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sabato 26 dicembre 2015

Post natalizio (oh come sono arguta)

A Natale, io e un'amica ci facciamo i regali su commissione. Nel senso che ognuna dice all'altra una cosa che desidera, e l'altra gliela regala.
(Se ne può dedurre che a entrambe sembra più accettabile spendere soldi per fare felici gli altri, che noi stesse. L'idiozia è uno dei tratti che abbiamo in comune.)

Quest'anno, la mia amica mi ha chiesto "un'edizione di A Christmas Carol di Dickens, con le illustrazioni ispirate al film Disney. Ne ho viste molte copie alla libreria X, un paio di giorni fa".
Armata di queste utili indicazioni mi sono dunque recata alla libreria X, dove - come immagino in tutte le librerie del mondo, in questo periodo dell'anno - proliferano edizioni di A Christmas Carol, in tutte le fogge: brossura, cartonato, rilegato, a forma di pacco dono e così via.

Appena entrata, uno dei primi libri in cui mi sono imbattuta è stato in effetti questo:


Ma dato che nulla aveva a che fare con il film Disney, ho chiesto aiuto a una gentile commessa. 
La quale mi ha guardato con gli occhi a palla e quindi con cautela, come se si stesse rivolgendo a una mentecatta, mi ha spiegato che non aveva contezza alcuna di un siffatto libro, e che forse mi avrebbe potuto aiutare l'addetto al reparto bambini.

Siccome odio dare ai librai indicazioni imprecise, ho preferito andarmene e chiedere maggiori informazioni alla mia amica. Che mi ha ribadito che il libro da lei visto in quella stessa libreria, pochi giorni or sono, e in largo numero di copie, era un cartonato, "forse in inglese, non ricordo bene" ma comunque di sicuro con le illustrazioni ispirate al film Disney.

Fatta una ricerca in Internet, che però mi ha lasciato ancor più perplessa in quanto libri con le illustrazioni Disney esistono sì, ma non sono recenti e soprattutto, come giustamente diceva la commessa, sono per bambini, il giorno dopo sono tornata in libreria.
Stavolta sono andata al reparto bambini, ma lì mi hanno detto che il libro da me cercato era fuori commercio da qualche anno. Di sicuro loro non l'avevano.

Me ne sono tornata via, di nuovo con le pive nel sacco, per scoprire solo al rientro a casa che la mia amica mi aveva mandato il link al libro da lei desiderato. Che era questo:


A questo punto si è svelato l'arcano. La mia amica, parlando di "film Disney", intendeva questo:


Io invece, oserei dire ovviamente, pensavo a questo:

giovedì 24 settembre 2015

Logica maritale

- Amore, puoi stirarmi #cravatta?
(porta #cravatta in soggiorno e la poggia DIETRO il televisore. La moglie perde mezz'ora di vita a cercarla, banalmente, nel guardaroba.)

lunedì 7 settembre 2015

venerdì 15 maggio 2015

It's my life

Iersera, festa di compleanno di una cugina acquisita.
La fanciulla compie 30 anni, io mi sento decrepita, ma tant'è.
Sostengo la mia autostima infilando un paio di pantaloni taglia 42 (OK, erano stretti a malapena respiravo e per tutta la sera mi sono seduta con estrema cautela onde evitare sfracelli alla Hulk, ma comunque si sono chiusi ed è questo che conta, sapevatelo).

La serata così si è svolta:
- tutte le altre donne a vezzeggiare i pargoli presenti e parlare dell'incipiente matrimonio della festeggiata;
- tutti gli uomini (compreso il fidanzato e futuro marito della festeggiata) ed io a guardare la partita della Juventus;
- metà degli uomini ed io a tifare contro la Juventus (io per nessun particolare motivo se non per puro spirito di contraddizione).

mercoledì 29 aprile 2015

Kazzenger

Per la serie "certe cose solo io", ecco l'ultima avventura che risale appena a questa mattina e che DEVE essere condivisa e lasciata ai posteri. Su questo, nessun dubbio. Tanto, ormai, che io sia una squilibrata è acclarato.

