lunedì 21 ottobre 2013

Cultura giovanile, nel senso di complesso di conoscenze condivise e di pubblico dominio

- ...e quindi potrei scegliere se seguire Storia greca o Storia romana... Penso di seguire Storia greca, mi sembra più interessante.
- Sì, in effetti io al liceo l'ho trovata più interessante... Almeno, la letteratura greca è più legata alla storia, sai. [? NdR]
- Ah, ecco... Ma di che parla? [??? !!! NdR]
- Beh, sai, di Pericle... Tu l'hai mai sentito nominare? [!!!!!!!!!!!! NdR]
- O_o
- Ecco... Beh, parla di Pericle.

***

- ...e poi ho preso questo mega-panino...
- Con cosa, con il bacon?
- Mah senti, non ricordo bene... Si chiama Iron... Iron... Sì, sai, come quel gruppo musicale, che poi io non l'avevo mai sentito nominare e quindi non lo sapevo pronunciare, e mi hanno tutti guardato male perché pare che sia famoso, ma io veramente non l'avevo mai sentito! Iron Ma... Iron Meid... Insomma, è un gruppo musicale!

giovedì 17 ottobre 2013

Il mattino ha l'oro in bocca

Nel libro che sto leggendo in treno, l'autore a un certo punto dice che le storie da raccontare non gli mancano mai, che riesce a tirar fuori spunti praticamente da ogni cosa. Io devo essere lo Yin al suo Yang (o viceversa), perché non riesco a tirar fuori spunti praticamente da niente. 

I corsi di scrittura creativa prescrivono, non a caso, un rigoroso allenamento; bisogna imporsi di scrivere qualcosa ogni giorno, per prendere l'abitudine. Immagino, però, che ciò che si intende davvero sia "scrivere qualcosa di decente ogni giorno". Io cancello il 90% di quello che scrivo, quando lo rileggo. Ma forse sono ipercritica: se fossi Moccia, per esempio, non avrei ancora pubblicato manco un libro.

Una cosa che mi sta frullando in capo da un po', in effetti, è scrivere un romanzo collettivo. Non intendo propriamente "a quattro mani"; intendo qualcosa simile a un gioco che forse qualcuno di voi avrà fatto. Si riunisce un gruppo di persone, una di loro comincia a raccontare una storia (può essere anche una semplice frase, tipo "C'era una volta un re") e ciascuno degli altri, a turno, deve proseguire come più gli aggrada. Non so in realtà se è questa la struttura con cui lavorano i Wu Ming, o dei vari concorsi di romanzo collettivo che sulla loro scia stanno proliferando in giro (del resto, io non sono un tipo originale: se lo fossi, i libri potrei scrivermeli da sola). Però a me interesserebbe fare così, uno comincia e gli altri proseguono.

Mi frulla l'idea perché io non sono brava a inventare storie (tendo anche a ripetermi, non so se l'avete notato) ma credo di essere brava a integrarle. Per dire, quando leggo un libro o guardo un film che mi appassiona, mi capita di infilare nella trama un altro personaggio, totalmente da me inventato e solitamente basato su come vorrei essere, e proseguire la storia per fatti miei.

(Solo di recente ho scoperto con sollievo che questa cosa si chiama fanfiction, è un vero e proprio genere letterario praticato da milioni di persone, e dunque non sono una pazza solitaria, sono soltanto pazza.)
(Peraltro, le 50 sfumature di eccheppalle nascono come fanfiction, l'autrice si è ispirata - pare - alla saga di Twilight. Il che dimostra che le fanfiction sono un vero e proprio genere letterario che, in quanto tale, contiene in sé eccelsi capolavori e boiate pazzesche.)

Quando partecipavo alla community tolkeniana, anni e anni prima che Jackson cominciasse a preparare L'Hobbit, un gruppo di iscritti - tra cui la qui presente - scrisse una sceneggiatura tratta dal libro. Iniziammo col decidere quali episodi cassare dalla trama (troppo lunga per un film, e infatti Jackson ci ha dato ragione) e quali includere (anche spuri: io ho insistito fino allo sfinimento per un cameo di Legolas, e infatti Jackson mi ha dato ragione), quindi siamo partiti a descrivere le varie scene, a definire i dialoghi, a modificare, perfezionare, limare. Ognuno contribuiva alla discussione, finché non si arrivava a una versione condivisa e approvata. E' stato divertente: inoltre, se uno di noi tendeva a scivolare nell'horror o nel romanzo rosa, gli altri erano pronti a raddrizzare la nave.

