domenica 25 luglio 2010

For dummies

Come responsabile - ancora per poco, per fortuna - del sito web aziendale, è mio compito far sì che per gli utenti sia facile navigare e acquistare (soprattutto acquistare!) dal sito. Quindi mi studio, con i tecnici, di scrivere pagine e procedure che siano di utilizzo semplice, evidente ed immediato.
A prova di scemo, insomma.
Lo scemo però mi batte sempre, a riprova del fatto che davanti allo schermo la persona normodotata non legge: compila campi a casaccio.

Un pezzo grosso dell'azienda mi ha chiesto aiuto per iscriversi a Facebook. Non per settare le impostazioni della privacy, cosa obiettivamente complicata (io ho cercato e seguito un tutorial), ma per iscriversi.
Ora, il form di iscrizione su Facebook è fatto così:
Vi sembra problematico?

(Che poi, con che faccia chiedi a una dipendente, in orario lavorativo, di aiutarti a iscriverti a un social network che userai ovviamente per farti i fatti tuoi? Sic, transeat.)

Naturalmente la storia non finisce qui, perché il tipo il giorno dopo è tornato: tentando di accedere al suo profilo, ne aveva "accidentalmente" creato un altro.
Cioè, invece di inserire email e password nei campi per il log in (come gli avevo spiegato), ha ricompilato daccapo il form di registrazione.
D'altro canto, come non sbagliarsi in presenza di una pagina così complicata e confusa?

venerdì 23 luglio 2010

Strategie di marketing

Il mese prossimo la mia città sarà teatro delle qualificazioni europee per il basket (incredibile dictu, qualcosa si muove nel sonnolento Sud-est?).

Per l'occasione, nelle strade al di sopra dei cestini dei rifiuti  sono stati montati dei cartelli che riproducono il tabellone del canestro, con slogan acconci quali "Questo non mancarlo".
Risultato: cestini strabocchevoli e strade mai così pulite.

Quando si dice: vogliamo essere presi per fessi.
Marketing, appunto.

giovedì 22 luglio 2010

Critica costruttiva

Ieri ben due persone mi hanno fatto i complimenti per l'ironia, le argomentazioni e il linguaggio ricercato che dispiego (appunto) in questo blog. Sono in brodo di giuggiole.

(Delle due persone, una è mia zia.
L'altra è mia cugina.
Ma cavolo, tutta l'Italia si regge sul nepotismo: mica possiamo sempre fare eccezione.)

venerdì 16 luglio 2010

Del perché dovrò farmi 1 km. sotto il sole, a piedi

Ho avviato una pratica presso il Comune.
Cinque mesi fa.
(Le ultime parole famose: - Ma quanto tempo ci vuole per chiudere la pratica? - Un paio di mesi, non di più...)

Il mese scorso - oh, stupore! - il funzionario addetto mi telefona, e mi avvisa che sta per inviarmi gli atti.
Due settimane dopo lo richiamo: non ho ancora ricevuto nulla, ci sono problemi? No, nessun problema, a giorni riceverò tutto.
La settimana scorsa sollecito di nuovo e chiedo di parlare con l'addetto al protocollo. Non si può, il protocollo è computerizzato - urca! - ma posso stare tranquilla, a giorni riceverò tutto.
Uhm, questa l'ho già sentita.

Oggi, alquanto alterata, sollecito di nuovo. Poi ho un lampo di genio: il Ministrino della Pubblica Amministrazione non ci ha rotto l'anima decantando le mirabilie della PEC, Posta Elettronica Certificata, con la quale si semplificano e velocizzano le pratiche burocratiche a tutto vantaggio del privato cittadino? E io, privata cittadina, non ho forse la mia brava PEC? Certo che ce l'ho! Ordunque, il funzionario addetto non può inviarmi la comunicazione via PEC?

No, perché quell'ufficio non è attrezzato con la PEC. Se proprio ho fretta posso passare io stessa a ritirare la pratica in ufficio.
(Fax? Non diciamo eresie, il fax non è un documento ufficiale.)

Ed ecco perché oggi, con 35°C all'ombra e umidità al 75%, dovrò fare circa 1Km. sotto il sole, a piedi.

mercoledì 14 luglio 2010

Il sogno di stanotte

Non sono una psicologa, ma ugualmente (o forse proprio per questo!) nel sogno di stanotte riconosco vari appigli al mondo reale. Altre cose, invece, non so da dove vengano e le lascio quindi alla libera interpretazione.

Dunque ero a casa mia, in partenza per Roma per lavoro. Mia madre mi sollecitava: rischiavo di perdere l'aereo. Ma io, con inusitata sicumera (ah, come scrivo bene!), la rassicuravo: la navetta per l'aeroporto mi ci avrebbe condotto in pochi minuti, l'avevo già provata più volte e tutto era andato bene.
[E fin qui: l'interno della casa era simile al mio ufficio, l'esterno alla mia scuola media, a Roma per lavoro in aereo ci vado in effetti spesso, ma non con la navetta che è di là da venire. E di solito vado in aeroporto con ore di anticipo]

Uscivo quindi di casa, ma subito mi rendevo conto di aver dimenticato la borsa, e dovevo tornare indietro di corsa, con il timore di perdere la navetta e quindi l'aereo. Prendevo l'ascensore, già pieno di gente, che però invece di salire a casa scendeva, e si rivelava essere la famosa navetta viaggiando, come in un film di fantascienza retrò, in una specie di tubo pneumatico trasparente.
[Mi capita spesso di uscire di casa e tornare indietro perché ho dimenticato qualcosa, ma il peggio che mi può succedere è di perdere l'autobus! L'ascensore è quello della clinica in cui è ricoverato mio padre]

Nella navetta-ascensore cominciavo ad agitarmi: niente borsa, niente documenti e senza documenti come avrei fatto a prendere l'aereo? Chiamavo casa con il telefonino, nella speranza che qualcuno riuscisse a raggiungermi all'aeroporto con la borsa; ma mi rendevo conto che non ce l'avrebbero mai fatta, e comunque il traffico pauroso bloccava la navetta (alla faccia del tubo pneumatico), con il che potevo dare per perso l'aereo.
Allora dicevo a mia madre, al telefono, di chiamare il mio ufficio per avvertire che non sarei partita per Roma, e di millantare una mia malattia. Tornata mestamente a casa, mia madre si preoccupava che la menzogna potesse essere scoperta, ma io la rassicuravo mostrandole che non c'era verso che qualcuno potesse accorgersi che non ero malata.
[Mi agito sempre per la possibilità di inconvenienti, ma di solito li scongiuro sempre perché - essendo ansiosa - controllo e ricontrollo tutto al limite della paranoia. Non ho mai mentito sulle assenze dall'ufficio, sia perché mi assento di rado, sia perché per fortuna ho una "capa" molto comprensiva]

Credo che il sogno significhi qualcosa di preciso, non foss'altro che perché ne conservo un ricordo così vivido.

martedì 13 luglio 2010

Coiffure

Avete presente quando la mattina vi pettinate, e avete i capelli pieni di nodi e allora dai e dai con il pettine, ma con metodo e delicatezza per non strapparsi i capelli, e pian pianino sentite che il nodo si sta sciogliendo; è ancora lì ma diventa sempre più piccolo, e sapete che tra poco scomparirà del tutto e sarete a posto?

Ecco, io oggi mi sento così.