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sabato 19 settembre 2015

Grande distribuzione

Vi ho detto che quest'anno abbiamo provato a fare la salsa coi pomodori del nostro orto, sì?
Bene, prometto che un giorno vi racconterò in dettaglio come è andata: non subito, perché sono ancora psicologicamente provata.
L'amore mio, invece, è stato contentissimo dell'intera faccenda. Tanto che, quando una decina di giorni dopo siamo andati a far la solita spesa al solito supermercato, e lì ha visto in vendita a soli 79,99 euro un passapomodori elettrico, si è illuminato come un bambino davanti alle vetrine del negozio di giocattoli a dicembre.
Potevo io resistere alla faccia dell'amore mio che si illumina come un bambino eccetera eccetera? No che non potevo, sicché abbiamo acquistato il passapomodori elettrico.
E pareva finita lì.

giovedì 3 settembre 2015

Chi gioca in porta nella #specificaformazionesociale?

Bene, come promesso (perché non sono un politico e quindi mantengo) eccomi a voi con il primo pippone post-estivo. Che poi, a rileggere un po' i post precedenti (stanno proliferando le P ma vi giuro che non lo faccio apposta), i pipponi non si erano mai veramente fermati. Pazienza, problemi vostri che leggete (continuo ad allitterare con le P ma davvero, mi vengon fuori loro).

Dunque pippone su uno dei miei argomenti favoriti, ovvero l'inverecondo blocco della legge sulle unioni civili che adesso si sono inventati di chiamare "specifiche formazioni sociali". Così nessuno capisce che si parla di matrimonio, e i preti sono contenti.

Io, credetemi perché non sono neanche lontanamente sarcastica, davvero non capisco che problema ci sia a parlare di matrimonio per l'ufficializzazione dell'unione di una coppia gay. E non lo capisco perché a mia volta mi sono sposata da poco.

Con l'amore mio convivevamo già da qualche anno, e quando lui mi ha proposto di ufficializzare (ché di questo si trattava) all'inizio ho tentennato. Un po' perché non tanto mi andava di sposarmi in chiesa (lui però ci teneva), un po' perché lo ritenevo inutile dato che, tra me e lui, già ci eravamo promessi di amarci rispettarci e sostenerci nella buona e nella cattiva sorte, in salute e malattia, fin che morte etc.
Mi sono convinta, più che altro, perché ufficializzare ci avrebbe garantito vari diritti che la semplice convivenza non altrimenti formalizzata non garantisce.

Dunque ci siamo sposati.
Ed è uno dei ricordi più belli della mia vita, perché è stato il momento in cui, circondati da tutti coloro che ci vogliono bene (singolarmente e come coppia), abbiamo festeggiato la fortuna di esserci trovati e innamorati e di aver deciso di condividere tutto da allora in poi.
Senza contare la gioia di poter dire agli altri "ti presento mio marito" perché non c'è niente da fare, è diverso dal dire "ti presento il mio compagno". Almeno, a me suona diverso ed ho potuto scegliere liberamente se fare questo passo o meno.
E allora mi domando, a quale titolo e per quale forma di crudeltà mentale io dovrei negare ad altre persone, adulte consenzienti innamorate e cittadine italiane esattamente come me, di provare la stessa gioia? Perché il mio può essere definito matrimonio senza che nessuno batta ciglio e quello di due uomini, o di due donne, no? Visto che sono la stessa cosa, perché non si possono chiamare allo stesso modo ma nel secondo caso bisogna inventare un giro di parole arzigogolato e il più possibile asettico?

Il PD sostiene che 'sta faccenda della "specifica formazione sociale" vuole essere un richiamo all'art. 2 della Costituzione e che pure il matrimonio è una specifica formazione sociale. Resta il fatto che il matrimonio continua ad esser chiamato matrimonio e prima di ieri, se qualcuno avesse parlato di formazione sociale, tutt'al più sarebbe venuta in mente la foto della Nazionale di calcio che si fa prima dei mondiali. Io richiamerei piuttosto l'art. 3 della Costituzione, quello per cui la Repubblica deve tutelare i diritti dei cittadini senza alcuna distinzione di credo, di razza, di stato sociale etc. Tutelare, non concedere, perché i diritti non si concedono; casomai si riconoscono, come sarebbe ora di fare, e si negano, come da troppo tempo stiamo facendo.

(scusate l'hashtag nel titolo, sto facendo una prova tecnica)

lunedì 27 luglio 2015

E di sicuro ho saltato qualcosa

Riepilogo pre-vacanze estive degli ultimi accadimenti.
Ne consegue che andrò in vacanza indignatissima, e sapendo che a giorni dovrò indignarmi ancora di più perché si sa che le porcate maggiori le fanno passare a ferragosto o in concomitanza con qualche partita della Nazionale.

Focalizziamoci dunque su poche ma buone nefandezze.

La vicenda dell'intercettazione Crocetta
Su questa, in effetti, c'è un a mio giudizio ottimo sunto di Valigia Blu e quindi invece di farla lunga vi invito a leggerlo. Di mio aggiungo che a) tono e contesto di un dialogo sono importantissimi per interpretarlo, mentre mi pare che gli articoli dell'Espresso non forniscano né l'uno né l'altro e b) indipendentemente da questa vicenda, e per dirla brutalmente, avere un parente morto ammazzato non ti qualifica ipso facto per questa o quella poltrona mentre ti pone a serio rischio di essere sfruttato come bandiera di onestà quando poi dietro le tue spalle se ne combina di ogni.

