martedì 4 dicembre 2012

Tra 10 giorni esce L'Hobbit e non sarò capace di parlare d'altro

Nell'attesa torno sull'argomento dei programmi TV, dato che ho l'approvazione delle alte sfere (e dato anche che non mi viene in mente niente di meglio di cui scrivere). Ormai da lunga pezza mi sono rifugiata nel relativo empireo di Internet - o meglio, in programmi decenti che, in quanto tali, non vengono trasmessi dalla nostra televisione.

L'eccezione è Downton Abbey. Il fatto che Downton Abbey venga trasmessa in Italia (!) e su Rete4 (!!!!!) è un chiaro segno che la fine del mondo è vicina. Ed è anche un chiaro segno che il responsabile acquisti di Rete4, quando ha comprato Downton Abbey, non aveva la più pallida idea di che cosa stesse comprando. Probabilmente gliel'hanno spacciata come uno di quei film-tragedia ambientati per l'appunto nella campagna inglese, o in alta Baviera, che colonizzano il pomeriggio Mediaset. Invece è una soap opera inglese, il che significa che si tratta di un'opera di altissima qualità per regia, recitazione, scenografie, fotografia, costumi, cast (MAGGIE SMITH e non dico altro) e ovviamente la sceneggiatura che ha dei dialoghi talmente rutilanti da farti dimenticare l'obiettiva scontatezza della trama.

(Io sinceramente credo che la trama sia appositamente scontata, perché se fosse appena un po' più intrigante distoglierebbe l'attenzione dall'estrema raffinatezza dell'insieme.)

(Lo so che tutte queste cose le ho già dette e scritte, ma sto rivedendo 1a e 2a stagione nella versione originale inglese; e vi assicuro che anche a rivederla la cosa regge, il che mi ha confermato nel mio giudizio entusiasta. Specie considerando tagli, censure e adattamenti dei dialoghi operati nella versione italiana - quando, evidentemente, il responsabile programmazione di Rete4 si è reso conto di cosa stavano per trasmettere.)

Non è che io sia esterofila a prescindere: ci sono cose "straniere" che fanno piangere o gridare allo scandalo, tipo l'instant movie che è passato ieri sera ovviamente su Mediaset, dedicato a Amanda Knox. A parte la sciacallaggine dell'insieme, a parte che a ogni break pubblicitario compariva un cartello per avvertire che "questo film è basato sulle risultanze del primo processo, poi c'è stato l'appello che ha ribaltato la sentenza" (e quindi ti veniva fatto di chiederti "e allora che avete trasmesso a fare 'sto film?"), ma l'accrocchio in sé era brutto. Narrazione frammentaria, con flashback a incastro che nemmeno in Lost; trucco e costumi curati da qualcuno con seri problemi di daltonismo; sceneggiatura informe (l'Italia è tutta vicoletti, scalinate e vasi di gerani fioriti); attori totalmente fuori parte e regia non pervenuta.

D'altra parte, che una cosaccia del genere venga trasmessa in Italia, dove una delle fiction di maggior successo è Don Matteo, ha perfettamente senso.

Io mi consolo pensando che siamo quasi a Natale, e quindi tra poco cominceranno a girare la terza serie di Sherlock, e finalmente sapremo cos'è veramente successo alla fine di The Reichenbach Fall.

(Se Downton Abbey si fa perdonare ogni eventuale scivolone di sceneggiatura con l'altissima qualità ed eleganza del resto, Sherlock non ha assolutamente niente da farsi perdonare.)

lunedì 3 dicembre 2012

Mancava solo Miss Marple

Il clima freddo (eh sì, pare che anche qui alfine sia arrivato l'inverno) mi fa venir voglia di impegnarmi in attività casalinghe. La cosa è per me inusitata, quindi finché la voglia dura cerco di assecondarla, soprattutto quando si tratta di fare le pulizie. Pensate che sono finanche riuscita a convincermi a spolverare: mi stupisco di me stessa.

