lunedì 2 marzo 2015

Sempre zitti, sotto (cit.)

Se non fosse che coinvolge me direttamente, e con ogni probabilità mi coinvolgerà in futuro, il che è peggio, direi che la situazione politica italiana attuale è tragicomica.
Sì, in effetti non è una novità.

Una delle cose che mi preoccupano di più è l'abbattimento a zerbino dei media. Ormai sono talmente appiattiti a terra da aver raggiunto uno spessore di micron. Mi viene in mente la scena di Non ci resta che piangere, in cui Benigni si dice disposto a farsi camminare sopra da un Savonarola.

Ecco, quando si dice la coincidenza, c'è sempre un fiorentino di mezzo. L'altro giorno mi ha allucinato leggere i titoli delle news che scorrono durante il TG di RaiNews24 (in altri tempi un'oasi giornalistica), e imbattermi nella seguente perla: "L'Italia del rugby batte la Scozia. Tweet di Renzi."

Sarò io che giornalista non sono, ma a me sarebbe sembrato più ovvio dare, che so, il risultato della partita e non menzionare il nostro caro premier che si è degnato di lasciare un commento.

(Siccome non c'è mai limite al peggio, poche ore dopo la perla di cui sopra è stata surclassata dalla notizia che Renzi si recherà a deporre una rosa sul luogo dell'assassinio di Boris Nemtsov. Chi fosse Nemtsov, perché l'abbiano ucciso, come stiano procedendo le indagini, come abbia reagito Putin, cosa stia succedendo di conseguenza a Mosca in queste ore è irrilevante al cospetto di cotanto evento.)

Poi c'è il fatto che se lo si cita su Twitter, immediatamente si scatena la canea dei fan che si sdegnano, pare, perché hai osato nominare il suo nome invano. Roba che manco i bimbiminkia adoratori degli One Direction o del Bieber di turno.
Cicci, calmatevi perché criticare Renzi non è (ancora) un reato.

Durante il ventennio si mise in cantiere un vocabolario enciclopedico italiano in cui ogni lemma era la scusa buona per citare il Duce. Per fortuna la degna impresa si interruppe - causa sconfitta in guerra - alla lettera A.

Nel frattempo, per non farci mancare niente, siccome le scuole pubbliche italiane continuano a cadere letteralmente a pezzi in testa agli studenti, una quarantina di deputati (sic) hanno ritenuto necessario mettere in giro un appello per la parità delle scuole private.
(Nel senso di aumentargli i fondi, non nel senso che devono crollare pure quelle.)

mercoledì 18 febbraio 2015

Artificial Intelligence

La genialità dei nuovi captcha di Blogger ("Dimostra di non essere un robot" "Non sono un robot" "Ah, OK") deve essere figlia legittima dei moduli per entrare negli States ("Sei un pericoloso terrorista / sei patologicamente pazzo / trasporti sostanze e/o oggetti e/o piante pericolose?" "No" "Ah, OK").

Che poi io i captcha dai miei blog li ho tolti, ma loro compaiono lo stesso. Mah.

martedì 17 febbraio 2015

Siamo nel 2015 ma certa gente ancora non se ne convince

Ennesima desolante conversazione stimolata dalla scandalosa immagine sul mio desktop in ufficio che, per capirci, è questa:


Collega (ridendo): Per favore, vuoi cambiare quell'immagine?
Io: (non ridendo per niente): Perché? 
C (sempre ridendo): Ma dai!
Io: E' l'immagine del mio desktop e a me piace. Se tu hai problemi con i baci...
C: No, non ho problemi con i baci...
Io: ...mi dispiace per te, voglio dire che non è tanto normale avere problemi per due persone che si baciano...
C: ...
Io: ...sul tuo desktop comunque puoi mettere altre cose che ti facciano stare più a tuo agio: che so, caprette, fascisti che fanno il saluto romano...
C: ...non è che ho problemi con i baci... E' che mi mettono a disagio...
Io: E forse non sei abituata a vedere persone che si baciano, me ne dispiace.
C: Infatti, non ne ho mai visti!
Io: Eh, peccato. Invece quando sono andata a Londra...
C: Ah, ne hai visti tanti di questi?
Io: Sì, a Londra ho visto tante persone che si baciavano e si tenevano per mano. 

mercoledì 11 febbraio 2015

Cose che vi consiglio di vedere invece di perdere tempo (e sanità mentale) con Sanremo

Come si evince dal titolo, questo è un post di pubblica utilità.

Ieri sera, complice l'assenza dell'amore mio che essendo un italiano medio ama guardare Sanremo riempiendolo di improperi, ho passato una meravigliosa serata con il televisore spento e il computer acceso, guardando serie TV di qualità (va da sé che erano serie TV straniere).

Mi sembra dunque giusto e morale suggerirvi qualcosa da vedere, che stimoli la vostra intelligenza nonché il piacere estetico più di Carlo Conti, Albano & Romina e compagnia cantante (pun intended).
Oddio, anche Peppa Pig farebbe alla bisogna ma cerchiamo di volare un tantinello più in alto, eh?

(Avvertenza preliminare: ho preso l'abitudine, dato che le serie TV italiane per me sono inguardabili, di seguire solo serie straniere, in lingua originale con i sottotitoli. Alcune non sono state ancora trasmesse in Italia. Siate creativi.)

mercoledì 28 gennaio 2015

Non vado bene

Non vado bene per questo momento storico. O forse è questo momento storico, questa politica, questo mondo che non vanno bene per me.