Ebbene, questa mattina avviandomi verso la stazione sentivo che i jeans (soliti jeans, non nuovi) mi davano un po' fastidio. Non ho dato peso alla cosa, anche perché continuando a camminare il fastidio è scomparso.

Sono arrivata in stazione, ho preso il treno, ho raggiunto l'ufficio e cominciato a lavorare, tutto come al solito.
Tenete conto che, facendo appunto lavoro d'ufficio, sto seduta a una scrivania. E pure in treno avevo trovato un posto a sedere.
(Capirete tra un po' che la precisazione è rilevante.)

A un certo punto, com'è nell'ordine naturale delle cose, sono andata in bagno a fare pipì. E quando ho fatto per risistemarmi i pantaloni, ho sentito come un bozzo all'altezza del sedere.
Infilata una mano, sono emersi degli slip.

Non quelli che avevo addosso. UN ALTRO paio di slip.
Praticamente questo secondo paio di slip era finito, in un momento ancora non determinato*, nei jeans e io SENZA ACCORGERMENE me li sono messi e ne sono andata in giro felice e festante, ignara della qualunque. 
Solo io.

Peraltro, per quanto sottili gli slip (microfibra) e per quanto aderenti e quindi comprimenti i jeans (neanche poi tanto, purtroppo non posso permettermelo), immagino che qualche protuberanza si sia pure vista da fuori. Chissà cosa avrà pensato chi mi ha incrociato per strada.
(Che sono pazza, o che ho qualche malformazione fisica, per cui meglio far finta di niente.)

* Sulle prime ho pensato che gli slip si fossero infilati nei jeans mentre si lavavano entrambi, e che - sempre più ignara - avessi stirato i jeans senza nulla notare. Poi però mi sono resa conto che i jeans non erano freschi di bucato, li avevo già indossati almeno una volta. Dunque il mistero rimane.

giovedì 9 aprile 2015

Mele

L'amore mio, l'uomo che comprò un Blackberry salvo poi dopo 5 minuti scoprire che i suoi ditini tozzi mal si sposavano con i tasti minuscoli del telefono, l'uomo che comprò un phablet salvo poi dopo 5 minuti scoprire che era troppo grande e quindi scomodo da usare come telefono, l'uomo i cui cellulari vantano una media di sopravvivenza di 3 giorni (poi tipicamente finiscono a terra in frantumi, se per fortuito accidente o a seguito di accesso di rabbia è bene non precisarlo; memorabile l'episodio in cui dimenticò il telefono sul tettuccio dell'auto in cellulare, perché strano a dirsi il telefono si salvò), l'uomo che insomma per usare un eufemismo ha un rapporto problematico con le tecnologie mobile, ebbene signore e signori

QUEST'UOMO

approfittando proditoriamente della mia assenza, è andato a comprarsi un iPhone.

Un sentito ringraziamento a mio zio che a Pasqua ha decantato incautamente le virtù del suo telefonino.

Urge preservare per i posteri ciò che di conseguenza egli (l'amore mio, non mio zio) mi disse in chat mentre io cercavo di lavorare.

- Ti ricordi la password del modem di casa?
- Sicura? Non va
- Dice "errata"
- Niente, non si collega... 
- Cominciamo proprio male!
- Ma è possibile che se non va in Internet non mi fa nemmeno telefonare?
- Tra poco lo sbatto a terra
- Che poi non ha nemmeno dei bottoni, sta m***a [qui ho riso tantissimo, NdA]
- Almeno gli altri ti fanno telefonare
- Ma non è che abbiamo cambiato password al modem?
- Aspetta... Forse ora è andato
- Niente, non ha una tastiera, non ha un tasto per spegnerlo... Se vuoi togliere la batteria, non ha la batteria!
- FINALMENTE
- Si è avviato... E' comparsa la tastiera

(A questo punto è scomparso lui, non so se ringraziare la mia buona stella o preoccuparmi)

domenica 29 marzo 2015

Autocritica (e autodifesa)

Prendendo spunto dalla pubblicità dei classici greci e latini allegati a un non meglio identificato quotidiano (per altro con veste grafica quantomeno opinabile), ho attaccato a mio marito un tremendo pippone sulla tradizione orale dei cicli epici che includevano Iliade e Odissea, sul ruolo di Pisistrato, dei Pisistratidi e degli studiosi alessandrini nella definizione e organizzazione del canone scritto, e sulla situazione geopolitica agli albori del cosiddetto medioevo ellenico. Madonna, quanto sono pesante.

