appunto, defungimento di Splinder e addio.
O così credevo.

Pochi mesi fa, in maniera del tutto fortuita, scopro Wayback Machine.
Manco dirlo, il primo sito che vado a cercare è quel blog. Di cui, in effetti, trovo salvate alcune pagine... Poche, e non quelle con i miei post preferiti.
Una persona normale si sarebbe rassegnata. Io mi sono lambiccata il cervello per capire se c'era un altro modo di recuperare il blog, o di rintracciare l'autrice, basandomi sugli indizi lasciati en passant nei suoi vari racconti.
Credo che gli stalker comincino proprio così.

Ieri, distrutta dopo le pulizie domestiche "a fondo" di fine settimana (non ho più l'età, decisamente) mi sono lasciata stramazzare sul divano e, in mancanza di meglio, sono tornata su Wayback Machine e a quel blog.
Per scoprire con delizia che una particolare "cattura" delle pagine aveva i link dell'archivio funzionanti, per cui il blog è tutto leggibile.
Il ritorno dai morti, davvero.

Inutile dire che, quando l'amore mio è passato a prendermi per andare a farci una pizza, mi ha trovato placidamente seduta sul divano a rileggermi tutto il blog.

venerdì 24 ottobre 2014

Mi censurano

Ancora non ho ben capito come funziona Twitter, e per la verità non è che mi ci stia applicando più di tanto: è un'attività time consuming, e anche se mi intriga parecchio al momento non posso dedicarmici.

Una delle cose che ho capito finora, comunque, è che su Twitter vale la pena di seguire non tanto e non solo chi la pensa come me, ma anche e soprattutto chi la pensa diversamente. Oltre alla possibilità di contraddirli e fare polemica (che, ormai mi conoscete, mi garba assai), trovo sia salutare scontrarsi ogni tanto con posizioni diverse.

Con i blog, invece, è diverso perché quelli che seguo, più o meno, hanno tutti qualcosa in comune con me. Semplificando, quasi tutti i blogger che seguo mi stanno simpatici mentre parecchi degli utenti Twitter che seguo mi stanno discretamente antipatici.

Avrete notato il "quasi", perché in effetti seguo un paio di blog i cui autori spesso e volentieri mi danno fastidio. Ma per la faccenda dello scontrarsi con posizioni diverse, continuo a seguirli.

Il primo, ho il sospetto che nutra posizioni fascistoidi (sospetto, perché potrebbe darsi che faccia del sarcasmo così sottile da scavalcarmi del tutto), e a parte questo si atteggia molto a superman, il che mi innervosisce. Probabilmente perché anche io tendo a fare la signorina-so-tutto, e quindi un comportamento simile da parte di un'altra persona non può che darmi ai nervi.

Anche la seconda blogger "antipatica" è del genere so-tutto-io, ma quelli che mi danno molto più fastidio sono i suoi atteggiamenti censori, per cui chi non la pensa come lei è eraso dal blog. Come lo so? Beh, in genere su questi blog io lurko, ossia leggo ma non commento, proprio perché so che - per carattere - finirei per scatenare polemiche e nella maggior parte dei casi non ne vale la pena. In un caso, però, ho commentato e discusso - in maniera più che civile, ve lo assicuro, e non ricordo nemmeno di preciso su quale argomento, credo su una dichiarazione controversa di Grillo che era stata peraltro riportata in maniera capziosa dalla stampa - e sono stata zittita in maniera piuttosto brusca dall'autrice.

E vabbeh, ci sta, il blog è tuo e puoi gestirlo come ti pare.
Però.
Però un paio di giorni fa è comparso un nuovo post su una sentenza della Cassazione su cui l'autrice non era d'accordo.
Casualmente, è una sentenza che mi interessa per faccende personali e dunque, essendo informata sulla situazione "dall'interno", ho ritenuto utile lasciare un commento - sempre civilissimo e pacatissimo, ve lo assicuro - esponendo il mio punto di vista.
Il mio commento non è stato pubblicato.

Siccome amo dare sempre il beneficio del dubbio, ho lasciato un secondo commento del tipo "forse il mio primo commento è andato perso, dicevo che..." Pure di questo non c'è traccia.

Ora, io capisco che, appunto, il blog è tuo e te lo gestisci tu e puoi decidere quali commenti pubblicare e quali no, ma che senso ha? Non è molto più logico - e divertente - pubblicare anche commenti in dissenso - purché civili, lo stra-ribadisco - e poi argomentare contro?