Le varie vicende dell'amministrazione di Roma
Anche su Marino si è scatenato un polverone che mi pare esuli dalle sue reali competenze. Peraltro se fosse o meno idoneo a fare il sindaco (e di Roma, nientemeno) è un problema che forse conveniva porsi prima di candidarlo alle elezioni comunali. La mia impressione è che con tutte queste dimissioni di assessori, articoli sul degrado della città e compagnia bella vogliano costringerlo ad andarsene. Pure della morte di un povero bimbo nella metro l'hanno accusato.

La vicenda della Chiesa che dovrebbe pagare l'ICI ma non la pagherà
Uno sconcio. Se finanche la Cassazione ha sentenziato che le scuole cattoliche devono pagare l'ICI, come peraltro la pagano le altre scuole private, il solo fatto che un cardinale osi protestare in nome della "libertà" è vergognoso. Ancora più vergognoso è che il governo, che avrebbe magari altre materie più pressanti di cui occuparsi, invece di zittire il cardinale si affretti a rassicurare che in barba alla sentenza la Chiesa non dovrà pagare l'ICI. Il tutto a pochi giorni da una riforma della scuola pubblica che la lascia ancor più in braghe di tela.
Va da sé che le scuole cattoliche godono di cospicui finanziamenti statali, alla faccia della Costituzione che dice esplicitamente che le scuole private possono essere organizzate ma "senza oneri per lo Stato".

La vicenda dei tagli alla Sanità
Visto che abbiamo talmente tanti soldi da poterci permettere di condonare l'ICI alle scuole cattoliche, perché privarci di un bel taglio di 10 miliardi di euro alla Sanità pubblica, la quale notoriamente naviga nell'oro? Sarà sufficiente punire i medici che si azzardano a prescrivere costosi accertamenti "superflui" (Chi decide se un accertamento è superfluo? Stabiliamo una quota annua e chi arriva a quota raggiunta si rassegni a crepare?).
Di tagliare invece, poniamo, le spese militari e/o gli stipendi dei parlamentari e/o i vitalizi milionari, non se ne parla proprio.

mercoledì 1 luglio 2015

La "bufala" è servita

No, non parliamo di appetitose e variamente taroccate mozzarelle, bensì delle notizie false che si diffondono in modo virale sul web, con un meccanismo perverso che ho avuto modo di toccare, per così dire, con mano.

mercoledì 17 giugno 2015

I social network sono il Male?

Mi rendo conto che la cosa può sembrare alquanto ipocrita da parte mia, visto che all'inizio non ho fatto che scagliarmi contro Facebook.
E lo so che Facebook ha tanti difetti, non garantisce la privacy, ti inonda di pubblicità, vende i tuoi dati alle grandi aziende brutte sporche cattive e capitaliste.
Però.

Però questa moda di buttare la croce su Facebook e social network consimili, accusandoli di dare parola agli imbecilli (anzi direttamente di rendere tutti imbecilli), ha anche rotto.

Io ho fatto le scuole quando Facebook era ancora solo nella mente di Dio, anzi quando Internet era ancora solo nella mente di Tim Berners Lee, e anche in quel tempo remoto c'era gente che sapeva copiare intelligentemente, selezionando le fonti e cambiando le parole santocielo, e gente che copiava dagli articoli di Cioè, errori grammaticali compresi. Quindi dire che i social network hanno disabituato i ggiovani a riflettere e sintetizzare è una gran vaccata. Diciamo piuttosto che la scuola, con dei programmi sempre più confusi e tesi al nozionismo più che alla comprensione dei fatti, con degli insegnanti sempre più demotivati, con dei supporti (biblioteche in primis) sempre più inesistenti, ha disabituato i giovani a riflettere e sintetizzare. E parlo di un processo lungo, perché ai miei tempi ancora si parlava di "metodo di studio", ma era una locuzione usata dai nostri genitori per lamentare il fatto che la scuola non insegnasse più un metodo di studio.
Sintetizzando, così facciamo contenti i soloni, non potete lamentarvi dell'incapacità dei giovani a cui poi volete a tutti i costi somministrare le prove Invalsi.
(Della scuola americana, che vanta laboratori teatrali gruppi di dibattito e squadre sportive, sono stati capaci di andare a prendere solo la cosa più contestata di tutte, le prove strutturate.)

Gli imbecilli hanno sempre parlato e purtroppo spesso tenuto banco e guadagnato largo seguito ben prima dell'avvento del web, se no mi dovete spiegare come mai ci siamo sciroppati vent'anni di fascismo quando Benito, lui, non twittava.
Certo, il web è una cassa di risonanza molto più ampia ma permette a tutti di interagire con tutti, per cui se vedo una castroneria posso replicare, posso interagire direttamente con i presunti VIP, e cosa più importante posso contattare altre persone che la pensano come me, o hanno i miei stessi interessi. Per un adolescente timido, magari un po' nerd, magari che vive in un paesello disperso nel nulla e parecchio retrogrado, scoprire che c'è altra gente come te e quindi non sei un anormale è una gran cosa. Credetemi, parlo per esperienza personale dato che è stata una gran cosa anche per me che adolescente non lo sono più.

Se poi vi dà fastidio che Facebook usi i vostri dati personali, non usate Facebook. O non pubblicate dati personali. O prendetevi 2 minuti tra un like a Gigi d'Alessio e una condivisione di gatti per settare le impostazioni della privacy. Se avete capito come si mandano inviti per Candy Crush, maledetti, potete anche capire come funzionano le impostazioni della privacy. Fermo restando che postare foto personali, soprattutto se ci sono bambini per lo mezzo, non è assolutamente una buona idea, e se non ci arrivate da soli decisamente non è colpa di Facebook, è questione di quoziente intellettivo sotto Forrest Gump.