Un paio di personaggi, più o meno autorevoli, che seguo su Twitter hanno commentato il neo-governo Tsipras puntando il dito contro il fatto che "sono tutti uomini".
A me pare un commento idiota. Sono persone capaci? Sono competenti? Sono onesti e seriamente impegnati a rimettere in piedi la Grecia?
Questo dovrebbe importare, non il loro sesso. Ché, voglio dire, nel governo Renzi le donne ci sono e non mi pare abbiano fatto 'sta gran differenza.
Facciamo un governo di persone preparate, e facciamo riforme tali da promuovere l'effettiva eguaglianza tra donne e uomini; così che, sempre di più, le donne ai posti di comando siano lì perché se ne riconosce la capacità, e non perché "dobbiamo mettere una donna per essere politically correct".

(Negli ultimi giorni si sono sprecate le ipotesi sul prossimo Presidente della Repubblica, infinite variazioni sul tema "Tizio, che ha fatto questo e quest'altro; Caio, che invece ha fatto questo ma d'altra parte quest'altro; Sempronio, che è presidente del comitato tale; oppure una donna". Ecco, appunto. Una donna purchessia.
Allora, scusate, io propongo la Ferilli.)

Intanto Bagnasco continua a lamentare la diffusione, nella scuola, della presunta "teoria del gender". E nessuno dei nostri pregiati giornalisti che alzi il ditino per chiedergli a quale titolo ritenga di poter commentare i programmi di studio della scuola italiana, pubblica, laica.

(Io nel frattempo mi sono sbattezzata. La comunicazione ufficiale della Curia, con divieto di partecipare ai sacramenti e di avere un funerale religioso "salvo pentimento", nonché scomunica latae sententiae, mi è arrivata proprio il giorno di Natale. Miglior regalo non avrebbero potuto farmi.)

In compenso, pare io abbia finalmente imparato ad accorgermi di quando sto vincendo una discussione e il mio interlocutore cambia traiettoria per mettermi dalla parte del torto. Deflecting, si dice in inglese.

venerdì 23 gennaio 2015

Addio PEC

Un mezzo di comunicazione fondamentale per qualunque amministrazione pubblica, perché coniuga la semplicità d’uso della posta elettronica con le garanzie fondamentali che devono caratterizzare la comunicazione istituzionale.
Chi parlava con tanto trasporto della PEC, meno di cinque anni fa? Ma sì, era proprio lui, l'allora ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che trionfalmente declamava
50 milioni di italiani, ovvero tutti i maggiorenni dotati di codice fiscale, se lo vorranno avranno diritto ad attivare gratuitamente la loro Posta elettronica certificata.
(Costo dell'appalto per l'attivazione e la gestione delle caselle: 25 milioni di euro, più altrettanti per il rinnovo del servizio.)

Ecco, qualcosa da allora deve essere andato storto perché, a quanto pare, finora sono stati attivati circa 2 milioni di indirizzi (che, a dire il vero, a me non sembrano pochissimi) e solo il 20% di questi risulta aver effettivamente inviato una mail (beh, questo dato in effetti è abbastanza deprimente). L'Agenzia per l'Italia Digitale, organismo che non so bene a cosa serva se non a farci pagare qualcos'altro, ha quindi deciso di tagliare il ramo secco (che era già nato morto, chiosa Wired) e ha quindi graziosamente comunicato che
Dal 18 marzo al 17 luglio 2015 non sarà più possibile inviare nuovi messaggi ma sarà comunque ancora possibile ricevere nuovi messaggi (ad esempio risposte a messaggi inviati prima del 18 marzo). Dal 18 luglio al 17 settembre 2015 sarà possibile accedere alla propria casella solo per leggere (ed eventualmente salvare sul proprio PC) i messaggi già ricevuti. Dal 18 settembre 2015 non sarà più possibile accedere alla propria casella.
Dopo di che,
Tutti gli utenti CEC-PAC che ne faranno richiesta potranno usufruire gratuitamente, per un anno, di un indirizzo di PEC rilasciato da uno dei gestori PEC accreditati presso AgID. A partire dal secondo anno, per gli utenti che vorranno mantenere la PEC i costi da sostenere saranno quelli praticati sul mercato dai diversi gestori accreditati (attualmente i prezzi medi sono di circa 5 euro all’anno).
"A pesare sul mancato decollo del servizio - secondo alcune interpretazioni - la mancanza di obblighi vincolanti con relativa sanzione per le amministrazioni inadempienti, che ha poi fatto sì che gli enti abbiano preferito rimanere fedeli alla comunicazione via Internet se non addirittura a quella più tradizionale via raccomandata A/R.  Inoltre non è stato mai definito, da parte delle PA, un piano di attivazione dei servizi web, tra cui la Cec-Pac rientra. Con il risultato che al cittadino non è dato sapere a che cosa serva, nella pratica, lo strumento."

Aggiungerei il fatto che la procedura per attivarla, 'sta PEC, era decisamente farraginosa (ricordo quale odissea fu per me), tant'è vero che risultano circa 500mila indirizzi "prenotati" ma non attivati (immagino le scene da tregenda alle Poste).

Personalmente, faccio parte del 20% di utenti che hanno usato la PEC e devo dire che una buona decina di viaggi in qualche ufficio pubblico me li ha risparmiati. Tanto che meditavo di comprare un nuovo indirizzo, ma mi sorge il dubbio: se la PEC viene dismessa dallo Stato, ciò significa che non varrà più come strumento per dialogare con la PA? E' un punto da approfondire.

(La dismissione del servizio PEC farà risparmiare, a quanto leggo, circa 19 milioni di euro. Che però resteranno in dotazione dell'Agenzia per l'Italia Digitale, per portare avanti i programmi di Crescita Digitale - cosa sia, se vi va, lo scoprite qui; a me, vi dirò, pare fuffa - e in particolare il progetto Identità Digitale. Aiuto.)