Visualizzazione post con etichetta cose su cui riflettere (ma anche no). Mostra tutti i post
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venerdì 2 settembre 2016

Ella vive!

Questa mattina mi sono ritrovata ad arrovellarmi sul concetto di "mezzi pubblici". Il fatto è che per andare al lavoro prendo il treno, su una linea gestita da una società privata. In questo caso si può parlare di "mezzo pubblico"? "Pubblico", cioè, si riferisce all'utenza (chiunque può usare quel mezzo) o alla gestione (ente pubblico vs. privato)?

La questione mi ha tenuta (inutilmente) impegnata per parecchi minuti. Questo giusto per darvi un esempio di come "funziona" il mio cervello.

[Sì, sono ancora in circolazione. No, non ho ancora "ufficialmente" abbandonato il blog, anche se trovo ancora meno argomenti del solito su cui scrivere. Ma non mi va di chiuderlo, sia perché ci sono affezionata sia perché ci sono cose che preferisco tenere qui, e non perdere nel mare magnum di Facebook e Twitter.]

mercoledì 17 giugno 2015

I social network sono il Male?

Mi rendo conto che la cosa può sembrare alquanto ipocrita da parte mia, visto che all'inizio non ho fatto che scagliarmi contro Facebook.
E lo so che Facebook ha tanti difetti, non garantisce la privacy, ti inonda di pubblicità, vende i tuoi dati alle grandi aziende brutte sporche cattive e capitaliste.
Però.

Però questa moda di buttare la croce su Facebook e social network consimili, accusandoli di dare parola agli imbecilli (anzi direttamente di rendere tutti imbecilli), ha anche rotto.

Io ho fatto le scuole quando Facebook era ancora solo nella mente di Dio, anzi quando Internet era ancora solo nella mente di Tim Berners Lee, e anche in quel tempo remoto c'era gente che sapeva copiare intelligentemente, selezionando le fonti e cambiando le parole santocielo, e gente che copiava dagli articoli di Cioè, errori grammaticali compresi. Quindi dire che i social network hanno disabituato i ggiovani a riflettere e sintetizzare è una gran vaccata. Diciamo piuttosto che la scuola, con dei programmi sempre più confusi e tesi al nozionismo più che alla comprensione dei fatti, con degli insegnanti sempre più demotivati, con dei supporti (biblioteche in primis) sempre più inesistenti, ha disabituato i giovani a riflettere e sintetizzare. E parlo di un processo lungo, perché ai miei tempi ancora si parlava di "metodo di studio", ma era una locuzione usata dai nostri genitori per lamentare il fatto che la scuola non insegnasse più un metodo di studio.
Sintetizzando, così facciamo contenti i soloni, non potete lamentarvi dell'incapacità dei giovani a cui poi volete a tutti i costi somministrare le prove Invalsi.
(Della scuola americana, che vanta laboratori teatrali gruppi di dibattito e squadre sportive, sono stati capaci di andare a prendere solo la cosa più contestata di tutte, le prove strutturate.)

Gli imbecilli hanno sempre parlato e purtroppo spesso tenuto banco e guadagnato largo seguito ben prima dell'avvento del web, se no mi dovete spiegare come mai ci siamo sciroppati vent'anni di fascismo quando Benito, lui, non twittava.
Certo, il web è una cassa di risonanza molto più ampia ma permette a tutti di interagire con tutti, per cui se vedo una castroneria posso replicare, posso interagire direttamente con i presunti VIP, e cosa più importante posso contattare altre persone che la pensano come me, o hanno i miei stessi interessi. Per un adolescente timido, magari un po' nerd, magari che vive in un paesello disperso nel nulla e parecchio retrogrado, scoprire che c'è altra gente come te e quindi non sei un anormale è una gran cosa. Credetemi, parlo per esperienza personale dato che è stata una gran cosa anche per me che adolescente non lo sono più.

Se poi vi dà fastidio che Facebook usi i vostri dati personali, non usate Facebook. O non pubblicate dati personali. O prendetevi 2 minuti tra un like a Gigi d'Alessio e una condivisione di gatti per settare le impostazioni della privacy. Se avete capito come si mandano inviti per Candy Crush, maledetti, potete anche capire come funzionano le impostazioni della privacy. Fermo restando che postare foto personali, soprattutto se ci sono bambini per lo mezzo, non è assolutamente una buona idea, e se non ci arrivate da soli decisamente non è colpa di Facebook, è questione di quoziente intellettivo sotto Forrest Gump.

