Breve sunto delle principali notizie di oggi; ecco cosa avviene in Italia, stando ai giornali, il 29 ottobre 2007:
E nel resto del mondo? Beh, in Argentina, tanto per dire, Cristina Fernandez (eh sì, una donna) viene eletta Presidente della Repubblica; sconfigge di larga misura la rivale Elisa Carriò (eh sì, un'altra donna).
Se ci trasferissimo?
Vorrei solo infilarmi a letto sotto il piumone e dormire per qualche settimana di fila.Passerà... Presto, spero.
Al lavoro anche oggi, e anche oggi in background alla ricerca di qualcosa di interessante da proporre sul blog.
E mi sono imbattuta in questa notizia: due artisti di Zagabria hanno aperto il Museo delle relazioni spezzate (Museum of Broken Relationship), dove espongono appunto vari oggetti (lettere, fotografie, pelouches) che testimoniano la fine di una relazione sentimentale.
Idea che secondo me è abbastanza idiota. Ma qui non conta tanto la notizia, quanto il suo "strillo" su Repubblica.it: "Il Museo delle storie concluse".
Ora, sulle traduzioni dall'inglese rese in maniera cinofallica mi sono già espressa e non mi ripeto. Quelle "storie concluse", però, intese in senso lato, mi hanno scatenato una ridda di riflessioni.
"Storia conclusa". Come la parola "Fine" sull'ultima pagina di un libro. Come il "The end" sovrimpresso sull'ultimo fotogramma del film (da piccola credevo che "The" significasse "FI" e "End" significasse "NE").
E scatta la domanda: cosa succede ai protagonisti di un libro o di un film quando l'autore smette di raccontare? Avete mai provato a immaginarvelo? Io lo faccio sempre.
E delle nostre storie, quelle che ci troviamo a vivere, quante possiamo dire davvero concluse, una volta e per sempre, senza conseguenze - anche minime - sul nostro futuro?
Possiamo davvero vivere storie immuni dall'effetto farfalla? O ha ragione Michael Ende, e una storia è comunque, per definizione, infinita (e quindi inconclusa)?
In questo nuovo post volevo lasciar perdere la politica (tanto per cambiare), gli scenari mondiali e le notizie assurde/apocalittiche che amo, perchè mi permettono di scatenarmi in accessi di indignazione virtuosa. Mi sono detta: parliamo un po' di me.
Il buio. Non mi è venuto in mente assolutamente niente che fosse degno di essere scritto (anche in un blog da zero commenti come questo).
Forse dovrei pensare che la mia vita sia insignificante. Però non lo penso. E' vero, non mi sta succedendo niente di eclatante, fuori da un ordinario tran-tran (che so, storie d'amore travolgenti, epiche battaglie di principio, aneddoti esilaranti...); eppure in questo periodo mi sento soddisfatta e - occhio che sto per usare una parola forte - fiera di me stessa. Per come sto gestendo tante situazioni piccole, insignificanti (appunto) se vogliamo, ma che sono comunque la mia vita e che mi porto dietro, tentando di risolverle al meglio, giorno dopo giorno.
Mi accorgo che sto scadendo in uno di quegli accessi meditativo-filosofici che proliferano sui blog e che mi danno un gran fastidio, e quindi la chiudo qui. Però devo dire che è proprio una bella sensazione essere soddisfatti di sé - al di là della costante quotidiana alternanza di vittorie/sconfitte/pareggi con la vita stessa, il mio bilancio lo sento in attivo. Non mi pare poco.
Navigando in Rete ho appurato che anche il Ministro Pecoraro Scanio, nel suo blog, si dice contrario al ddl Levi e promette emendamenti (ma dato che conosco i miei polli, vi invito a firmare la petizione on line per l'abolizione del ddl).
Dunque, ricapitolando, la situazione è questa:
- il Ministro delle Infrastrutture (Di Pietro) non ha letto il ddl perchè questo gli è stato presentato come provvedimento "di routine";
- il Ministro dell'Ambiente (Pecoraro Scanio) non ha letto il ddl perchè è "dovuto correre al Quirinale per premiare i giovani impegnati sul cambiamento climatico" (ah, beh: ubi maior...);
- il Ministro delle Comunicazioni (Gentiloni) non ha letto il ddl (cito anche qui: non lo ha "controllato personalmente e parola per parola". Il che fa tanto Catarella, non trovate? "Pirzonalmente di pirzona").
Si fa strada perciò l'interessante quesito: chi cavolo l'ha letto, 'sto ddl?
E poi: dato che di informazione si tratta (il problema nasce proprio perchè, preso alla lettera, il ddl Levi equipara un blog a una testata giornalistica), come mai il Ministro delle Comunicazioni non ne sapeva niente?
Intanto il ddl, con una celerità degna di miglior causa, sta per approdare alle Camere.
Intanto, con una celerità tipica di certe cause, il pm De Magistris è stato estromesso da un paio di inchieste che stavano per toccare i soliti noti.
Non c'è che dire, siamo in buone mani. Facciamo bene a pagarli tanto, 'sti politici.
Due post in un giorno solo, ma non abituatevi male! Questo secondo è causa emergenza.
Il 24 ottobre (sì, proprio fra due giorni), a quanto pare, verrà portato in Parlamento il famigerato ddl Levi, quello che minaccia nei fatti di restringere drasticamente la libertà di opinione ponendo limiti all'attività dei blog:
1 - obbligando alla registrazione nel ROC
2 - facendo sì che i blog possano essere gestiti solo da iscritti all'Ordine dei Giornalisti.
Contro il ddl, dopo il clamore suscitato dalla segnalazione di Beppe Grillo (con due post successivi, qui e qui) si sono pronunciati anche i Ministri Di Pietro e Gentiloni.
Ma parlare è facile... Vedremo che cosa succederà mercoledì. Io ho un brutto presentimento.
Nell'attesa, possiamo farci sentire scrivendo (come ho fatto io) al Sottosegretario Levi e ai blog di Gentiloni e Di Pietro.