Di solito il telemarketing mi irrita vieppiù (è pur vero che non sono proprio la persona più placida e accomodante di questo mondo...), soprattutto perché le telefonate arrivano sempre quando mi sono appena seduta a tavola, o quando sono appena rientrata dal lavoro e anelo lavarmi cambiarmi e fare pipì (non necessariamente nell'ordine).
Ogni volta rispondo al telefono, se non altro per farlo smettere di squillare (e anche perché potrebbe essere un ladro che vuole scoprire se la casa è vuota. Vi sembro paranoica? Questa cosa l'ho letta anni e anni fa su "Topolino". Che storie per l'infanzia, eh? Altro che politically correct, noi sì che eravamo bimbi scafati. Su "Topolino" all'epoca ho anche imparato cos'è una supernova e come evadere le tasse. Alberto Angela, tiè! Fine della parentesi).
Insomma, l'altro giorno stranamente ho sentito un afflato di empatia verso i precari del telemarketing che, poveretti, non mi telefonano per scocciare ma perché non hanno di meglio da fare (letteralmente). Così, invece di liquidare il malcapitato di turno con un gelido "Grazie, ma non mi interessa" (gelido sì, ma l'educazione è sempre importante), ho deciso di dargli retta e starlo a sentire.