Alla fine, un social network è una scatola: il buono o il cattivo ce lo mettiamo dentro noi. I post che invitano all'odio, le trappole dei pedofili, i falsi inviti che nascondono virus, le catene di S. Antonio, le bufale non nascono spontaneamente e non sono create da bot, ma da esseri umani che magari si nascondono sotto nickname come anni fa si nascondevano dietro lettere anonime. Inutile cadere dal pero. Anche la televisione ha iniziato trasmettendo la prosa e programmi che hanno alfabetizzato milioni di italiani, e adesso ci ritroviamo Maria De Filippi e giornalisti del TG che non azzeccano i congiuntivi. Dubito che la colpa sia dell'elettrodomestico in quanto tale. 

Il punto è che non tutto quel che si trova in Rete è oro colato, proprio come non tutto quel che passa in TV è vero, non tutto quel che si legge sui giornali è vero, etc.
Allora, come mai tanto livore? Forse, anche perché Eco non ha detto che i social network danno la parola agli imbecilli, sono i giornalisti dei media "tradizionali" che l'hanno riportata così. E a questo punto uno dovrebbe chiedersi: non è che gli imbecilli la parola se la sono presa da un pezzo, ben prima dell'avvento dei social network?

mercoledì 27 maggio 2015

E dire che sembrava tanto una persona perbene

Anni fa, quando ancora giocavo a fare l'archeologa, mi imbucai a un convegno internazionale. Sola e spaesata, non conoscendo nessuno mi appiccicai come una cozza a un architetto che scoprii provenire dal mio stesso paesello.
Di ritorno dal convegno, arricchita da questa nuova conoscenza (oltre che da due ottime bottiglie di vino graziosamente offerte a tutti i convegnisti dal sindaco del luogo in odor di rielezione, tutto il mondo è paese), continuai a frequentarla e insieme elaborammo un paio di progetti di collaborazione scientifica, poi purtroppo finiti nel nulla a parte qualche articolo presentato all'ennesimo convegno (questo, ahimé, privo di cadeau enogastronomico).

Per forza di cose con il tempo persi di vista il tizio, anche se il paesello è piccolo e quindi ogni tanto capitava di incontrarci, con annesso scambio di convenevoli ("come va, cosa stai facendo adesso, che progetti hai per il prossimo futuro, beh tanti auguri allora"), o di sentire voci sulla sua carriera.
Ad esempio, dopo qualche anno venni a sapere che era stato amenamente trombato in un concorso universitario, e me ne dispiacqui perché stimavo il soggetto e lo ritenevo persona pacata, competente e disponibile; gli ero grata, peraltro, della cortesia con cui mi aveva accolto all'epoca, anche se ero praticamente priva di esperienza e di credenziali (o almeno così mi giudicavo, si sa che in quanto ad autostima non sono seconda a nessuno).

Oggi, in maniera del tutto fortuita, scopro che ha partecipato all'ultima "manifestazione" delle sentinelle in piedi.
La stima nei suoi confronti è precipitata più in basso e più velocemente dei mercati dopo le ultime esternazioni del ministro delle finanze greco.

giovedì 11 dicembre 2014

Mr. Yunioshi

Uso Tumblr praticamente solo per leggere gli spoiler sulle mie serie TV preferite. Ne deriva che praticamente tutti i blogger che seguo sono ragazzi tra i 17 e i 30 anni.

E mentre io, dall'alto della mia più che quarantenne adultità, mi occupo per l'appunto solo ed esclusivamente di serie TV, questi ragazzi bloggano dei più disparati argomenti. Mi colpisce in particolare, e mi fa ben sperare, quanto si appassionino di politica.

Molto spesso mi fanno riflettere su cose a cui non avevo prima dedicato neanche un fuggevole pensiero. Ad esempio su quello che, ho appreso, si definisce whitewashing, ossia la pratica di far interpretare, al cinema (soprattutto, ma mi figuro anche in teatro), ruoli di persone di colore ad attori "bianchi".