(Mio marito, per sua fortuna, è ormai un maestro nella tecnica dell'annuire senza in realtà prestare alcuna attenzione.)

venerdì 23 gennaio 2015

Casi clinici

Per farvi capire i livelli di paranoia a cui sono capace di arrivare (ma ehi, perlomeno ne sono consapevole e cerco di dominarmi; è una buona cosa, no?):

L'amore mio è tornato da [altrove] e sono andata a prenderlo all'aeroporto. Il tabellone degli arrivi segnala i voli in arrivo (appunto) e atterrati. Così, quando ho visto lampeggiare il segnale di "in arrivo" in corrispondenza del suo volo, il mio primo pensiero è stato "Meno male, non è esploso in volo!"

Poi il segnale "in arrivo" si è spento e, contemporaneamente, quello di "atterrato"... NON si è acceso. E il mio primo pensiero è stato "Oddio, è esploso in volo!"

(Ovviamente trattavasi invece del normale ritardo di aggiornamento del tabellone. Ma io ho ereditato il motto araldico di mia madre: "Gli aerei precipitano, i treni deragliano, le navi affondano, le auto cappottano, le bici forano, le moto non se ne parla proprio! e se vai a piedi ti può cadere qualcosa in testa".)

Avete presente come, non appena un aereo atterra, il primo atto dei passeggeri italiani è di riaccendere il cellulare? Bene, in un aereo pieno di passeggeri italiani, il primo cellulare a squillare non appena atterrati è stato quello dell'amore mio. Ero io che lo chiamavo per controllare che fosse ancora vivo.

(Capite perché non voglio un figlio? Diventerebbe un serial killer, come minimo, e qualunque tribunale di questo mondo non potrebbe non riconoscergli tutte le attenuanti possibili.) 

martedì 20 gennaio 2015

Dietro ogni grande uomo

L'amore mio in questi giorni è [altrove], a far visita a un amico. Io sono contenta, sono fermamente convinta che a una coppia faccia bene separarsi ogni tanto, coltivare ciascuno i propri interessi. Ti aiuta a mantenere la tua individualità e, al tempo stesso, ad apprezzare meglio quanto l'altro ti è complementare, come averlo vicino ti arricchisce e migliora la vita.

Tipo dieci minuti fa, quando ci siamo sentiti in chat e l'amore mio stava cercando di individuare, in mappa, un paesello dalle parti di [altrove] che aveva visitato anni addietro ma di cui - tipicamente - non ricordava il nome, e che gli sarebbe piaciuto vedere per via di [caratteristica].

Mentre mi stava raccontando tutto ciò, io googlavo "paesello [altrove] [caratteristica]", e così nel giro di 3 secondi (ho una connessione veloce) ho identificato il paesello, ho mandato all'amore mio il link alla relativa voce di Wikipedia, e per soprammercato gli ho girato pure le indicazioni di Google Maps per arrivare da [altrove] a  X.

Ché quelle poteva ben trovarsele da sole, ma a me piace fare la dippiù.

giovedì 8 gennaio 2015

Chissà come mai

- Visto che è dalle parti del tuo ufficio, non è che oggi riesci a passare da [negozio]?
- Ah, OK, non c'è problema.
- Bene, grazie mille!
- :)


- Hai capito qual è [negozio], vero?
- Certo, lo conosco, ho anche comprato qualcosa un paio di volte.
- Bene :)
- Bene :)




- E' [negozio] all'angolo di #piazza, vicino all'Università.
- Tranquillo, so dov'è. Lo sai che ho frequentato proprio quell'Università, e ora con l'ufficio in pratica sono quasi vent'anni che vado ogni giorno nella stessa zona.
- OK.
- OK.