Insomma, se qualcuno volesse cominciare una storia, così senza un perché ma con la curiosità di sapere come e dove andrà a finire, ne possiamo parlare. 

martedì 15 ottobre 2013

Aspetto una riscontro con insofferenza

Non so che tempo faccia da voi. Qua sono giorni che il cielo è grigio, a tratti piove pure, ma fa caldo. Non abbastanza da girare in maniche corte, almeno per me che sono freddolosa ed esco di casa molto presto al mattino, ma abbastanza da sudare, almeno per me che dopo essermi vestita in modo adatto al fresco del mattino poi salgo su treni sovraffollati e inspiegabilmente privi di aria condizionata.

Difatti ero incerta se intitolare questo post "Non ci sono più le mezze stagioni di una volta" o "La vita di un pendolare è piena di soddisfazioni"; nel dubbio, ho optato per una delle frasi per me più esilaranti delle mail di spam che ci arrivano in ufficio. Sto pensando di scrivere le migliori da qualche parte, perché sono troppo belle per mandarle perse.

(Due aggiornamenti al giorno, tutti i giorni lavorativi che lo Spaghetto ci manda, con il computer bloccato per intere mezz'ore, e continua ad arrivarci spam. Il mondo è privo di logica.)

A proposito di nonsense: avete notato che la TV gronda di talk show politici? Seriamente, c'è n'è almeno uno ogni sera. Peggio delle partite di calcio, ed è tutto dire considerando che siamo in Italia. E il bello - si fa per dire - è che parlano del nulla. Ho concepito la teoria che ci hanno desensibilizzato apposta con anni di tronisti e grandi fratelli, per poi farci inghiottire il vuoto cosmico dei talk show senza colpo ferire. Io mi armo di portatile e cuffiette e mi dedico ai serial TV, che se non altro hanno una trama coerente, una regia e attori degni di tale nome.

(Guardo solo serial TV stranieri, ça va sans dire)

giovedì 10 ottobre 2013

La Valle della Morte

Il titolo allarmistico e tragico (sovrabbondanza di maiuscole compresa) sta solo a significare che, negli ultimi giorni, ho aperto quattro volte la pagina di draft di Blogger, ho scritto quattro post e per quattro volte li ho buttati nel cestino.
Sarebbe un classico caso di blocco dello scrittore, se io fossi uno scrittore (scrittrice, ma vabbeh).

Il punto è che la vita, in questo momento, scorre abbastanza tranquilla (il che di per sé, ne convengo, è una notizia) e quindi deficita di eventi/aneddoti interessanti da piazzare qua sul blog.

Poi avete avuto la malaugurata idea di farmi sapere che effettivamente mi leggete, e questo mi responsabilizza a scrivere qualcosa di degno. Non che io ritenga di aver scritto finora alcunché da tramandare ai posteri, ma vabbeh (2).

I quattro post abortiti, peraltro, erano altamente filosofici. Di quelli che a pensarli mi faccio pat pat sulla spalla da sola, 'anvedi che pensieri filosofici mi vengono alle volte, quanto sono ganza! Poi li rileggo e fanno veramente schifo, sembrano quegli aforismi wannabe-profondi che circolano su Facebook e che ogni volta mi provocano l'impulso di disamicare chi li condivide (sappiatelo).

Quindi, con spirito di autocritica degno di migliori comunisti, mi autocancello. Il fatto è che, oltre a non essere scrittrice, non sono manco filosofa e quindi certe cose mi vengono male. Iersera, per esempio, avevo buttato giù tutta una pippa su quanto mi sentivo adulta e matura e capace di affrontare me stessa e il mondo, ma non in senso combattivo quanto piuttosto in termini di serenità mentale e zen (mancava solo la motocicletta).

Poi mi sono resa conto che era passata la mezzanotte e quindi tutta la serenità e adultità di cui sopra si dovevano al fatto che in pratica stavo dormendo in piedi.

giovedì 26 settembre 2013

Pure Banderas ormai è invecchiato

Potevo evitare di scrivere qualcosa sull'affaire Barilla? Ma certo che no.

Doverosa premessa: non ho ascoltato la trasmissione radio da cui è nato tutto, quindi mi baso solo sui resoconti letti in Internet, e questo è sicuramente un limite. Comunque, se il signor Barilla è libero di dire la sua opinione, allo stesso modo io sono libera di dire la mia ed eventualmente di rettificarla.

E dunque:
- solo un genio del marketing può pensare di dire cose del tipo "se ai gay non piace la nostra pubblicità, possono anche fare a meno di comprare i nostri prodotti". E io che pensavo che una pubblicità dovesse essere accattivante, proprio per incentivare le vendite! Ora, invece, ho capito che le pubblicità servono per vendere prodotti solo ai consumatori che sono identici al modello presentato nello spot. Dunque possono comprare prodotti Barilla solo le famiglie composte da madre casalinga, padre lavoratore non si sa bene dove ma comunque in un posto che renda necessari completo e cravatta, figlio maschio, figlia femmina, animale domestico opzionale (preferibilmente cane) e fornaio sosia di Banderas invecchiato. Sappiatelo.