Alla fine, un social network è una scatola: il buono o il cattivo ce lo mettiamo dentro noi. I post che invitano all'odio, le trappole dei pedofili, i falsi inviti che nascondono virus, le catene di S. Antonio, le bufale non nascono spontaneamente e non sono create da bot, ma da esseri umani che magari si nascondono sotto nickname come anni fa si nascondevano dietro lettere anonime. Inutile cadere dal pero. Anche la televisione ha iniziato trasmettendo la prosa e programmi che hanno alfabetizzato milioni di italiani, e adesso ci ritroviamo Maria De Filippi e giornalisti del TG che non azzeccano i congiuntivi. Dubito che la colpa sia dell'elettrodomestico in quanto tale. 

Il punto è che non tutto quel che si trova in Rete è oro colato, proprio come non tutto quel che passa in TV è vero, non tutto quel che si legge sui giornali è vero, etc.
Allora, come mai tanto livore? Forse, anche perché Eco non ha detto che i social network danno la parola agli imbecilli, sono i giornalisti dei media "tradizionali" che l'hanno riportata così. E a questo punto uno dovrebbe chiedersi: non è che gli imbecilli la parola se la sono presa da un pezzo, ben prima dell'avvento dei social network?

mercoledì 4 marzo 2015

Il ministro Giannini e la sua idea di libertà

Uno Stato veramente democratico, uno Stato sano dovrebbe considerare la pubblica istruzione una priorità. Anzi, LA priorità.

Perché una pubblica istruzione aggiornata ed efficiente significa che i cittadini più intelligenti, dotati di talento e motivati possono andare avanti, indipendentemente dalle possibilità economiche della loro famiglia, fino a raggiungere i posti di più elevata responsabilità, e quindi la governance del Paese, che non potrà che giovarsene.
E significa che tutti i cittadini possono farsi una cultura tale da renderli comunque individui produttivi e consapevoli, in grado di leggere un giornale o guardare un programma di approfondimento e farsi un'opinione, e andare a votare per i propri rappresentanti con cognizione di causa, e contribuire a realizzare una società davvero civile e progredita.

Quindi uno Stato davvero democratico dovrebbe impegnarsi per creare una scuola pubblica d'elite, dotata tra l'altro di strumenti d'avanguardia, connessione wi-fi a banda ultralarga, computer per tutti gli studenti, laboratori linguistici con insegnanti madrelingua, docenti in aggiornamento continuo (e periodicamente esaminati per valutarne le competenze), con orari decenti e stipendi adeguati, edifici costruiti ad hoc, a norma e che non rischino di crollare sulle teste degli studenti.

A questo punto, chi volesse mandare i figli comunque a una scuola privata - che garantisca, che so, l'insegnamento del bridge o della scherma o della lingua cinese o della religione cattolica - potrebbe farlo, ovviamente a spese sue ché lo Stato già finanzia - grazie alle tasse di tutti - un'ottima scuola pubblica (e laica, non dovrebbe essere necessario precisarlo).

Viceversa, uno Stato fintamente democratico, il cui interesse non è formare cittadini consapevoli bensì avere a che fare con una massa di caproni addormentati incapaci di leggere un libro e pronti a bersi qualunque sciocchezza, che venga da un illustre sconosciuto seminudo su un'isola tropicale o dal politico di turno che non sa nemmeno usare il congiuntivo, ecco: uno Stato siffatto lascerà andare a rotoli la scuola pubblica, anzi si adopererà attivamente per distruggerla con riforme una più rovinosa dell'altra, nel contempo finanziando - grazie alle tasse di tutti - le scuole paritarie, nella maggioranza dei casi di stampo fondamentalista cattolico, dove cioè gli studenti vengono educati alla cieca obbedienza, al conservatorismo, al consociativismo e giacché ci sono a coltivare i pregiudizi più retrivi.

Il tutto avendo la faccia tosta di sostenere che finanziare le scuole paritarie, abbassandone così le rette e dando modo anche ai meno abbienti di frequentarle, è "libertà di scelta".

La prossima volta che devo andare da qualche parte, invece di prendere l'autobus prenderò il taxi, anzi prenderò un'auto a noleggio, di quelle lucide con gli interni in pelle e l'autista in abito scuro, e poi chiederò il rimborso al Governo visto che nell'usare il più costoso servizio privato invece del più economico servizio pubblico non ho fatto che esercitare la mia libertà di scelta.

(Scusate, ma sono incazzatissima - e anche preoccupatissima, visto che non una voce si è levata a protestare contro questo ennesimo scempio.)

lunedì 2 marzo 2015

Sempre zitti, sotto (cit.)

Se non fosse che coinvolge me direttamente, e con ogni probabilità mi coinvolgerà in futuro, il che è peggio, direi che la situazione politica italiana attuale è tragicomica.
Sì, in effetti non è una novità.

Una delle cose che mi preoccupano di più è l'abbattimento a zerbino dei media. Ormai sono talmente appiattiti a terra da aver raggiunto uno spessore di micron. Mi viene in mente la scena di Non ci resta che piangere, in cui Benigni si dice disposto a farsi camminare sopra da un Savonarola.

Ecco, quando si dice la coincidenza, c'è sempre un fiorentino di mezzo. L'altro giorno mi ha allucinato leggere i titoli delle news che scorrono durante il TG di RaiNews24 (in altri tempi un'oasi giornalistica), e imbattermi nella seguente perla: "L'Italia del rugby batte la Scozia. Tweet di Renzi."