- ... Perché nelle vicinanze c'è pure [negozietto], vero?
- Sì, e invece io devo andare a [negozio], ho capito.
- OK.
- ...






- ... Non [ipernegozio], [negozio].
- Ussignùr, lo so. In quell'isolato ci sono [ipernegozio], [negozio] e [negozietto], io devo andare a [negozio], ho capito, t'ho detto che conosco la zona!
- ...OK.
- ...







- [negozio] è proprio all'angolo di #piazza, sai? Quello con le vetrine...
- CONOSCO [NEGOZIO], SONO VENT'ANNI CHE VADO DA QUELLE PARTI, CI PASSO DAVANTI PRATICAMENTE OGNI GIORNO, SE TI HO DETTO CHE HO CAPITO VUOL DIRE CHE HO CAPITO, VA BENE???!!!
- OK, ma perché adesso ti incazzi?

martedì 25 novembre 2014

Manca un mese

Sono vergognosamente in ritardo con le mie preparazioni natalizie.
Di solito, a quest'ora, ho già comprato tutti i regali; quest'anno, invece, all'appello me ne mancano un bel po'. E sì che mi ero avviata per tempo, anzi con largo anticipo, avendo acquistato il primo intorno alla metà di settembre: il che faceva ben presagire.

Il fatto è che lo scorso Natale a New York mi ha rovinato: là c'erano segni festivi e ghirlande ovunque, persino sulle autopompe dei vigili del fuoco e sulle impalcature dei palazzi. Logico che adesso qui mi sembri tutto grigio e scialbo, e mi faccia perdere l'entusiasmo.

(Va anche detto che, obiettivamente, nei negozi non c'è nulla che valga la pena comprare: sempre le solite cose, un anno dopo l'altro, senza un minimo di fantasia e originalità. Che barba, che noia.)

(E comprare regali per gli uomini è 'na traggedia.)

In compenso, ho già iniziato ad addobbare casa. Lo so, ho interrotto la tradizione - che per me finora era stata ferrea - di addobbare l'8 dicembre e "sdobbare" il 7 gennaio. Ma mi sono resa conto che in un giorno solo mi è ormai impossibile addobbare tutta casa: c'è voluto un intero pomeriggio solo per una stanza! 

(Purtroppo nel mio entusiasmo ho scaraventato il piatto del pandoro da un capo all'altro della stanza, distruggendolo: toccherà comprarne uno nuovo. Ma questa è un'altra storia.)

Del resto, lo sapete, per me l'addobbo natalizio è un affare di Stato: con tempo e fondi (e spazio per l'immagazzinamento) illimitati, sostituirei ogni cosa - tende, paralumi, cuscini etc. - con il suo omologo "a tema" (o quantomeno lo coprirei con una foderina). L'amore mio, che mantiene una facciata di mezzo divertita, mezzo esasperata tolleranza, in realtà mi asseconda più che volentieri e spesso è il primo a comprare nuovi gadget e a suggerire nuove decorazioni. Il che, in parole povere, significa che ci sono negozi di oggettistica meno forniti di casa mia.

(Diciamo che l'amore mio ha un approccio più scientifico, complementare al mio più entusiastico e frantumapiatti, il che ci ha portati l'anno scorso ad acquistare appositi ganci per appendere le palle all'albero - sì, detta così sembra una cosa sconcia ma non lo è.)

Siccome Dio li fa e poi li accoppia, mentre la mia ambizione è quella di riempire casa di carabattole natalizie, l'ambizione dell'amore mio è quella di riempirla con il presepe. Per il momento siamo limitati a un angolo del salotto, ma alcune propaggini già minacciano l'adiacente macchina da cucire d'epoca (che, mi si dice, sarebbe un'ottima collina). Il polistirolo è ovunque, per tacere del glitter dorato che è finito, non chiedetevi come, anche in cucina.