(Il fatto di dover, ancora alla fine del 2014, parlare di persone bianche o di colore, anziché di persone tout court, mi provoca grande disagio ma constato che non saprei come spiegarmi, altrimenti, in questa circostanza).

giovedì 16 ottobre 2014

Attitudini

L'altro giorno, chiacchierando, il mio interlocutore sosteneva che ci sono cose per cui gli uomini sono più portati, e cose per cui invece sono più portate le donne.
Esempio: riparare un rubinetto o piantare un chiodo sarebbero attività prettamente maschili, laddove stirare o rifare il letto (qui è d'obbligo citare Zerocalcare, dato che a innescare la discussione è stata appunto l'inabilità congenita degli uomini al corretto infilaggio dei copripiumini) sarebbero attività femminili.

Io sono profondamente convinta del fatto che uomini e donne hanno sistemi di ragionamento differenti, il che induce spesso a misunderstanding ma non significa affatto che un sistema sia superiore all'altro; significa che, messi di fronte alla medesima situazione, uomini e donne tendono ad affrontarla con approcci diversi (che possono essere entrambi validi ed efficaci).

Sono anche convinta, aggiungerei di conseguenza, che non esistano attività spiccatamente maschili o femminili, ma piuttosto attività a cui uomini e donne sono diversamente educati; la società ci dice che per una donna è giusto cucinare e per un uomo fare piccoli lavoretti, e difatti alle bambine generalmente si regala il Dolceforno e ai bambini le cassette degli attrezzi giocattolo, con buona pace dei bambini che vorrebbero un Dolceforno sopra ogni cosa, e delle bambine che a Babbo Natale chiedono le automobiline radiocomandate (io).

In conclusione, a me pare che quando si tratta di abilità manuali non è il genere che conta, ma piuttosto l'allenamento; e che produrre una popolazione per metà incapace di stirarsi le camicie e per metà di cambiare una lampadina sia, alla fine, un danno per tutti. Voi che ne pensate?

venerdì 3 ottobre 2014

Ma come ti vesti?

Noto con raccapriccio che in tema di abbigliamento (per tacer d'altro) la moda è tornata a fine anni '80 - inizi '90: maglie e camicie oversize, fuseau (ora li chiamano leggins, ma quelli sono) e scarpe basse con la mascherina.
Rabbrividiamo (cit.)
A parte l'orrore dell'insieme, a parte che mi riporta alla memoria un periodo della mia vita su cui preferirei sorvolare (avevo 16 anni e non aggiungo altro), ma adesso i fuseau proprio non me li potrei permettere.

martedì 30 settembre 2014

...e codice fiscale

Sono tempi durissimi per chi, come me, si picca di essere una purista della lingua:
  • io che anche ai tempi dell'università, quando prendevo appunti come un'ossessa ed ero a tanto così dall'aver sviluppato un mio personale sistema di stenografia per riuscire a registrare anche le virgole delle lezioni, e tutti i compagni di corso mi odiavano perché i miei appunti erano sì i più completi, ma anche i meno comprensibili (-/-> stava per "attraverso"), e anche allora mi rifiutavo strenuamente di scrivere "ke";
  • io che non ci sono SMS o tweet che tengano, "comunque" si scrive "comunque" e non "cmq";
  • io che so perfettamente cosa significa ASAP o FYI ma MI RIFIUTO di usarli (unica eccezione WTF, che mi sta inesplicabilmente simpatico).
Ebbene io, che oggi ho ricevuto una email chiusa da "CRD SLT" (sic in maiuscole), io so che abbiamo ormai toccato il fondo.

L'Impero è crollato. La civiltà si è dissolta. I barbari sono tra noi.

mercoledì 23 luglio 2014

Due pesi e due misure

In questi giorni sta facendo scalpore la vicenda di un'insegnante presunta gay licenziata da una scuola cattolica.
Se ne sono dette un po' di tutti i colori, tra colpevolisti ("i soliti cattolici bigotti!") e innocentisti ("l'orientamento sessuale non c'entra, il contratto dell'insegnante era scaduto"). Tra gli innocentisti ho visto girare anche questa argomentazione, che mi ha colpito: "ha sbagliato l'insegnante a farsi assumere in una scuola cattolica, avrebbe dovuto saperlo che lì i gay non sono tollerati".

