mercoledì 7 luglio 2010

Punti di vista

Secondo voi, Berlusconi e i suoi accoliti che stanno mangiando e concertando nefandezze a palazzo Grazioli come vivono il sit-in degli aquilani che al grido di "Vergogna" si svolge proprio sotto le loro finestre? Se ne angosciano, chiedendosi come mai il popolo non li ama più? Ne ridono, godendo della loro situazione di privilegiati? Se ne saranno almeno accorti, secondo voi?

martedì 6 luglio 2010

Karma

Oggi giornata di telefonate assurde. L'ultimo interlocutore mi ha tenuto attaccata alla cornetta per almeno 10 minuti di orologio (non scherzo e mi tengo bassa: secondo me la telefonata è durata di più) per una faccenda che ne avrebbe richiesti al massimo 3. All'inizio ero perplessa, poi ho pensato a uno scherzo, poi ho cominciato a irritarmi, alla fine faticavo a non ridergli all'orecchio.
Spero per lui che non chiamasse dal cellulare, e immagino con orrore la sua bolletta! Ma magari era davvero uno scherzo telefonico, di quelli idioti che fanno alla radio (solo che ovviamente non potevo chiedergli se era uno scherzo).

Comunque, il tizio ha finito per chiedermi il recapito telefonico di un responsabile. Servendomi su un piatto d'argento l'opportunità di vendicarmi di uno dei più odiosi dirigenti di qui, scodellandogli il rompino caldo caldo. Non l'ho fatto perché in fondo sono una persona buona, e in fondo in fondo sono una persona seria, e le vendette lavorative non mi interessano. Spero che il mio karma ne tenga conto.

Update: pare che il karma ne abbia tenuto conto, e son passati neanche 10 minuti. Orpo!

Vendesi

Ho messo in vendita un appartamento di mia proprietà. Le telefonate dei potenziali acquirenti andrebbero scolpite su supporto aere perennius. Io poi, e questo va detto, non sono particolarmente paziente e/o diplomatica.
Comunque, ecco un campione rappresentativo delle telefonate in questione (io parlo in corsivo e penso fra parentesi):

- Buongiorno, ho visto un "Vendesi" in via XXX, posso chiederle alcune informazioni?
- Sì signora, buongiorno, mi dica.
- Quanto costa?
- Ecco signora (azz, badiamo al sodo, eh?), stiamo chiedendo XXX euro trattabili.
- Ah, ma mi pare troppo! Poi sarà sicuramente da ristrutturare, è da ristrutturare, vero?
- Verament...
- No no, sicuramente è da ristrutturare! E costa troppo, glielo dico io...
- Ma...
- ...abito in zona, sa? Il prezzo è troppo alto, e infatti l'annuncio di vendita c'è da tanto tempo...
- Veramente, signora, l'ho messo a metà della scorsa settimana.
- ...
- (eh eh eh)
- Sì, ma comunque è da ristrutturare, e costa troppo! Pensi che qui nel mio cortile c'è un appartamento più grande che viene a meno...
- Signora, che devo dirle? Allora le conviene comprare quello.

Eccheddiamine.

lunedì 5 luglio 2010

Marco on air / 107

passaparola

Reazione

Stavo scrivendo un post di lamentazione e sfogo: mi sento depressa.
Ma siccome scriverlo mi deprimeva ancora di più, cambio decisamente registro. Al diavolo! Va bene, ci sono un po' di problemi in questo periodo; ma passeranno, in un modo o nell'altro, e anche questa giornata iniziata a tambur battente finirà.
Ecco: e adesso con piglio deciso cominciamo a sgombrare la scrivania da un po' di rognette.
E manco lo rileggo, questo post, prima di pubblicarlo, per controllare che sia scritto decentemente. Anarchia!

venerdì 2 luglio 2010

Soddisfazioni

Esco di casa prima delle otto, vado in ufficio, esco dall'ufficio e (come ogni giorno da mesi a questa parte) vado a trovare mio padre. Che mi chiede se gli ho portato il Gatorade, ché l'ha finito. Purtroppo no, perché 1) non mi aveva detto di averlo finito e 2) in settimana non ho tempo per fare la spesa. Reagendo virilmente a cotanta delusione, il genitore (ma quando mai) mi intrattiene sui soliti temi della sua sfortuna e della sua miseria (sic. La sua pensione è il doppio del mio stipendio). Quando lo saluto, dicendogli che devo andare a casa a pulire un po', si stupisce che io non abbia una colf. Poi si stupisce della pochezza del mio stipendio. L'indomani, mentre sono in ufficio, mi fa uno squillo perché io lo richiami. Quando lo faccio, mi chiede se sono andata a comprargli il Gatorade. Gli dico di no, che in settimana non ho tempo di andare a fare la spesa. "Ah", è la risposta: un capolavoro monosillabico di delusione, rassegnazione e fastidio.

E poiché è malatissimo, non posso nemmeno mandarlo a quel paese.