Sarò io che giornalista non sono, ma a me sarebbe sembrato più ovvio dare, che so, il risultato della partita e non menzionare il nostro caro premier che si è degnato di lasciare un commento.

(Siccome non c'è mai limite al peggio, poche ore dopo la perla di cui sopra è stata surclassata dalla notizia che Renzi si recherà a deporre una rosa sul luogo dell'assassinio di Boris Nemtsov. Chi fosse Nemtsov, perché l'abbiano ucciso, come stiano procedendo le indagini, come abbia reagito Putin, cosa stia succedendo di conseguenza a Mosca in queste ore è irrilevante al cospetto di cotanto evento.)

Poi c'è il fatto che se lo si cita su Twitter, immediatamente si scatena la canea dei fan che si sdegnano, pare, perché hai osato nominare il suo nome invano. Roba che manco i bimbiminkia adoratori degli One Direction o del Bieber di turno.
Cicci, calmatevi perché criticare Renzi non è (ancora) un reato.

Durante il ventennio si mise in cantiere un vocabolario enciclopedico italiano in cui ogni lemma era la scusa buona per citare il Duce. Per fortuna la degna impresa si interruppe - causa sconfitta in guerra - alla lettera A.

Nel frattempo, per non farci mancare niente, siccome le scuole pubbliche italiane continuano a cadere letteralmente a pezzi in testa agli studenti, una quarantina di deputati (sic) hanno ritenuto necessario mettere in giro un appello per la parità delle scuole private.
(Nel senso di aumentargli i fondi, non nel senso che devono crollare pure quelle.)

mercoledì 28 gennaio 2015

Non vado bene

Non vado bene per questo momento storico. O forse è questo momento storico, questa politica, questo mondo che non vanno bene per me.

Un paio di personaggi, più o meno autorevoli, che seguo su Twitter hanno commentato il neo-governo Tsipras puntando il dito contro il fatto che "sono tutti uomini".
A me pare un commento idiota. Sono persone capaci? Sono competenti? Sono onesti e seriamente impegnati a rimettere in piedi la Grecia?
Questo dovrebbe importare, non il loro sesso. Ché, voglio dire, nel governo Renzi le donne ci sono e non mi pare abbiano fatto 'sta gran differenza.
Facciamo un governo di persone preparate, e facciamo riforme tali da promuovere l'effettiva eguaglianza tra donne e uomini; così che, sempre di più, le donne ai posti di comando siano lì perché se ne riconosce la capacità, e non perché "dobbiamo mettere una donna per essere politically correct".

(Negli ultimi giorni si sono sprecate le ipotesi sul prossimo Presidente della Repubblica, infinite variazioni sul tema "Tizio, che ha fatto questo e quest'altro; Caio, che invece ha fatto questo ma d'altra parte quest'altro; Sempronio, che è presidente del comitato tale; oppure una donna". Ecco, appunto. Una donna purchessia.
Allora, scusate, io propongo la Ferilli.)

Intanto Bagnasco continua a lamentare la diffusione, nella scuola, della presunta "teoria del gender". E nessuno dei nostri pregiati giornalisti che alzi il ditino per chiedergli a quale titolo ritenga di poter commentare i programmi di studio della scuola italiana, pubblica, laica.

(Io nel frattempo mi sono sbattezzata. La comunicazione ufficiale della Curia, con divieto di partecipare ai sacramenti e di avere un funerale religioso "salvo pentimento", nonché scomunica latae sententiae, mi è arrivata proprio il giorno di Natale. Miglior regalo non avrebbero potuto farmi.)

In compenso, pare io abbia finalmente imparato ad accorgermi di quando sto vincendo una discussione e il mio interlocutore cambia traiettoria per mettermi dalla parte del torto. Deflecting, si dice in inglese.

venerdì 23 gennaio 2015

Addio PEC

Un mezzo di comunicazione fondamentale per qualunque amministrazione pubblica, perché coniuga la semplicità d’uso della posta elettronica con le garanzie fondamentali che devono caratterizzare la comunicazione istituzionale.
Chi parlava con tanto trasporto della PEC, meno di cinque anni fa? Ma sì, era proprio lui, l'allora ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che trionfalmente declamava
50 milioni di italiani, ovvero tutti i maggiorenni dotati di codice fiscale, se lo vorranno avranno diritto ad attivare gratuitamente la loro Posta elettronica certificata.
(Costo dell'appalto per l'attivazione e la gestione delle caselle: 25 milioni di euro, più altrettanti per il rinnovo del servizio.)