Questa affermazione mi ha colpito perché è idiota a vari livelli:
1) chi la profferisce, evidentemente, non si è accorto che in giro c'è una lieve disoccupazione, e che quindi probabilmente quello nella scuola cattolica è l'unico straccio di posto che l'insegnante è riuscita a trovare;
2) seguendo la stessa linea di pensiero, allora anche gli obiettori di coscienza che si rifiutano di praticare aborti e/o prescrivere anticoncezionali dovrebbero evitare di farsi assumere in ospedali e ASL pubblici, visto che lì aborti e anticoncezionali sono perfettamente legittimi.

A me peraltro pare logico che una scuola di orientamento cattolico, in cui cioè si vogliono applicare in modo rigoroso le dottrine cattoliche (peraltro frutto, a mio modestissimo giudizio, di interpretazioni fondamentaliste e scorrette delle Scritture; ma su questo punto non mi dilungo per non allungare la parentesi), non voglia ammettere tra i suoi educatori qualcuno che non solo è gay, ma è pure fiero e felice di esserlo. Ciò che non mi pare affatto logico è che lo Stato - il quale dovrebbe, ricordiamolo, essere laico e garantire uguali diritti a tutti i suoi cittadini, senza distinzioni  di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali - finanzi con fondi pubblici degli enti che praticano una qualunque forma di discriminazione.

A mio parere, lo Stato dovrebbe dire: tu ente vuoi dei fondi pubblici? Bene, allora ti impegni a comportarti secondo le norme stabilite da me che ti finanzio. La cosa non ti sta bene perché andrebbe contro la tua religione? Bene, allora i fondi chiedili a qualcun altro.

lunedì 23 giugno 2014

E continuo a ricaricare la pagina

Io sono proprio l'ultima al mondo a poter parlare, visto che latito. Sarà lo stress da fine d'anno lavorativo, sarà che le belle giornate (finalmente, era ora) spingono ad uscire di casa invece di rimanere incollati allo schermo del PC, fatto sta che molti dei miei blogger preferiti, ivi compresa per l'appunto la sottoscritta medesima, da settimane e settimane non pubblicano nuovi post.

Personalmente mi ritrovo divisa fra la preoccupazione ("Speriamo che non sia successo nulla di grave...") e l'irritazione ("Certo che se hanno deciso di non scrivere più avrebbero potuto almeno avvisare"). A pensarci mi rendo conto che, con ogni probabilità, non è successo loro nulla di grave ma, più semplicemente, hanno nuovi impegni e/o nuovi interessi che li tengono lontani dal blog e - spero - senza rimpianti di sorta. Il mio lato razionale, quindi, capisce perfettamente la situazione.

Il mio lato emotivo continuerà per lunga pezza a sperare nel loro ritorno, o quantomeno in un post d'addio tranquillizzante. Di quasi tutti non conosco nulla se non quanto hanno voluto condividere, eppure il fatto di aver scambiato qualche commento me li fa sentire vicini. Alcuni, in realtà, avrei anche modo di contattarli per vie traverse, ma non voglio farlo per non spezzare quella quasi anonimità che all'inizio, almeno per parte mia, ha favorito una comunicazione senza autocensure e barriere.

Certo, dispiace aver seguito una storia (stavo per scrivere "una traiettoria di vita" ma mi sono fermata in tempo) per tanti anni, e trovarsela interrotta senza una conclusione, anche forzata. Lascio questo mio post anche come appello ai colleghi blogger: avvisate quando ve ne andate!

martedì 1 aprile 2014

Sul serio

Già di norma bisognerebbe leggere i giornali (e guardare la TV) cum grano salis, oggi poi l'attenzione è doppia. Per il momento sembra che io non sia caduta in nessuna bufala, ma la giornata è lunga.

Quella che mi era sembrata una bufala, e in effetti pare che lo sia (nel senso che le cose non stanno precisamente così), è la notizia - apparsa con qualche anticipo rispetto alla data fatidica del Primo Aprile - che usare il carattere Garamond farebbe risparmiare inchiostro. Da assidua utilizzatrice di font, già a naso la faccenda non mi quadrava e difatti pare sia stata smentita.
(In ogni caso neanche il possibile risparmio mi avrebbe indotto a usare il Garamond.)

