giovedì 15 gennaio 2009

God save the Boss

L'ho fatto. Ho creato un nuovo blog dedicato alle mie vicissitudini in ufficio.
Ci sto ancora lavorando, ma la struttura sostanzialmente è fatta.

Se vi va, fateci una capatina: si chiama God save the Boss.

Secondo tempo

Antefatto: alle 10.15 offro al capo di fargli assaggiare, dopo la pausa pranzo, un po' del limoncello che ho portato ai colleghi e che, a detta di tutti, è ottimo.
NB: la pausa pranzo finisce alle 13.30.

La giornata lavorativa prosegue, come sempre, tra mille e mille diverse incombenze.

Alle 14.45 il capo entra sparato nel mio ufficio e, tutto giulivo, mi fa: "Beh, vediamo se è vero!".
Alzo la testa dal PC e con aria smarrita gli chiedo: "Che cosa?"
Lui: "Come che cosa? Vengo nel tuo ufficio DOPO PRANZO, secondo te che voglio?" [vuole il limoncello offertogli circa 4 ore prima, scema io che non ci arrivo... NdA]
Io: "Capo, lei è un po' criptico ultimamente..."
Lui: "No, sei tu che perdi colpi!"

E come ti sbagli? :-(

mercoledì 14 gennaio 2009

Requisiti richiesti: lettura del pensiero

Comincio a pensare che varrebbe la pena di aprire un blog apposito per registrare i dialoghi surreali che si svolgono in ufficio.
Questo è di neanche 2 minuti fa.

Scena: Angelica sta tranquillamente smanettando al suo PC. Squilla il telefono.

Angelica: Pronto?
Il Capo: Angelica?
Angelica: Sì?
Il Capo: Che dici?
Angelica: *__*
Il Capo: [SILENZIO]
Angelica: ... ehm... a proposito di CHE?
Il Capo: Beh, di un sacco di cose!

Ah, ecco.
Non ho avuto i riflessi pronti. Dovevo rispondergli: "Beh, tutto sommato è una bella giornata, ha smesso di piovere..."

martedì 13 gennaio 2009

Così si fa!

Ieri, dopo "solo" un'ora di straordinario che sono stata costretta a fare senza preavviso, nel bel mezzo di una riunione mi sono alzata, ho salutato e dicendo educatamente "mi spiace, ma devo proprio andare" ho preso la porta.
La faccia basita del mio capo, come dice una nota pubblicità, non aveva prezzo.

In realtà non avevo impegni pressanti, a parte il corso di Pilates che - per questioni urgenti e ben motivate - avrei anche potuto saltare.
Ma non volevo far passare il concetto che si può disporre del mio tempo a proprio piacimento, senza avere l'elementare cortesia di chiedermi se restare in ufficio oltre l'orario solito può crearmi problemi.

Oggi ero pronta ad affrontare le rimostranze del capo e a ribadirgli che ho tutti i diritti di organizzarmi una vita fuori dall'ufficio fuori dall'orario d'ufficio. Immaginavo che al mio arrivo mi avrebbe investito con i soliti "bla bla senso di responsabilità bla bla riunione importante [balle, NdA] bla bla lealtà all'Azienza bla bla e ancora BLA", a cui avevo deciso di replicare ricordandogli tutte le volte in cui sono rimasta in ufficio fino a sera tarda e SENZA ottenere straordinari. O le volte in cui mi ha fatto saltare la pausa pranzo (l'ho recuperata, ma a orari assurdi). O le volte in cui, pur stando male (influenza, non banale raffreddore), sono rimasta in ufficio a fronteggiare situazioni di emergenza.
Forse è proprio perchè ero impegnata a meditare questa articolata replica che questa mattina ho scordato a casa di tutto.

Beh, il capo è arrivato tutto allegro, mi ha salutato con viva cordialità e mi ha anche cortesemente lasciato in visione le bozze di un libro di cui non mi occupo io ma che "potrebbe interessarti" (in effetti mi interessa parecchio).
Morale: a volte (rare, ma ce ne sono) farsi valere rende di più che leccare il culo.
Che poi, magari il capo ha solo passato una "bella serata" con la moglie ieri. Ma conoscendo il tipo, propendo per la mia morale.