E sempre per la teoria dell'accoppio di cui sopra, il momento che entrambi aspettiamo con ansia - non ce lo diciamo, ma è così - è subito dopo Capodanno, quando gli ipermercati metteranno in svendita gli addobbi natalizi e noi ci piomberemo sopra come falchi. L'anno scorso fu la nostra prima tappa post New York. Siamo un tantinello fissati.

martedì 18 novembre 2014

Colpirne uno per educarne cento

Torno a casa dal lavoro. Sui gradini del portone di fronte, tre ragazzini stanno animatamente discutendo dell'esistenza di Babbo Natale.
Li saluto. Mi salutano. Mentre recupero le chiavi dalla borsa, il ragazzino più grande mi interpella: "Signora, tu ci credi a Babbo Natale?" "Ma certo" rispondo senza la minima esitazione, anzi mostrandomi vagamente indignata dalla domanda.

L'ho visto abbastanza destabilizzato.

mercoledì 16 aprile 2014

Rassegnarsi all'anormalità

In questo periodo devo affrontare urgenti quanto costosi lavori in casa, devo tener dietro a una pratica in Comune per evitare che giaccia a prendere polvere sulla scrivania del funzionario di turno, sono in attesa di sapere dal commercialista quanto dovrò pagare di tasse, devo affrontare lo stress indotto - come sempre - dall'appropinquarsi delle feste comandate, ma quello che davvero, davvero mi sta angosciando sono gli spoiler che ho letto, mannaggia a me, sulla mia serie TV preferita.

(La mia vita sarebbe molto più semplice se riuscissi ad appassionarmi al Trono di Spade, tanto lì si sa che prima o poi muoiono tutti)

martedì 1 aprile 2014

Sul serio

Già di norma bisognerebbe leggere i giornali (e guardare la TV) cum grano salis, oggi poi l'attenzione è doppia. Per il momento sembra che io non sia caduta in nessuna bufala, ma la giornata è lunga.

Quella che mi era sembrata una bufala, e in effetti pare che lo sia (nel senso che le cose non stanno precisamente così), è la notizia - apparsa con qualche anticipo rispetto alla data fatidica del Primo Aprile - che usare il carattere Garamond farebbe risparmiare inchiostro. Da assidua utilizzatrice di font, già a naso la faccenda non mi quadrava e difatti pare sia stata smentita.
(In ogni caso neanche il possibile risparmio mi avrebbe indotto a usare il Garamond.)

Il fatto è che individuare i fake è davvero difficile vista la quantità di "notizie" inutili prima ancora che assurde sfornate quotidianamente dai media. Anche i gossip mi sembrano più imbecilli del normale. Da un paio di giorni, per esempio, si parla in lungo e in largo di un ragazzino quindicenne che è diventato uno chef rinomato, ha aperto uno pseudo-ristorante nel salotto di casa e appena maggiorenne conta di inaugurare "il locale più bello del mondo". Buon per lui, ma è proprio necessario un servizio ad hoc del TG1?

mercoledì 26 marzo 2014

Tentazioni

Ieri arrivo in stazione e noto un capannello di gente intorno a una ragazza. Sbircio un po': la ragazza ha in mano un cestino con dentro un paio di gattini. Non capisco niente di cuccioli (umani e non), ma i gattini non mi sembrano appena nati: comunque sono molto piccoli, e molto belli.

Mi disinteresso apposta della cosa e salgo sul treno, ma quando faccio per scendere alla mia fermata scopro che la ragazza, con annessi gattini, è li e sta per scendere pure lei. Sul marciapiede una signora con un paio di bambini fa per salire sul treno, ma poi nota il cestino ed esclama: "Che belli! Posso far vedere i gattini ai bambini?" "Certo" risponde la ragazza "anzi, li vuole? Io li ho trovati..." e non sento altro perché di nuovo mi disinteresso apposta della cosa.

Il fatto è che i gattini erano bellissimi, bianchi e grigi con gli occhi azzurri, e mi è venuta una tentazione folle di portarmeli a casa. Tutti, ovviamente, perché con che cuore li separi? Per fortuna in certe cose sono molto cerebrale, e così nel giro di pochi decimi di secondo mi sono ricordata che non ho idea di come si allevi un gatto, non avrei saputo nemmeno cosa dare da mangiare ai cuccioli, non posso permettermi di mantenerli, non avrei potuto lasciarli soli in casa ma nemmeno portarmeli al lavoro, e mi avrebbero distrutto tende e mobili. Quindi, come dicevo, me ne sono andata senza guardarmi indietro.