Ecco, qualcosa da allora deve essere andato storto perché, a quanto pare, finora sono stati attivati circa 2 milioni di indirizzi (che, a dire il vero, a me non sembrano pochissimi) e solo il 20% di questi risulta aver effettivamente inviato una mail (beh, questo dato in effetti è abbastanza deprimente). L'Agenzia per l'Italia Digitale, organismo che non so bene a cosa serva se non a farci pagare qualcos'altro, ha quindi deciso di tagliare il ramo secco (che era già nato morto, chiosa Wired) e ha quindi graziosamente comunicato che
Dal 18 marzo al 17 luglio 2015 non sarà più possibile inviare nuovi messaggi ma sarà comunque ancora possibile ricevere nuovi messaggi (ad esempio risposte a messaggi inviati prima del 18 marzo). Dal 18 luglio al 17 settembre 2015 sarà possibile accedere alla propria casella solo per leggere (ed eventualmente salvare sul proprio PC) i messaggi già ricevuti. Dal 18 settembre 2015 non sarà più possibile accedere alla propria casella.
Dopo di che,
Tutti gli utenti CEC-PAC che ne faranno richiesta potranno usufruire gratuitamente, per un anno, di un indirizzo di PEC rilasciato da uno dei gestori PEC accreditati presso AgID. A partire dal secondo anno, per gli utenti che vorranno mantenere la PEC i costi da sostenere saranno quelli praticati sul mercato dai diversi gestori accreditati (attualmente i prezzi medi sono di circa 5 euro all’anno).
"A pesare sul mancato decollo del servizio - secondo alcune interpretazioni - la mancanza di obblighi vincolanti con relativa sanzione per le amministrazioni inadempienti, che ha poi fatto sì che gli enti abbiano preferito rimanere fedeli alla comunicazione via Internet se non addirittura a quella più tradizionale via raccomandata A/R.  Inoltre non è stato mai definito, da parte delle PA, un piano di attivazione dei servizi web, tra cui la Cec-Pac rientra. Con il risultato che al cittadino non è dato sapere a che cosa serva, nella pratica, lo strumento."

Aggiungerei il fatto che la procedura per attivarla, 'sta PEC, era decisamente farraginosa (ricordo quale odissea fu per me), tant'è vero che risultano circa 500mila indirizzi "prenotati" ma non attivati (immagino le scene da tregenda alle Poste).

Personalmente, faccio parte del 20% di utenti che hanno usato la PEC e devo dire che una buona decina di viaggi in qualche ufficio pubblico me li ha risparmiati. Tanto che meditavo di comprare un nuovo indirizzo, ma mi sorge il dubbio: se la PEC viene dismessa dallo Stato, ciò significa che non varrà più come strumento per dialogare con la PA? E' un punto da approfondire.

(La dismissione del servizio PEC farà risparmiare, a quanto leggo, circa 19 milioni di euro. Che però resteranno in dotazione dell'Agenzia per l'Italia Digitale, per portare avanti i programmi di Crescita Digitale - cosa sia, se vi va, lo scoprite qui; a me, vi dirò, pare fuffa - e in particolare il progetto Identità Digitale. Aiuto.)

martedì 13 gennaio 2015

Nausea

Nausea, nausea profondissima.

Quelli che in questi giorni "il fondamentalismo islamico è da combattere perché non accetta il dialogo, è antidemocratico, censura la libera espressione" e sono gli stessi che hanno censurato Luttazzi, la Guzzanti, hanno commissionato i servizietti sui calzini blu dei giudici e instaurato il metodo Boffo.

Quelli che "l'Islam impedisce la libertà di religione e perseguita le minoranze cattoliche", e sono gli stessi che "gli immigrati musulmani devono adeguarsi alle nostre tradizioni" (il piccolo particolare che negli Stati islamici l'Islam è, per l'appunto, religione di Stato mentre noi teoricamente saremmo una Repubblica laica che tutela i diritti dei cittadini senza differenza di sesso, censo, razza, religione etc. sfugge a questi paladini della democrazia e della legalità).

Quelli che "non possiamo accettare l'Islam perché non rispetta le donne" e sono gli stessi che vorrebbero abolire l'aborto legale, ostacolano la diffusione della pillola del giorno dopo, licenziano con un pretesto chi rimane incinta e vanno con le prostitute (magari pure minorenni).

Quelli che vanno alla marcia di Parigi e nei loro Paesi censurano, torturano, imprigionano e fustigano su pubblica piazza gli oppositori ai loro regimi.

Quelli che "siamo in prima linea contro il terrorismo" e poi Boko Haram uccide migliaia di persone in Nigeria e a nessuno gliene frega niente.

Nausea. Profondissima.

giovedì 8 gennaio 2015

Sui fattacci di Parigi

La premessa spero sia pacifica: andarsene in giro minacciando, imprigionando, picchiando, torturando e uccidendo altra gente, in particolare gente che non la pensa come te e vorrebbe solo farsi i fatti suoi, è sbagliato, e chi lo fa andrebbe appeso per gli alluci in piazza e abbandonato al pubblico ludibrio.

Detto ciò, una cosa sono i musulmani (moltissimi dei quali in queste ore stanno condannando la strage a Charlie Hebdo) e una cosa sono i fondamentalisti. Il fondamentalismo non ha nulla a che fare con la religione, la usa come un comodo pretesto, un po' come - fatte le debite proporzioni - i teppisti che vanno allo stadio non per guardare la partita ma per fare casino.

Parte del problema è dato dalle reazioni assurde e scomposte che si stanno registrando in queste ore: tipo invocare il blocco delle immigrazioni (peccato che i presunti terroristi siano francesi e non clandestini) o progettare restrizioni della privacy (ci provano sempre, sfruttano ogni minimo appiglio, senza vergogna).

O vantarsi della "superiorità della civiltà occidentale". Faccio sommessamente notare che si moltiplicano i casi di "civili occidentali" che si arruolano nelle file dei terroristi; evidentemente la superiore civiltà occidentale non è in grado di risolvere i loro problemi, né di riconoscere il loro disagio, né tantomeno (complimenti ai servizi sociali e alla cosiddetta intelligence) di accorgersi c'è qualcosa che non torna.

A margine, ci sono le scene ridicole di chi si erge a paladino della libertà di stampa e della libertà di espressione e della libertà di satira, quando ieri plaudeva agli editti bulgari di turno e oggi sta discutendo l'ennesima legge bavaglio (mentre da anni evita di farne una contro l'omofobia e di introdurre il reato di tortura).