Il fatto è che individuare i fake è davvero difficile vista la quantità di "notizie" inutili prima ancora che assurde sfornate quotidianamente dai media. Anche i gossip mi sembrano più imbecilli del normale. Da un paio di giorni, per esempio, si parla in lungo e in largo di un ragazzino quindicenne che è diventato uno chef rinomato, ha aperto uno pseudo-ristorante nel salotto di casa e appena maggiorenne conta di inaugurare "il locale più bello del mondo". Buon per lui, ma è proprio necessario un servizio ad hoc del TG1?

venerdì 14 marzo 2014

Pii desideri

L'altro giorno pensavo a quali riforme attuerei io se fossi al governo (tempo fa, del resto, già scrissi una bozza di piattaforma politica che registrò enormi consensi; il primo che la ritrova e me la linka nei commenti vince un premio). Bene, l'altro giorno pensavo che il problema principale è quello di reperire risorse e probabilmente anche abbassare gli stipendi di parlamentari funzionari e dirigenti, equiparandoli a quelli di noi poveri mortali, non sarebbe sufficiente. 

Così mi è venuta l'idea di recuperare fondi per l'istruzione appaltando ai produttori di condom la possibilità di piazzare distributori nelle scuole: chi offre di più ha l'esclusiva per tutto il territorio italiano, e i soldi servirebbero per esempio a comprare qualche computer. 
Ovviamente la Chiesa si lamenterebbe, ma uno dei primi punti della mia piattaforma è il ridimensionamento delle ingerenze clericali nella vita dello Stato sovrano, repubblicano e laico. Niente esenzioni fiscali, niente finanziamenti alle scuole private e niente obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche.

lunedì 10 marzo 2014

Spunti da romanziera, se romanziera io fossi

Spesso mi capita di notare, per la strada, strani oggetti che non avrebbero ragione di stare lì. Oddio, "strani" non è il termine giusto perché si tratta in effetti di oggetti comunissimi: un calzino, un berretto, cose così abbandonate sul marciapiede o sull'asfalto.

OK, l'ipotesi più probabile è che fossero stesi ad asciugare e il vento li abbia strappati via. Ma cosa dovrei pensare quando mi trovo davanti una scarpa - una soltanto - non particolarmente nuova, ma neanche rotta?

mercoledì 5 marzo 2014

Senza critica

Frank Abagnale Jr., il truffatore interpretato da Leonardo di Caprio in Prova a prendermi, dice di averla potuta sfangare grazie alla naivetè della gente che, negli anni '50 e '60, era propensa a credere senz'altro a quanto veniva raccontato loro. Dice anche che, al giorno d'oggi, non potrebbe più ripetere la sua "carriera", perché la gente ha imparato ad essere diffidente.

Io non so quanto questo sia vero. Basti pensare a quanti ancora sono pronti a fornire le loro credenziali d'accesso all'home banking in risposta alla prima mail (pure sgrammaticata) che gli arriva. L'altra sera, alla cerimonia degli Oscar, Ellen de Generes ha scattato un "selfie" che è subito diventato il più ritwittato di sempre. Credevate davvero che fosse un gesto spontaneo? Pare che la Samsung, produttrice del telefonino usato da Ellen (la quale peraltro nel backstage usava un iPhone), abbia pagato 20 milioni di euro per quello scatto. Evidentemente c'è chi è pronto almeno a considerare l'acquisto di un Samsung solo perché l'ha visto in TV alla cerimonia degli Oscar.

Sempre agli Oscar, Ellen ha fatto arrivare qualche pizza in platea per sfamare i poveri divi. Di nuovo, gesto non spontaneo ma premeditato visto che le pizze erano state ordinate il giorno prima (in effetti mi ero chiesta: come avranno fatto a ordinare e farsi arrivare nel giro di mezz'ora 20 pizze a Los Angeles nella notte degli Oscar, visto che io non riesco a ordinare una pizza di sabato sera qui al paesello?)

Quante volte, sulla vostra bacheca di Facebook, sono comparsi messaggi allarmistici o appelli per qualche malato terminale che si sono diffusi in modo virale senza che nessuno si preoccupasse di verificarli? Ecco, a me pare che dai tempi di Frank Abagnale nulla sia davvero cambiato, e che la gente sia sempre pronta a credere acriticamente a quanto viene messo loro sotto gli occhi.