Ieri ho avuto un pomeriggio particolarmente produttivo. Senza farmi scoraggiare dal tentativo della scorsa settimana, che era miseramente fallito, ho riprovato a fare lo yogurt con la mia yogurtiera nuova di trinca. E stavolta CI SONO RIUSCITA (squilli di trombe, suono di fanfare, giubilo tra la popolazione). O almeno, lo yogurt si è addensato e non è rimasto allo stato liquido come la volta scorsa. Forse è addirittura troppo denso, a quel che si vede. La prova assaggio è prevista per oggi pomeriggio a merenda. Speremo ben.

Galvanizzata da questo successo, mi sono data alla pasticceria e ho sfornato un po' di muffin. E dato che la cosa in sé non presentava abbastanza sfide (i muffin sono uno dei miei cavalli di battaglia), ho deciso di essere audace apportando delle variazioni alla ricetta (suspance e rullo di tamburi). I muffin sono venuti benissimo (olè) e la mia autostima è salita di un'altra tacca.

(Essendo io notoriamente imbranata, riuscire in cose che richiedono sia pure un minimo di manualità mi galvanizza.)

Disgraziatamente, anche il mio peso segnato sulla bilancia è salito di un'altra tacca. Sfogare il mio impeto di casalinghitudine in cucina è deleterio: per fortuna mi sono trovata un altro hobby, meno ingrassante (spero), ossia l'uncinetto.

Ora, prima che inorridiate tacciandomi di vetero-qualcosa, di essermi appiattita nel ruolo di massaia, di non essere politically correct, sappiate che il lavoro all'uncinetto (per il momento) mi piace. Fondamentalmente perché non riesco a fare solo una cosa alla volta, ad esempio guardare la TV o leggere un libro. Credo che la cosa derivi dal fatto che le donne sono multitasking: ecco, io sono molto multitasking. Di solito mentre leggo un libro seguo distrattamente un programma TV e ogni tanto butto un occhio su Internet.

Il tutto, però, mi lascia le mani libere. Hence, l'uncinetto. Che ha inoltre il vantaggio di circondarmi di lana e quindi di tenermi calda. Ieri sera lavoravo all'uncinetto e guardavo Downton Abbey e, ditemi quello che volete, mi sentivo molto radical-chic.


mercoledì 28 novembre 2012

Due arcobaleni

Giorni e settimane che non scrivo, e se ve ne siete accorti penserete che non mi sta succedendo niente.

Invece ho cambiato ufficio, non lavoro ma stanza, e sono nel mezzo del trasloco; guardandomi allo specchio ho constatato con orrore che ho un sedere enorme, e ho quindi preso la decisione drastica di mettermi a dieta, decisione immediatamente celebrata con un'infornata di muffin; ho rischiato la vita in un centro commerciale, quando due bastoni per le tende completi di anelli e finali, mal sistemati su di uno scaffale, hanno optato per il suicidio buttandosi a terra e per fortuna limitandosi a sfiorare la mia capoccia; ho letto un paio di libri decenti e visto un film passabile; ho festeggiato i quattro anni di relazione, e tre di fidanzamento ufficiale (aka anello) con l'amore mio; ho scoperto un'insana passione per il tricot, che per fortuna il prezzo osceno dei filati mi sta facendo tenere a bada.

E oggi ho visto due arcobaleni nello spazio di tre ore scarse. E neanche pioveva. 

mercoledì 14 novembre 2012

Con qualche precisazione

1) non ho intenzione di andare a votare alle primarie (anche perché non ho mai votato PD in vita mia);
2) sono convintissima che test come questo siano pilotati;
3) mi scocciava rifare tutto usando il mio nickname, quindi potrete leggere il mio vero nome (uuuh, sorpresona! Scommetto che non aspettavate altro): non ve ne approfittate;

ma comunque, secondo l'ultimo giochino di Repubblica, il mio "posizionamento" rispetto ai candidati alle Primarie è:



(avrei detto più tra Puppato e Vendola, in effetti, e spostata decisamente verso Puppato)

lunedì 12 novembre 2012

Prima o poi riuscirò ad assumere la forma mentis di una persona adulta

... ma per il momento continuo, imperterrita, ad angosciarmi quando devo discutere con qualcuno, anche se sono al 150% convinta di avere ragione (casus belli, questioni di politica aziendale), e mi sento in colpa e mi faccio venire l'ansia aspettandomi di essere rimproverata, manco avessi ancora 5 anni.