Dice: vabbeh, ma non si sono messi a sparare in giro con il kalashnikov.
Ah, certo, noi censuriamo e ci auto-censuriamo e discriminiamo donne gay e persone di altre religioni, ma tutto in maniera democratica eh, sia chiaro.

mercoledì 26 novembre 2014

Mamma la RAI

Pare che il canone RAI diventerà una specie di prelievo coatto, o forzoso che dir si voglia, dalla bolletta elettrica (non si sa bene quando avverrà tutto ciò perché, insomma, siamo sempre in Italia).

Resto in attesa di saperne di più, perché io - per dire - possiedo una casa dotata di energia elettrica (e relativa bolletta) ma sprovvista di televisore (e relativa antenna), per la quale mi sembrerebbe alquanto ingiusto dover pagare il canone, e sentir dire che la seconda casa "in linea di massima" è esclusa non mi pare rassicurante, visto anche il gran casino che questi incompetenti sciagurati sono riusciti a fare con Tasi-Tari-quelch'è.

A dirla tutta, pagare il canone mi sembra alquanto ingiusto a prescindere: sia perché formalmente è ancora una (ridicola) tassa per il possesso di un elettrodomestico, sia perché dobbiamo pagare per mantenere un carrozzone di gente inqualificabile, vedi Bruno Vespa, e la messa in onda di programmi inqualificabili, vedi quello di Bruno Vespa ma anche quello di Fabio Fazio e i siparietti incomprensibili e inconcludenti di Genitori - Istruzioni per l'uso che ogni volta mi provocano reazione allergica (ho scoperto che trattasi di produzione francese, il che un minimo di cose me le spiega, ma comunque chiamare 'sta roba Carosello è un insulto per Calimero).

Tante storie per inculcarci che il libero mercato e la concorrenza sono cose belle e giuste che contribuiscono a innalzare la qualità dei prodotti e abbassare i prezzi, ma poi tutti a fare cartello e o ti mangi 'sta minestra pagando profumatissimi contratti di consulenza o scarichi programmi decenti da Internet, non c'è niente da fare.

(Cosa sia un cartello, incidentalmente, l'ho capito guardando Dallas; avevo pure il gioco da tavola.)

martedì 18 novembre 2014

Colpirne uno per educarne cento

Torno a casa dal lavoro. Sui gradini del portone di fronte, tre ragazzini stanno animatamente discutendo dell'esistenza di Babbo Natale.
Li saluto. Mi salutano. Mentre recupero le chiavi dalla borsa, il ragazzino più grande mi interpella: "Signora, tu ci credi a Babbo Natale?" "Ma certo" rispondo senza la minima esitazione, anzi mostrandomi vagamente indignata dalla domanda.

L'ho visto abbastanza destabilizzato.

lunedì 20 ottobre 2014

O tempora, o mores (no, non è una disgiuntiva)

E' lunedì, e quindi vi beccate un post da anziana che si lamenta della corruzione della società moderna.
Questo post vi è offerto dall'intervista al Presidente del Consiglio andata in onda ieri pomeriggio, in piena fascia protetta, a Domenica Live. Sto seriamente meditando di chiedere il divorzio per giusta causa a mio marito che si è rifiutato di cambiare canale. Il masochismo può essere anche divertente, ma solo se preso con moderazione e nel giusto contesto.

Ecco appunto, il contesto. Partirei proprio da qui perché, secondo la mia modestissima opinione da tuttologa, la perdita del contesto è alla base di molta parte della deriva odierna. Esempio (tipico da vecchia lamentosa): avete notato come si vestono i ragazzi per andare a scuola?
Attenzione: con questo non voglio dire che si debbano stabilire rigidi (e bigotti) codici di abbigliamento; ai miei tempi feci una sacrosanta battaglia contro le divise scolastiche in nome della libertà di espressione e dell'autodeterminazione dei popoli, e non intendo affatto rinnegarla qui e ora. Voglio dire che, come mi spiegava mia madre quando ogni mattina ispezionava la mia mise, la scuola è il luogo di lavoro degli studenti e al lavoro non ci si va con l'ombelico scoperto o l'elastico della mutanda che spunta dai pantaloni. Non si tratta di pruderie, ma di questa virtù ormai dimenticata che si chiamava "senso della proprietà". Se ti vuoi vestire male e in modo assurdo, sei liberissimo di farlo: ma non sul luogo di lavoro, dove c'è gente che appunto dovrebbe lavorare e non può farlo se sta ribaltata sulla scrivania a ridere.
(Il fatto che oggidì ci sia gente che effettivamente va a lavorare con l'ombelico scoperto e/o l'elastico della mutanda in vista non fa che confermare la mia tesi.)

Potremmo poi anche discutere del fatto che chi tuona contro l'abbigliamento dei ragazzi di norma se la prende solo con le femmine, come se i maschi fossero invece tanti piccoli lord Brummel in completo da passeggio. I pinocchietti da spiaggia con cavallo ultrabasso vanno bene, le minigonne no: si chiama double standard, è una gran minchiata misogina e sessuofoba ma esula dal tema di questo post e di lunedì mattina non sono in grado di gestirlo. Ne riparleremo. Per il momento sappiate solo che io sono politically correct e quindi me la prendo con tutti.

Torniamo invece alla mancanza di contesto con un altro esempio tratto dalla vita vera (la mia). Per varie vicissitudini che esulano pure loro e quindi non vi sto a spiegare, mi trovai un triste giorno a correggere i compiti svolti da studenti universitari di Lettere e Filosofia per un esame del corso di Giornalismo.
Vi invito a ponderare bene la situazione, dopo di che potrete inorridire con me del fatto che in molti di questi capolavori si trovava scritto "ke" (in luogo di "che") e "xké" (in luogo di "perché", che ve lo dico a fare).