(Più o meno off topic: ieri ho discusso un po' con i miei giovani cugini, via Facebook, sul diritto all'aborto. Io sono favorevole, cugino A - maschio, sarà un caso? - è ferocemente contrario, cugina B sostiene il diritto dei medici all'obiezione di coscienza. Forse è vero che, come dice cugina B, la complessità dell'argomento non può essere adeguatamente sviscerata in una chat. In ogni caso, a prescindere dalle rispettive posizioni - e dal fatto che ho ragione io - è impressionante come le nostre madri abbiano combattuto per dei diritti che, solo un paio di generazioni dopo, non vengono più non dico sostenuti, ma nemmeno compresi. Anche questa è una conseguenza, e il prezzo da pagare, dell'incultura in cui siamo sprofondati da un paio di decenni a questa parte.)

mercoledì 26 febbraio 2014

Considerazioni altamente filosofiche, roba che Søren Kierkegaard al confronto non è nessuno

Cercare una cosa, per giorni, in tutta la casa, maledicendo il tuo inveterato disordine che te l'ha fatta perdere, nonché l'innata pigrizia che non te l'aveva fatta mettere a posto in primo luogo, per poi scoprire di averla avuta sotto il naso per tutto il tempo, ti fa sentire notevolmente cretina.

mercoledì 12 febbraio 2014

Di istruzioni e idiosincrasie (secondo me) tutte maschili

Senso dell'orientamento, io, zero. In più non sono molto sicura di me stessa (eufemismo), quindi quando so di dover andare in un posto che non mi è familiare mi preparo con largo anticipo, armandomi di cartine (adesso anche di app) e studiando reti di trasporto pubblico e percorsi stradali.
Paradossalmente, ciò significa che giro con più tranquillità all'estero che a casa mia. All'estero posso fare la turista, fermandomi per strada ogni tanto a compulsare una mappa (e non lo devo fare quasi mai perché, appunto, ho studiato prima) mentre nella mia città mi sentirei abbastanza cretina a girare cartina alla mano (ma non crediate, ho fatto pure quello).

L'amore mio, invece, ha un senso dell'orientamento odioso invidiabile e di solito gli basta mettere piede in qualunque luogo precedentemente ignoto per sapere dove, come e quando andare. In pochissimi casi l'istinto gli viene meno: sono casi malaugurati perché, essendo maschio, nonostante le mie garbate sollecitazioni ("c@**o, fermiamoci a chiedere a qualcuno!") si rifiuta categoricamente di chiedere informazioni e quindi finisce che ci perdiamo nel nulla (memorabile un viaggio in Sardegna in cui, dopo ore di peregrinazioni per strade sterrate e mulattiere, sbucammo in una valle interna dove gli unici esseri viventi, a parte noi, erano un paio di capre. Ma lì in effetti galeotto fu il tom-tom, di cui da allora in poi ho vietato l'utilizzo).

Analogamente, quando compro un aggeggio nuovo (televisore, ferro da stiro, utensile da cucina che sia) io per prima cosa do un'occhiata alle istruzioni. Poi magari mi rendo conto che l'utilizzo è elementare ("premere ON per accendere e OFF per spegnere"), ma il libretto di istruzioni all'inizio lo leggo sempre.
All'amore mio invece, essendo maschio, basta identificare la spina elettrica, ed è pronto a partire. Nove volte su dieci, nonostante le mie proteste ("ma scusa, leggiamo prima le istruzioni" "non serve"), la imbrocca. La volta che non la imbrocca io, essendo femmina, godo.

Di norma il copione è il seguente: l'amore mio libera l'attrezzo dall'imballaggio, butta il libretto di istruzioni da qualche parte bollandolo come "non rilevante", attacca la spina alla presa e preme il tasto di accensione.
L'attrezzo non si accende. Oppure si accende, magari fa anche un discreto rumore, ma non funziona come dovrebbe. L'amore mio allora lo spegne, lo riaccende, lo rispegne, se lo rigira tra le mani, lo alza e lo abbassa, lo guarda da tutti i lati, se possibile gli gira intorno, lo riaccende ancora; in tutto ciò mormorando "non capisco..." e già cominciando a prendersela con il destino cinico e baro che per l'ennesima volta ci ha fatto incocciare in un prodotto evidentemente fallato.
A quel punto io ho finito di leggere il libretto di istruzioni e gli metto sotto il naso il punto in cui si spiega per filo e per segno come mai l'attrezzo non funziona, cosa avremmo dovuto fare per farlo funzionare e che se continuiamo così l'attrezzo esploderà / fonderà / si guasterà comunque irrimediabilmente entro 15 secondi.