Andando verso casa non ho fatto che pensare a come li avrei potuti chiamare.

martedì 18 marzo 2014

Doverosa comunicazione di servizio

Giusto per informarvi che la sparizione dell'header qui sopra non è dovuta a una ponderata scelta grafico-estetica. E' solo che stavo spippolando con lo smartphone, e mi sono accorta che in memoria comparivano tutte le immagini caricate qui sul blog, e non riuscivo a eliminarle. Allora ho fatto un po' di ricerche in Internet e ho scoperto che le immagini mi finivano sullo smartphone perché erano caricate sul blog, e da qui finivano automaticamente (WTF?) su Google+, a sua volta sincronizzato "con il dispositivo Android", ossia il telefono cellulare.

Allora, genialmente, ho eliminato le gallerie di immagini da Google+ ignorando i vari avvisi del tipo "guarda che se elimini le immagini da qui le cancellerai per sempre e non le potrai recuperare mai mai mai mai più".
Ancora più genialmente, dopo aver eliminato le immagini mi sono accorta di non averne conservato il backup.
Per dire, ho il backup di vecchi header e anche di header creati per errore e mai usati, ma non dell'header giusto. Ma lo so, che voi mi amate proprio perché sono fatta così.

In conclusione, teniamoci l'intestazione di default finché non troverò tempo, voglia e mezzi per creare un nuovo header. A meno che qualcuno di voi, più dotato della sottoscritta (non ci vuole molto), non si offra volontario per provvedere alla bisogna!

mercoledì 26 febbraio 2014

Considerazioni altamente filosofiche, roba che Søren Kierkegaard al confronto non è nessuno

Cercare una cosa, per giorni, in tutta la casa, maledicendo il tuo inveterato disordine che te l'ha fatta perdere, nonché l'innata pigrizia che non te l'aveva fatta mettere a posto in primo luogo, per poi scoprire di averla avuta sotto il naso per tutto il tempo, ti fa sentire notevolmente cretina.

giovedì 20 febbraio 2014

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

- Ciao, amica_S!
- Ciao, Angelica! Ehi, ma che bella sciarpa!
- Grazie, me l'ha regalata una persona di buon gusto! (ride)
- Eh, è proprio bella, mi piace molto!
- ...
- ...
- ...Amica_S, guarda che questa sciarpa me l'hai regalata TU.
- Ah.

mercoledì 5 febbraio 2014

Le vite degli altri

Non è che io non sia capace di farmi i fatti miei (beh, oddio), ma il treno che prendo al mattino è sempre iper-riscaldato, e già ho sonno di default, quindi tendo ad abbioccarmi. Per tenermi sveglia ho provato a leggere e/o ad ascoltare musica, ma è peggio: mi addormento entro 5 minuti. Roba da cartone animato, con la testa che ciondola e cade in avanti, al che mi sveglio di colpo, poi ricomincio a ciondolare etc. Per evitare tutto ciò, e in attesa di trovare un metodo anti-abbiocco efficace e non invasivo, osservo quelli che mi stanno intorno.

In genere condivido il vagone con studenti che vanno all'università, insegnanti che vanno a scuola, bancari che vanno in banca. Sicuramente la loro vita non si esaurisce in questo (come la mia non si esaurisce nell'andare in ufficio), ma non sono Sherlock Holmes e più di tanto non mi riesce di dedurre.

(Io sono più facile da analizzare: "Vedi il modo assurdo in cui si è avvolta la sciarpa intorno al collo? Ovviamente quando la sveglia ha suonato l'ha spenta e si è girata dall'altra parte, quindi si è alzata tardissimo ed è dovuta uscire di casa senza avere il tempo di guardarsi allo specchio. Oppure è imbranata e incapace di sistemarsi la sciarpa come le persone normali.")