Superato il raccapriccio, segnai tutto con la matita più blu che riuscii a trovare.
Perché c'è modo e luogo di usare le abbreviazioni convenzionali (io le detesto, ma capisco che in determinate situazioni possano venire utili: checché se ne dica, non sono una talebana), ma questo luogo NON E' né può essere un compito scritto ufficiale in una Facoltà di Lettere.

Badate che si comincia così, e si finisce con Barbara D'Urso e Matteo Renzi che si danno del tu chiacchierando amabilmente tra di loro, mentre al volgo beota (noi) non resta che applaudire e ridere a comando.

mercoledì 8 ottobre 2014

Angelino

Prima fa estradare illegalmente una rifugiata politica e la sua bambina. E si fa pure sgamare.
Poi esulta per l'arresto di un "assassino" dimenticandosi di presunzione di innocenza, riservatezza delle indagini, segreto istruttorio e altri inutili consimili dettagli.
Adesso emana in tutta fretta una circolare per impedire la pericolosissima registrazione dei matrimoni gay contratti all'estero.
(Sempre della serie "Prestigio dell'Italia nel mondo", eh)

Posto che l'infermiera di Voghera che aveva impedito a due ragazze di farsi prescrivere la pillola del giorno dopo (sì, viviamo in un brutto Paese) è stata rimproverata dai suoi superiori e si è dimessa, la domanda sorge spontanea: perché Alfano sta ancora lì? Quali accordi sottobanco impediranno a Renzi di togliercelo dai piedi?

(Di fronte anche solo alla prima delle suddette figure di cacca, io personalmente avrei cercato per il futuro di muovermi nella maniera più incospicua possibile. Ma va detto che io personalmente conservo un certo senso di decenza, il rispetto di me stessa e la capacità di vergognarmi. Il che, evidentemente, non è da tutti.)

giovedì 25 settembre 2014

Truman c'est moi

Proprio quando avevo ceduto al fascino grottesco dei reality show, e mi ci stavo pure appassionando, ho realizzato con un sussulto che con ogni probabilità è tutta una montatura, dall'inizio alla fine, con andamento e vincitori preselezionati apposta per assicurare la maggiore audience possibile.

Bella intuizione, direte giustamente voi, proprio l'uovo di Colombo visto che i giochi televisivi sono truccati praticamente da quando hanno inventato il format (anzi, probabilmente il format è nato proprio truccato).

Ce lo so. La cosa, però, mi ha colpito e da giorni sto girando intorno a un paio di considerazioni. Da un lato, sono diventata così diffidente che non riesco ad avere fiducia nemmeno in una cosa così insulsa, e irrilevante, come un reality show. Dall'altro, i media ci hanno dimostrato così tante volte di essere faziosi, tendenziosi e manipolati da toglierci ogni fiducia anche in cose così insulse, e irrilevanti, come i reality show.

Non sono il tipo da avvitarmi continuamente negli stessi pensieri, ma questi mi hanno messo particolarmente a disagio, e non capivo neanche io perché. Ci sono arrivata mentre scrivevo questoo post.

E' perché la sensazione di vivere immersi in una realtà che potrebbe rivelarsi in larga parte costruita e falsa fa tanto, manco a dirlo, reality show.

lunedì 15 settembre 2014

Il Grande Equivoco (cit.)

E' una cosa che sicuramente è capitata più volte alle mie gentili lettrici.
E' capitata più volte anche a me (persino quando uscivo dagli scavi, tutta sudata stropicciata spettinata e sporca di terra, il che la dice lunga) e questo che racconto è solo l'ultimo episodio in ordine di tempo.

In breve, oggi alle 7.15 a.m. stavo camminando tranquillamente verso la stazione, per andare al lavoro, pensando ai fatti miei, quando un tizio appena uscito dal bar mi ha così apostrofato: "Amore mio! Che bella che sei."

Io, come sempre faccio, non gli ho dato retta, anzi ho fatto finta di non averlo né visto né sentito, e ho proseguito sulla mia strada senza voltarmi.
Ho fatto sempre così e ho sempre sbagliato, perché così facendo ho contribuito a perpetuare Il Grande Equivoco.

Quello che avrei dovuto e voluto fare (ma non ho fatto perché ai matti è sempre meglio non dar corda, soprattutto se si è da sole in una strada semideserta alle 7.15 del mattino) è fermarmi, fare inversione a U, piantarmi davanti al tizio e dirgli (a voce altissima, in modo da farmi sentire anche dai pochi passanti):

"Ce l'hai con me? Ci conosciamo? Ti rendi conto che sono le 7.15 del mattino e tu non trovi niente di meglio da fare che rompere le p***e alla gente che va a lavorare per i c***i suoi? Pensi che io non sappia per fatti miei di essere bella, e che ho bisogno di sentirmelo dire dal primo c******e che passa per strada alle 7.15 del mattino? [L'orario mi ha davvero colpito, NdA] Tu che cosa penseresti se un imbecille sconosciuto ti gridasse da una parte all'altra della strada "Amore mio, che bello che sei"? Che dovrei fare adesso secondo te, sentirmi lusingata, chiederti di sposarmi, che cosa? Fossi almeno bello e/o intelligente, invece sei un botolo idiota! Se hai problemi curati e/o fatti una sega ma non dare fastidio alla gente, c***o".