- seriamente, ognuno è libero di avere le proprie opinioni e scegliere la propria scala di valori. Ma l'idea di "famiglia tradizionale" del signor Barilla è fuori dalla realtà: la donna ad esempio, secondo lui, "è madre, nonna, amante, cura la casa, cura le persone care, oppure fa altri gesti e altre attività che comunque ne nobilitano il ruolo." Alla grazia!

- e comunque, dire che gli omosessuali "hanno il diritto di fare quello che vogliono e ci mancherebbe altro, però senza disturbare gli altri" è omofobia bella e buona, altro che diritto di opinione.

(Edit: a parte che i competitor Barilla, Buitoni in testa, si sono giustamente fiondati sulla faccenda, l'intervista a Barilla sta facendo il giro del web. Me la sono ritrovata, con tanto di commenti indignati, sulla mia dashboard di Tumblr dove seguo in pratica solo blogger americani.)

martedì 24 settembre 2013

Mi sono sposata

Dopo mesi di organizzazione, ansie, polemiche con il venditore delle bomboniere che non faceva arrivare le bomboniere, crisi isteriche dovute a defezioni dei parenti all'ultimo minuto, crisi isteriche dovute a defezione del prete officiante all'ultimo minuto (vero!), ricerca affannosa di un prete officiante all'ultimo minuto, ricerca affannosa di una truccatrice officiante all'ultimo minuto, ricerca affannosa delle fedi che il nubendo aveva (prevedibilmente) dimenticato a casa all'ultimo minuto, varie ed eventuali, dopo tutto ciò io e l'amore mio ci siamo finalmente uniti in matrimonio.

E ancora una volta la mia brevettata procedura scacciasfiga e anti-Murphy, che consiste nell'aspettarsi tutte le scalogne possibili più qualcuna in più, si è rivelata efficace; non è piovuto, la serata è stata splendida e quasi estiva, il prete officiante dell'ultimo minuto è stato egregio, il quartetto d'archi non ha steccato, l'acconciatura ha retto per tutto il tempo nonostante il prete celebrante dell'ultimo minuto abbia deciso di imporre le mani FORTISSIMO sulla mia capoccia, non sono caduta, non ho fatto cadere l'anello, non mi sono impappinata nel recitare i voti, non mi sono strozzata con la torta nuziale.

Immaginate il matrimonio perfetto: così è stato il mio.
Poi il giorno dopo eravamo due zombie, ma tanto ormai.

venerdì 20 settembre 2013

Quando il lavoro riserva soddisfazioni

Fino a qualche anno fa ci capitava spesso di lavorare con aziende alimentari, che in molti casi ci omaggiavano con alcuni loro prodotti. Poi, disgraziatamente, la crisi ha spazzato via queste buone abitudini.
Per cui, non neghiamolo, ci ha fatto molto piacere quando l'ennesimo produttore ci ha fatto arrivare in ufficio un paccone pieno di cose buone. Paccone doverosamente indirizzato al capo e che il capo, altrettanto doverosamente e  - va detto - graziosamente, ha spartito con tutti noi.

Il secondo paccone è stato accolto sempre con piacere, ma anche con un po' di imbarazzo, perché il rapporto di lavoro si era ormai concluso e non ci sembrava giusto continuare ad 'approfittare'.

Sicché, quando oggi è giunto un terzo pacco, abbiamo cominciato a guardarci negli occhi chiedendoci se sarebbe stato più inopportuno e scortese accettarlo, oppure rimandarlo indietro con un gentile ma fermo 'grazie, no'.

Per fortuna l'apertura del pacco ci ha tolto da ogni imbarazzo, perché dentro non c'erano beni deperibili, bensì degli orrendi gadget dell'azienda mittente (per farvene un'idea, pensate alla cosa più kitsch che abbiate visto in vita vostra, ed elevatela al cubo). Peraltro, una veloce ricerca in Rete - fatta per capire chi, come e perché avesse mai potuto concepire simili obbrobri - ha rilevato che le schifezze risalivano a un paio di anni fa, ed erano state realizzate all'epoca per 'celebrare' un'X ricorrenza aziendale.

Quindi non solo brutte, ma pure riciclate.

Uno dei 'gadget' era espressamente riservato al nostro AD, e non vediamo l'ora di conoscerne le reazioni.