Una variante al copione prevede che mentre l'amore mio assembla l'attrezzo io finisca di leggere le istruzioni (leggo molto velocemente) e possa quindi dirgli, prima che abbia attaccato la spina, cosa dovremmo fare. Di solito in questa variante lui ribatte "secondo me non è così" (altra tipica attitudine maschile per cui se ne sa sempre di più di chi ha scritto il manuale di istruzioni), e procede all'accensione ricadendo quindi nel caso precedente.

Se pensate che io stia esagerando, vi ricordo che l'unica volta a memoria d'uomo in cui non ho letto le istruzioni prima di accendere l'attrezzo ("non c'è bisogno amore, so come si fa") è successo questo.
Ma eravamo nelle prime fasi della nostra relazione. Adesso ho esperienza.

sabato 8 febbraio 2014

Pausa pranzo

Il bar/rosticceria accanto all'ufficio ha riaperto, dopo un lungo periodo di "ferie", in realtà cambio di gestione e conseguente ristrutturazione. Il locale, in effetti, è rimasto identico a prima se si eccettua il colore delle pareti. Vedremo come andrà: noi facciamo il tifo, anche perché negli ultimi tempi non si contano, purtroppo, i negozi che hanno aperto e quasi subito chiuso (almeno una decina solo nel nostro isolato).

In controtendenza, e non capisco perché, proprio i bar e le tavole calde; qui nel raggio di 50 metri ci sono 8 bar, quattro rosticcerie, una yogurteria, due kebabberie, una salumeria che fa anche panini, una pizzeria, due fast food, una gelateria, un ristorante greco, un paio di panifici, una tavola calda che offre solo prodotti biologici. Ci sono sicuramente anche altri locali, ma questi sono i primi che mi vengono in mente.

Lontani i tempi in cui noi poveri studenti universitari - la Facoltà di Lettere è proprio di fronte - per ingurgitare qualcosa tra una lezione e l'altra avevamo a disposizione solo un paio di alternative (che poi si riducevano invariabilmente a una sola, ossia focaccia). Ricordo quando in città aprì il primo fast-food, un vero e proprio evento che celebrammo andando a mangiare lì in massa. Piccolo particolare: il locale era a 20 minuti di distanza a piedi dalla Facoltà, e chi aveva solo un'ora di "buco" (io) era costretto a prestazioni di olimpionico per arrivare, mangiare e tornare indietro in tempo per la lezione.

Il colmo per me è che, adesso che c'è l'imbarazzo della scelta, mi porto il pranzo da casa. Sia per mangiare in modo più ordinato, sia per fare economia visto che alcuni dei locali che ho elencato sopra, ancorché relativamente economici, non lo sono abbastanza per le mie tasche per consentirmi di mangiar fuori ogni giorno.

E vabbeh, questa è una mia scelta (e anche una mia possibilità; sicuramente c'è chi va a mangiar fuori a pranzo perché non ha tempo e modo di portarsi qualcosa da casa, mentre io ho l'amore mio che cucina), però lo stesso mi chiedo come mai, in tempo di crisi, siano proprio queste attività gastronomiche a proliferare. Avrei detto che invece la gente tendesse ad economizzare in quel settore. Vuoi vedere che aveva ragione Berlusconi, quando diceva che i ristoranti sono sempre tutti pieni?

giovedì 6 febbraio 2014

Galateo

Giorni fa mi sono un po' vergognata di me stessa. Ero a un concerto di pianoforte, e tra un pezzo e l'altro - ma anche durante - ho tirato fuori il cellulare per usare Twitter. Non avevo messaggi di straordinaria importanza e urgenza da comunicare al mondo; è solo che sono incapace di ascoltare musica e basta, dovevo fare anche qualcos'altro nel frattempo.