Un giorno lo farò e mi meneranno, già lo so.

mercoledì 10 settembre 2014

#noncelapossofare

Mi dicono che su Zzub gira l'hashtag #noncelapossofare. Lo trovo calzante come titolo di questo post.*

#noncelapossofare perché, per lavoro, sono in comunicazione con l'Archivio di Stato di Roma e con l'Archivio Centrale dello Stato che sono, ho appurato, due cose diverse ma non ho capito perché. A entrambi ho chiesto il permesso di pubblicare un'immagine da loro conservata, entrambi sono dovuti essere da me più volte sollecitati per una risposta; uno mi dà l'immagine gratis, ma vuole la richiesta fatta per iscritto con marca da bollo da 16,00 euro, mentre l'altro non vuole la marca da bollo, ma chiede il pagamento di 10,00.

Perché? Non lo so ma comunque #noncelapossofare.

[Siparietto bonus. L'impiegato: - Allora, la lettera di concessione è alla firma del dirigente. Io: - Ah bene, nel frattempo c'è qualche adempimento dovuto da parte nostra? L'impiegato: - Eh, me sa' proprio de sì.]

#noncelapossofare perché devo vendere la mia vecchia casa, ma prima devo riscattare la piena proprietà dal Comune. Anni fa la cosa si poteva fare pagando solo i diritti di segreteria, circa 500 euro, ma quando provai ad avviare la pratica scoprii che il Comune aveva perso un documento indispensabile (giuro, non sto scherzando) e non poteva ritrovarlo perché gli addetti non avevano a disposizione un'auto per andare in Archivio a cercarlo (giuro, non sto scherzando). Così non se ne fece nulla. Il documento è miracolosamente ricomparso oggi, dopo circa 4 anni (giuro, etc.); nel frattempo i regolamenti comunali sono cambiati e quindi per il riscatto della casa ho dovuto pagare circa 20.000 euro. E non posso ancora chiudere la pratica perché è stato eletto un nuovo sindaco, quindi i dirigenti devono aver rinnovata la loro delega a firmare atti ufficiali, quindi non posso fare il rogito.

* Se non sapete cosa sono Zzub e/o un hashtag andate su Google e scopritelo. Io non ho le forze di linkarveli perchè #noncelapossofare.

mercoledì 23 luglio 2014

Due pesi e due misure

In questi giorni sta facendo scalpore la vicenda di un'insegnante presunta gay licenziata da una scuola cattolica.
Se ne sono dette un po' di tutti i colori, tra colpevolisti ("i soliti cattolici bigotti!") e innocentisti ("l'orientamento sessuale non c'entra, il contratto dell'insegnante era scaduto"). Tra gli innocentisti ho visto girare anche questa argomentazione, che mi ha colpito: "ha sbagliato l'insegnante a farsi assumere in una scuola cattolica, avrebbe dovuto saperlo che lì i gay non sono tollerati".

Questa affermazione mi ha colpito perché è idiota a vari livelli:
1) chi la profferisce, evidentemente, non si è accorto che in giro c'è una lieve disoccupazione, e che quindi probabilmente quello nella scuola cattolica è l'unico straccio di posto che l'insegnante è riuscita a trovare;
2) seguendo la stessa linea di pensiero, allora anche gli obiettori di coscienza che si rifiutano di praticare aborti e/o prescrivere anticoncezionali dovrebbero evitare di farsi assumere in ospedali e ASL pubblici, visto che lì aborti e anticoncezionali sono perfettamente legittimi.

A me peraltro pare logico che una scuola di orientamento cattolico, in cui cioè si vogliono applicare in modo rigoroso le dottrine cattoliche (peraltro frutto, a mio modestissimo giudizio, di interpretazioni fondamentaliste e scorrette delle Scritture; ma su questo punto non mi dilungo per non allungare la parentesi), non voglia ammettere tra i suoi educatori qualcuno che non solo è gay, ma è pure fiero e felice di esserlo. Ciò che non mi pare affatto logico è che lo Stato - il quale dovrebbe, ricordiamolo, essere laico e garantire uguali diritti a tutti i suoi cittadini, senza distinzioni  di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali - finanzi con fondi pubblici degli enti che praticano una qualunque forma di discriminazione.

A mio parere, lo Stato dovrebbe dire: tu ente vuoi dei fondi pubblici? Bene, allora ti impegni a comportarti secondo le norme stabilite da me che ti finanzio. La cosa non ti sta bene perché andrebbe contro la tua religione? Bene, allora i fondi chiedili a qualcun altro.

giovedì 10 luglio 2014

A volte le cose stupide sembrano stupide ma non lo sono affatto

Sapete che seguo un telefilm americano per teenager. E che, in particolare, sono una fan sfegatata di due personaggi di detto telefilm.

Bene, ultimamente un popolare webmagazine ha indetto un sondaggio online per determinare la migliore coppia del piccolo schermo. E come era prevedibile i vari fan si sono scatenati (si poteva votare più e più volte) per fare vincere i propri beniamini.
(Inutile dire che ho votato anche io.)

Quello che ci tenevo a farvi sapere non è chi ha vinto (noi). E' che a quanto pare, come la stessa redazione del webmagazine ha voluto sottolineare, c'è stato un significativo picco di voti dalla Russia, tutti per l'unica coppia gay del sondaggio. In altre parole: dalla Russia (ma non soltanto) è partito un riconoscibile sforzo per far nominare una coppia gay come la migliore in assoluto fra tutte quelle della TV. 

Fa piacere, ogni tanto, poter dare buone notizie.