Meno male che scrivere qui mi aiuta a rimettere le cose in prospettiva.

domenica 11 novembre 2012

Devo premettere che io amo l'estate, anche quando fa caldissimo (quest'anno nelle giornate che toccavano i 35° abbiamo detto "meno male che oggi è fresco"), perché ho problemi di circolazione e da fine settembre a fine maggio ho mani e piedi perennemente gelati.

Però quando comincia a far freddo, e ti fai una doccia bollente e subito dopo ti metti un pigiama pulito, pesante e morbido, e il calore ti rimane addosso e ti pare addirittura di riuscire a percepire il sangue che ti scorre veloce nelle vene, ecco: questa è una delle sensazioni che preferisco in assoluto.

sabato 10 novembre 2012

Long Way To Tipperary / 2

Il fatto che non ne stia parlando non significa (purtroppo) che l'organizzazione del matrimonio non stia andando avanti. Oggi, per dar prova di impegno e non farci mancare niente, io e l'amore mio siamo volenterosamente andati a visitare una fiera tutta dedicata alle nozze, dal creativissimo titolo "Promessi sposi".

Per fortuna era possibile ottenere il biglietto omaggio via Internet, perché l'idea di dover pagare per essere assediati da rappresentanti di sale ricevimenti / wedding planner / agenzie di gruppi musicali / fotografi / pasticcieri / confettieri / bombonieri etc. ci rendeva abbastanza nervosi.

Poi il biglietto omaggio nemmeno ci è servito, visto che accanto alla biglietteria c'era un ingresso aperto e non presidiato, di cui tutti si sono serviti con aria di suprema indifferenza (tutti tranne una coppia di anziani che stavano facendo il biglietto mentre noi uscivamo, e pareva brutto andargli a dire davanti al bigliettaio "Guardate che da lì si può entrare senza pagare").

Comunque, già questo fatto dell'ingresso alla portoghese deponeva male. Io credo ai segni, anche se credo di più alla mia capacità sovrannaturale di leggere quelli sbagliati ignorando quelli giusti, ma quando tu metti piede in un posto e immediatamente scatta l'allarme antincendio con relativo ordine di evacuazione, beh, c'è poco spazio per l'equivoco: l'ordine cosmico non ti vuole lì.

Stoicamente, io e l'amore mio siamo rimasti per ben mezz'ora a gironzolare fra gli stand, accumulando circa 3 chili di cartaccdepliant informativi e il dubbio privilegio di ammirare alcuni fra i più orridi abiti da sposa che mente umana abbia mai potuto concepire. Non abbiamo chiesto quanto costassero perché non siamo poi masochisti fino a questo punto.

In compenso, abbiamo incontrato un conoscente come noi in visita alla fiera e molto più di noi carico di brochure, cataloghi, biglietti da visita et similia. Non ci ha chiesto cosa ci facessimo lì, dato che il motivo (ahimé) era ovvio. Meno ovvio cosa ci facesse lui lì, da solo. Specie considerando che è già sposato, da anni.

Dopo questo incontro, l'amore mio ed io unanimemente abbiamo deciso che avevamo visto abbastanza, e ci siamo ritirati in buon'ordine. Comunque non è stato tempo speso invano, perché mi ha dato la riprova che lui è la mia anima gemella. Entrambi, andandocene, abbiamo esclamato: "Ma che siamo venuti a fare?!")

(In realtà ho detto "Che c@**o siamo venuti a fare", ma io sono scurrile)