Va da sé che appena messo piede nella sala concerti avevo tolto la suoneria al cellulare, quindi credevo sinceramente che i miei tweet silenziosi non avrebbero disturbato nessuno.
Invece una signora dietro di me, dopo un po', mi ha chiesto di mettere via il telefonino.

Ho obbedito subito, sentendomi in colpa. Io per prima mi irrito quando qualcuno usa il cellulare al cinema, o a teatro, anche solo per mandare messaggi; non è solo che sono insofferente e pedante, ma che obiettivamente uno schermo di telefonino acceso in una sala buia attira l'occhio e distrae.

Quindi non mi sono soffermata a chiedere alla signora come mai il mio cellulare desse fastidio. Ma non per amor di polemica: stavo twittando perché la sala concerti era illuminata a giorno, e quindi non pensavo che lo la luce dello schermo avrebbe disturbato. Ora ho il dubbio che la causa del problema fosse un'altra, qualcosa che non avevo considerato e ancora mi sfugge.

Comunque, secondo voi: usare il cellulare in occasioni del genere, sala illuminata o meno, è sempre riprovevole?

martedì 28 gennaio 2014

Post demagogico e populista

Notizia di questi giorni è che, per la mole di lavoro prodotto, una casalinga dovrebbe guadagnare 83mila euro/anno.
Ora, io faccio la casalinga a mezzo servizio, nel senso che lavoro in ufficio e mi dedico ai cosiddetti "mestieri" solo quando torno a casa (e con pochissima voglia); in più divido i compiti al 50% con l'amore mio (com'è giusto che sia) e non abbiamo figli, il che riduce di molto il carico. Tutto ciò considerato, diciamo che per il mio lavoro casalingo dovrei percepire almeno una trentina di mila euro all'anno. In pratica, un altro mezzo stipendio (e altrettanto, com'è ovvio, dovrebbe guadagnare l'amore mio).

Noi non stiamo messi male anzi, di questi tempi, non possiamo proprio lamentarci; però questi soldini in più ci permetterebbero di fare varie cose che di necessità finora abbiamo dovuto rimandare a data da destinarsi. Niente di trascendentale, intendiamoci; però, per esempio, l'altro giorno ho fatto un giretto di window shopping che se avessi avuto un surplus si sarebbe potuto tranquillamente tramutare in shopping vero e proprio.

Ora, ripeto, di questi tempi io posso campare in tutta tranquillità con un paio di scarpe in meno. D'altro canto, se avessi avuto modo di comprare un paio di scarpe in più, ne avrebbe beneficiato non solo il mio ego ma anche il commerciante di scarpe, e con lui il produttore etc. Voi mi direte: sì, ma chi dovrebbe darteli, secondo te, questi 30mila euro all'anno in più? E io vi rispondo: non ne ho idea. Però leggo, sempre in questi giorni, del presidente dell'INPS che siede, oltre che all'INPS, su altre ventiquattro (24) poltrone dirigenziali, percependo - immagino - venticinque (25) stipendi dirigenziali e allora qualche riflessione mi viene di farla.

Del tipo: non c'erano altre 24 persone, magari giovani, magari con famiglie a carico, a cui affidare le altre 24 poltrone? E questi 25 stipendi che mi figuro (forse a torto, eh, non sono andata a controllare) alquanto superiori al mio, non si potrebbero un po' abbassare per dare, per esempio, un bonus alle casalinghe che fanno solo le casalinghe?

(E come giustamente faceva rilevare l'amore mio: tolte le domeniche, uno che ha 25 poltrone in pratica può sedersi su ciascuna poltrona solo una volta al mese. In che modo si può gestire un'attività facendo atto di presenza solo una volta al mese? Queste aziende - molte delle quali pubbliche - non avrebbero magari reso di più con un manager a tempo pieno?)

venerdì 17 gennaio 2014

Non è un paese per vecchi

Sto leggendo un manuale di letteratura italiana (la letteratura italiana mi piace molto, eccezion fatta per quella palla di Manzoni e quel porco di D'Annunzio che sicuramente si serviva di ghost writer e nessuno mi convincerà mai del contrario). Oggi lo stavo leggendo in treno e pensavo: sembro una studentessa di Lettere...

Poi ho realizzato che, più realisticamente, sembro una docente di Lettere.