Una persona davvero fantasiosa e creativa, però, avrebbe comunque materiale sufficiente per un mucchio di storie e romanzi e d'altra parte non può essere un caso se millemila storie e romanzi cominciano proprio così, con il protagonista che fa il pendolare e osserva i suoi compagni di viaggio e ci ricama sopra.

Io non sono fantasiosa e creativa, tendo a ricalcare gli schemi di cose che ho letto o sentito o visto in precedenza, quindi non mi vengono in mente storie particolarmente interessanti. A mia discolpa, va anche detto che almeno finora non mi sono mai imbattuta in fanciulle che guardano sognanti fuori dal finestrino, o in giovanotti dall'aspetto nervoso e agitato che ovviamente nascondono qualche colpevole segreto, o in signori in giacca e cravatta e dall'aria sussiegosa ai quali sta per succedere qualcosa di inaspettato.

Di solito, infatti, incontro fanciulle assorte nel loro smartphone, ragazzini mezzi addormentati (che hanno peraltro tutta la mia comprensione) e strani tipi con riccioli, basette e assurdi pantaloni a scacchi.
OK, quest'ultimo in effetti sarebbe un buon soggetto di fiction.

giovedì 30 gennaio 2014

Cima Coppi

Per mesi ho tediato l'amore mio ribadendogli la necessità di fare del moto, e alla fine - per farmi tacere riconoscendo l'intrinseca validità delle mie argomentazioni - ha accettato di venire con me a scuola di ballo.
E' durata un mese. Francamente, credevo meno.

Smesso il ballo, ho ricominciato a sottolineare la necessità di fare del moto, sicché ci siamo procurati due biciclette.
Dovete infatti sapere che nel corso di una delle nostre ultime gite in montagna ci è saltato l'uzzolo di noleggiare un paio di bici e, complici una meravigliosa giornata di sole e un'ancor più splendida pista ciclabile a fondovalle, completa di adiacente ruscello boschetti panchine fontanelle e passerotti cinguettanti, abbiamo percorso più di 20 chilometri senza batter ciglio, anzi vicendevolmente complimentandoci per la nostra ottima forma fisica.

Poi il giorno dopo non riuscivamo a muoverci, ma questa è un'altra storia.

Sicché, dicevo, ci siamo procurati due biciclette e giorni fa, approfittando dell'ennesima splendida giornata di sole, le abbiamo inforcate per farci una bella passeggiata.
Dieci minuti dopo, non ne potevo più.

In primo luogo, la giornata era sì assolata ma faceva un freddo cane. Io avevo astutamente indossato una sciarpa, ma meno astutamente non avevo pensato a portare con me un paio di guanti, e quindi mi sono ritrovata con le mani congelate.

In secondo luogo, la strada era un dannatissimo falsopiano e, beh, diciamo che ho avuto qualche difficoltà a maneggiare il cambio della bici. O, come ho detto all'amore mio con quel poco di respiro che mi rimaneva, "la bici non si muove".

L'amore mio, che sa come sostenermi e confortarmi e darmi coraggio nei momenti di crisi, ha replicato "Però, non credevo che fossi così a corto di fiato!"
L'ho guardato con odio.
L'odio è aumentato di qualche tacca quando mi ha rivelato che aveva progettato di arrivare in bici fino a #Paesino_sulla_costa, a circa 15 chilometri da noi, "così ci prendiamo un bel caffè in riva al mare e poi torniamo indietro!"

A quel punto ho fatto ciò che, non ne dubito, ogni persona sana di mente avrebbe fatto al posto mio; senza rivolgergli parola ho girato la maledettissima bici e mi sono diretta - con grande fatica - verso casa. Dove siamo arrivati, mi preme specificarlo, circa un'ora dopo essere partiti il che mi sembra, nonostante i sarcasmi del coniuge, un risultato perfettamente accettabile considerando che era la mia prima uscita in bici dopo più di un anno.

Sul momento ho dichiarato che non sarei mai, mai più andata in bici. Poi una doccia bollente ha rimesso le cose in prospettiva e adesso voglio riprovarci - magari in una giornata meno siberiana, ecco. Ovviamente dovremo prima revisionare la mia bici per capire come mai non si muove.