Mezzo vuoto, mezzo pieno

Non per usare un luogo comune fra i più vieti, ma nella vita non si può mai sapere (Dio, mi sento tanto Forrest Gump!) e spesso situazioni che appaiono favorevolissime ti si rivoltano contro. Per fortuna avviene anche il contrario, ossia qualcosa che vivi come una grandissima sfiga si rivela invece un colpo di fortuna.

Senza scomodare i massimi sistemi, oggi mi è successo che uscendo per andare in ufficio mi sono resa conto di aver lasciato a casa il lettore mp3. Mentre facevo questa scoperta, mi sono vista sfilare davanti il mio bus. Grrrr.

A quel punto, sapendo di avere almeno 10 minuti di tempo prima del passaggio dell'autobus successivo, sono risalita a casa per recuperare il lettore mp3. E ho realizzato di aver dimenticato anche il telefonino. Se non avessi scordato il lettore, del telefonino mi sarei accorta solo in ufficio.
Bene, prendo il telefonino, prendo il lettore, torno in strada, arrivo alla fermata ed ecco il bus! In anticipo di più di 5 minuti.

Sono arrivata in ufficio anche prima del solito.

lunedì 12 gennaio 2009

Tutti gli egocentrici si assomigliano

L'egocentrismo delle persone mi lascia sempre sbalordita. Parlo di quella peculiare caratteristica per cui certa gente presume, di default, che ciò che va bene a loro vada bene anche agli altri e che tutti siano al loro servizio, lieti di esserlo e senza altro da fare nella vita che attendere i loro ordini.

La mia vita quotidiana in ufficio (ma sospetto che tutti i luoghi di lavoro si somiglino, come nell'incipit di Anna Karenina) è una miniera di esempi di ciò che intendo.

Esempio 1: un dirigente (di altra divisione, peraltro) convoca una riunione alle 15.30 chiedendo conferma dell'orario. Rispondo segnalando che devo uscire alle 16, e propongo di anticipare la riunione alle 15.00. Nessuna replica. Alle 15.30 mi chiama la "mia" dirigente (che, non essendo egocentrica, mi rassicura: tempo 10 minuti e me ne potrò andare) e mentre sono nella sua stanza l'altro dirigente la chiama al telefono, chiede di me e mi ri-convoca per la famosa riunione.
(Ero fieramente decisa ad aspettare le 16.05 e quindi, con un bel sorriso, alzarmi e andarmene. Giuro che l'avrei fatto. Ma mi hanno fregato: la riunione è finita alle 16.02.)

Esempio 2: qui l'antefatto è che ho una riunione fissata in agenda per le 15. Una dirigente (di altra divisione, of course) mi telefona e con voce giuliva mi fa: "Allora per il progetto X ci vediamo alle 15". "Mi dispiace - replico per niente dispiaciuta - ma per le 15 oggi ho già un impegno." "Ah" è la risposta, gravida di disappunto e di stupore per il fatto che io possa avere un altro impegno, concomitante a quello che lei ha avuto la bontà di fissare per me (senza dirmelo fino a 4 ore prima, ça va sans dire).

Esempio 3: solitamente arrivo in ufficio alle 8.30, quindi contando le mie brave 8 ore da contratto + BEN mezz'ora di pausa pranzo, alle 17 posso spegnere il PC e andarmene. Questo quando il capo non decide di fissare una riunione alle 16.30, che mai, mai e poi mai finirà entro mezz'ora. Ovviamente posso fare gli straordinari, mi vengono pure pagati, ma cribbio (direbbe qualcuno), e se io avessi fissato alle 17 una visita medica, o più modestamente un appuntamento con un'amica? Cosa ti costa - dico io - alzare il telefono e chiedermi se posso trattenermi un po' di più in ufficio oggi?

Marco on air / 30

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